Bess Of Bedlam

Folly Tales

2018 (Another Record / La Société Secrète) | folk-pop, baroque

Per la polistrumentista e cantante francese Fanny l’Heritier è arrivato il momento di alzare lo sguardo in cerca di nuovi orizzonti.
Accantonata l’esperienza in trio con gli Odessey & Oracle, la ventisettenne di Lione ripristina il moniker Bess Of Bedlam, mettendo a punto un esordio solista più cospicuo e definito del timido Ep del 2014, dal quale l’autrice recupera ben quattro brani.
La presenza di Guillaume Medioni in sede di produzione potrebbe far pensare a una semplice costola del progetto madre, ma le sorprese di “Folly Tales” sono molteplici e tutte stimolanti.

Il primo amore musicale di Fanny l’Heritier è la musica barocca: all’età di otto anni fu folgorata da un brano di un compositore francese della fine del Diciassettesimo secolo,“ La Folia”- Marin Marias, nello stesso tempo la denominazione Bess Of Bedlam è catturata da un’opera di Henry Purcell (famoso compositore inglese di musica barocca).
A siffatto presupposto formativo, l’autrice accosta la passione per la musica folk di Anne Briggs, Shirley Collins, Joni Mitchell, Vashti Bunyan e Linda Perhacs e un’articolata struttura compositiva, ricca di cambi di ritmo e armonia.

Fanny l’Heritier non rinuncia alla logica del concept-album già utilizzata con gli Odessey & Oracle (“Speculatio” affrontava le problematiche dell’economia moderna), oggetto di “Folly Tales” sono il concetto di follia e le strutture sociali che tendono a “normalizzare”, o meglio omologare, il comportamento di chi viene ritenuto diverso, fuori dagli schemi.
Fuori dagli schemi è anche la musica di Bess Of Bedlam, a volte troppo colta per essere analizzata con il semplice parametro del gusto (“Dead Leaf”), imprevedibile nelle sue esternazioni quasi folk (“The Painter”) e dolcemente penetrante nei suoi episodi apparentemente più lineari (“The Poet”).

Una struttura più snella degli arrangiamenti, un tocco noir e una maggiore attenzione alla voce differenziano l’album di Fanny dai due album incisi con la band. Le nuance barocche sono appena accennate nella deliziosa lullaby “The Clown”, mentre primeggiano nella più sontuosa e arcana “Shake Witches Are Back”, un brano ricco di effluvi psichedelici, accentuati dal suono dell’organo, da accordi di chitarra sognanti e funamboliche variazioni liriche che a tratti evocano Joanna Newsom e Vashti Bunyan.
C’è ben poco di convenzionale, nella musica di “Folly Tales”, le canzoni incrociano il mondo degli chansonnier francesi (“Brambles Of Dourlene”), dialogano con il folk americano (“Folly Stone”) e inglese (“From Silent Shade”, elaborata su un poema del 17° secolo) con un candore e una padronanza artistica inusuale e virtuosa.

Piccolo gioiellino di grazia e sagacia compositiva, il primo album di Bess Of Bedlam è uno dei migliori antidoti possibili alla prevedibilità di molta musica contemporanea: 34 minuti di musica così intensi che potrebbero benissimo occupare una dimensione temporale più ampia, ma per Fanny la magia della musica è fugace, passionale, onirica, comunque imponderabile, come il delizioso finale dell’album affidato alla giostra di suoni e armonie di “Weirdos”. Incantevole.

(17/11/2018)



  • Tracklist
  1. Brambles Of Dourlens 
  2. The Poet 
  3. The Clown 
  4. Folly Stone 
  5. The Painter 
  6. Shake ! Witches Are Back 
  7. Dead Leaf 
  8. From Silent Shades 
  9. Weirdos


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