Barberini

Barberini

2018 (Frivola) | dream-pop

Barberini, nome d’arte di Barbara Bigi, è un’artista romana. Suona, canta, scatta fotografie che rispecchiano il mood delle sue canzoni: intime, minimali e dal sapore un po’ retrò. Il suo omonimo album d’esordio, prodotto e arrangiato da Filippo Dr.Panìco per Frivola Records, comprende nove brani e si fa portavoce di un dream-pop leggero ed evocativo.

Il primo singolo che anticipa l’uscita del disco, “L’ultima notte”, rispecchia perfettamente queste atmosfere: “Se il mondo finisse io ti chiamerei/ e tu avresti l’aria distratta/ una sigaretta in bocca e altro per la testa”. Le voci di Barberini e Filippo Dr. Panìco si contaminano e si inseguono, sfumate e vaporose. A fare da sfondo una melodia sognante, che spazia dalla noia a note malinconiche, mentre il testo è costruito su un alternarsi di domande verso l’esterno e una timida introspezione.

La stessa cifra stilistica viene ripresa in “Le balene”, secondo estratto, dove si racconta di lunghe e lente domeniche da riempire con gite al mare e NBA. A metà canzone, in sottofondo, si sente l’annuncio della partenza di un treno, che porta alla mente proprio le gite domenicali, cariche di zaini e ombrelloni. E così è facile farsi rimbalzare dalla musica, come un’onda che va e viene.
“Le cabriolet” è il terzo e ultimo brano che anticipa l’uscita del disco. Parte piano, portando con sé una buona dose di hype, e va avanti così fino a circa metà, quando prende vita. La base è ancora più minimale delle precedenti, solo a un minuto dalla fine avanza timida una batteria che accompagna la chitarra nella conclusione del brano.

“SPKU” dà più spazio ai synth e spezza le atmosfere ovattate e sognanti delle precedenti canzoni: “Inventeremo nuove religioni/ e moriranno nuove rockstar/ parleremo lingue nuove/ abiteremo case perse in nuove città”. Sembra la fotografia di una nuova generazione, quella di Barberini. 
Il viaggio si chiude con “Titoli di coda”, molto sfumata: “I truccatori corrano a nascondere il mondo/ che tutto sembra più facile con un make-up”. In sottofondo rumori lontani, forse una spiaggia affollata o una grande città, poi il suono delle cicale e fischi che sembrano canti di uccellini. Un bell’epilogo, malinconico e dolce al tempo stesso.
Nella copia fisica del disco sono presenti le bellissime foto della cantautrice, che si possono vedere anche sul suo account Instagram: uno specchio, dei palloncini, Superman. Nove scatti che accompagnano i testi e rappresentano un ulteriore storytelling.

Barberini è dotata di una grande sensibilità ed eleganza, tuttavia non spicca nel suo esordio: le melodie faticano a restare in testa, così come le parole, e l’album sembra tutto uguale. L’accompagnamento musicale non sempre è azzeccato: alcuni testi, per la loro bellezza, sembrerebbero più adatti a essere recitati come poesie, che cantati con delle basi in sottofondo.
Se non altro, però, abbiamo finalmente un’artista della scena romana che non abusa dei synth e non parla ossessivamente della sua città, ma anzi opera al contrario: togliendo e riducendo all’essenziale. Ci sono sicuramente tutte le premesse per una crescita, in quanto Barberini parte già con uno stile tutto suo e proprie caratteristiche che la distinguono dalla maggior parte dei cantanti sulla scena in questo momento.

(19/07/2018)

  • Tracklist
  1. L'ultima notte (feat. Filippo Dr.Panìco)
  2. Le balene
  3. Cabriolet
  4. Chiacchiere da bar
  5. Le produzioni di Hollywood
  6. Vorrei
  7. SPKU
  8. Astronavi
  9. Titoli di coda




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