Belle Adair

Tuscumbia

2018 (Single Lock Records) | jangle-pop, folk

A cinque anni di distanza dall’esordio, la band dell’Alabama ritorna in scena con un progetto discografico ambizioso, frutto di un lungo periodo di tempo che l'ha vista impegnata nella gestione dell’etichetta Single Lock (Donnie Fritts, Nicole Atkins, Dylan Leblanc), mentre il leader Matt Green affinava la tecnica compositiva. Non è cambiato molto dai tempi di “The Brave And The Blue”, il folk-pop dei Belle Adair è sempre sognante e cristallino, piacevolmente adagiato in quella terra di mezzo che Teenage Funclub e Clientele hanno reso nobile. Con la produzione di Tom Schick (Wilco) la band ha scelto i famosi Muscle Shoals Studios al fine di incrementare quelle leggere nuance pop-soul che erano rimaste inespresse nel più indolente primo capitolo discografico.

“Tuscumbia” trasforma come per magia la malinconia in vivacità, la dolcezza in leggerezza, confermando Green come un compositore scaltro e appassionato. I Belle Adair non fanno mai mistero delle loro influenze, anzi, le sbandierano con orgoglio, ribadendo le loro intenzioni di voler recuperare almeno in parte la vitalità di un passato che, se per molti è ingombrante, per i ragazzi dell’Alabama è invece fonte di diletto e ispirazione. Jangle-pop alla Byrds (“Long Fade Out”), armonie degne degli Everly Brothers (“Rest Easy”), tentazioni indie-pop (“Get Away”) e psichedelia (“See It Through”) tinteggiano il raffinato canzoniere del gruppo, che mette in gioco una varietà espressiva e una freschezza che rendono piacevole un album privo comunque di elementi di novità.

Nella modernizzazione, mai violenta, del passato, la band si prende cura della tradizione beatlesiana nella malinconica “Out Of The Blue”, dei fraseggi più familiari dei Byrds in “Status Quo” e perfino del soul in “Pushing The Stone”, risultando convincente anche quando un briciolo di elettronica fa capolino sotto forma di synth-drone in “Phantom Beach”. A consolidare le buone impressioni di questo secondo album dei Belle Adair concorrono le intelligenti divagazioni armoniche alla Clientele di “Marooned”, l’incalzante brio sixties di “Neptune City” e soprattutto la freschezza lirica di “The Absentee”, che più di ogni altra canzone cattura in pieno l’epoca d’oro del pop-beat citando Small Faces e Big Star.

“Tuscumbia” è un album dal suono familiare, rassicurante, forse poco innovativo, ma mai banale o superfluo. La band americana forse non aspira a rivoluzionare la storia della musica rock, ma almeno riesce a renderla quantomeno gradevole.

(01/03/2018)



  • Tracklist
  1. Get Away
  2. Long Fade Out
  3. The Absentee
  4. See It Through
  5. Out On The Blue
  6. Phantom Beach
  7. Pushing The Stone
  8. Status Quo
  9. Marooned
  10. Neptune City
  11. Rest Easy




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