Beautify Junkyards

The Invisible World Of Beautify Junkyards

2018 (Ghost Box) | alt-psych-folk

Questa storia inizia sei anni fa con la pubblicazione di una cover di “From The Morning” di Nick Drake per l’etichetta Fruit De Mer, primo germoglio di una rigogliosa pianta grassa che, nutrendosi di canti pagani e acque contaminate da effluvi lisergici, ha resistito al freddo dell’indifferenza critica.
Nel giugno del 2016 la Ghost Box pubblica un singolo dei Beautify Junkyards nella serie di sette pollici chiamata Other Voices (tra gli altri Belpury Poly, Cavern Of Anti-Matter, Jon Brooks e Sean O’Hagan), a questo punto i riflettori vengono finalmente puntati sulle sorti del gruppo portoghese.

Il mix di tropicalia, folk esoterico ed elettronica scuote la critica, che arriva a citare perfino i Broadcast e gli Stereolab per le raffinate e originali folk-song di João Branco Kyron e compagni, ma la verità è lungi dall’essere stata del tutto svelata.
Il successivo ingresso nel gruppo di Helena Espvall (membro fondatore degli Espers) scioglie ogni dubbio sui reali intendimenti della formazione, il centro gravitazionale dell’ispirazione dei Beautify Junkyards è racchiuso nel folk autunnale inglese, abilmente descritto nel libro di Rob Young “Electric Eden”, oltreché negli anfratti più poetici della musica brasiliana.
Quello che “The Invisible World Of Beautify Junkyards” mette definitivamente in chiaro è l’assoluta estraneità dei portoghesi al fenomeno del folk revival. La musica non è frutto di artifici sonori esteticamente evocativi o ruffiani e l’attitudine psichedelica, ricca di inventiva, non mira a una piacevole ricostruzione storico-antropologica, quanto a un rinnovamento dello spirito pioneristico che animava le eroiche e avventurose gesta di Vashti Bunyan, Nick Drake e Incredible String Band.

Dopo le suggestive cover version dell’esordio e il visionario folk di “The Beast Shouted Love”, la band mette a punto un album ancor più inusuale, atipico, le canzoni sono come dei puzzle, dei mosaici multicolore dove elettronica e acustica parlano lo stesso idioma.
Nessuno degli elementi messo in gioco prevale sugli altri: voci, strumenti, tecniche di registrazione seguono un unico assetto rappresentativo, dove ricordi, memorie, aspirazioni e visioni scorrono in sincrono, raggiungendo vette creative che sembravano appartenere solo a piccole gemme del passato: “Heavy Petting” dei Dr Strangely Strange, “On The Shore” dei Trees, “Parallelograms” di Linda Perhacs, o l’esordio dei Forest.
Le canzoni di “The Invisible World Of Beautify Junkyards” non hanno molto in comune con la folktronica: esse sono il frutto di jam session post-moderne. Il risultato finale è un cosmic-folk che intercetta arpeggi celestiali e sognanti, custodendoli all’interno di pregevoli sequenze di suoni elettronici (“Ghost Dance”), con tratti a volte eterei e ancestrali (“Sorceress”), a volte proiettati in un improbabile futuro (“Shelter”).

L’intreccio femminile/maschile dei due vocalist non è mai stato così affascinante e originale. A volte la voce di Rita Vian sembra staccarsi dal corpo strumentale viaggiando tra le note come uno spirito alieno (“Sybil´s Dream”), oppure librando su cantilene folk dai tratti sonori spogli eppur miracolosi (“Cabeça-Flor”).
Alla voce di João Branco Kyron è affidata invece l’anima più oscura, tra melodie malinconiche e naif che scivolano nel gothic (“Half Marble”) e sonorità impalpabili che proiettano la musica in una dimensione onirica (“Sorceress”).
“The Invisible World Of Beautify Junkyards” è un album monolitico, compatto, al punto che diventa arduo svelare quali siano le pagine più toccanti e intense. Qualcuno si innamorerà della fantasiosa psichedelia acid-folk di “Prism”, qualcun altro sarà rapito dalla cristallina sinfonia elettronica/acustica di ”Golden Apples Of The Sun”, resa altresì struggente dal violino di Helena Espvall, ma in molti non sapranno resistere all’eccellente mistura di elettronica kraut e tropicalia di “Aquarius”.
I Beautify Junkyards non concedono spazio all’indolenza: nonostante l’avvicendarsi di luci e ombre rallenti spesso la percezione del tempo, il continuo dialogo tra i timbri cupi dell’elettronica ed elementi rituali - il miagolio del gatto in “Manhã Tropical” o il canto infantile e onirico di “Claridade“ - cattura la mente senza lasciare tregua, assoggettandola a un piacevole maleficio.

Quello che la band portoghese ha messo insieme è un puzzle ricco di sfaccettature, un album avventuroso che tra esplosioni sonore ossessive e lisergiche (“The Masque Of The Hidden Garden”) e una scarna e inquietante liturgia a base di numeri e parole recitate con toni apocalittici (“Trackways”) consegna all’anno in corso uno dei capitoli più complessi e surreali del moderno folk psichedelico.

(19/03/2018)



  • Tracklist
  1. Ghost Dance
  2. Sybil´s Dream
  3. Prism
  4. Half Marble
  5. Golden Apples Of The Sun
  6. Echo Chamber
  7. Manhã Tropical
  8. Aquarius
  9. Shelter
  10. Cabeça-Flor
  11. Claridade
  12. Sorceress
  13. The Masque Of The Hidden Garden  
  14. May Day Eve (cd only)
  15. Trackways (cd only)




Beautify Junkyards su OndaRock
Recensioni

BEAUTIFY JUNKYARDS

The Beast Shouted Love

(2015 - Mega Dodo)
Fantasmi folk e psichedelici catturati in terra portoghese

Beautify Junkyards on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.