Blood Orange

Negro Swan

2018 (Domino) | art-soul, songwriter

Se sul precedente "Freetown Sound" l'inquieto Devonté Hynes - in arte Blood Orange - aveva trovato una metaforica casa osservando l'esperienza dei genitori, adesso l'attenzione sembra vertere sulla conseguente ricerca di un personale equilibrio interiore. O per lo meno, dalle imprescrutabili atmosfere di "Negro Swan" affiora l'immagine di un uomo che sta sommessamente tentando di mettere assieme i cocci emotivi della propria esistenza. Dal natìo Est di Londra all'approdo a New York, con un lavoro che lo porta in giro per il mondo e lo tiene in continuo dialogo con decine di artisti, Devonté è un carattere ondivago, che racconta le storie sue e di chi lo circonda, alla ricerca di una confortante dimensione comunitaria nella quale co-esistere in santa pace.
No one wants to be the odd one out at times
No one wants to be a negro swan
Can you break sometimes?
Così recita l'emozionante coro di una "Charcoal Baby" avvolta da calde ventate di synth, filamenti di chitarre e un sax notturno. Si tratta di una riflessione sul concetto di blackness come viene ricevuta al di fuori e dal di dentro, con un video di accompagnamento che mostra intimi fotogrammi di famiglia, intesa nel senso più ampio e queer del termine. E questo per tacere di "Hope", un bozzetto appena accennato sul quale compare addirittura Puff Daddy a confessare le sue mascoline insicurezze in amore - parole che poi Devonté rimonta in un paranormale duetto con la delicata voce di Tei Shi. Come tessere una tela, insomma; il marchio Blood Orange imprime una svolta a tratti forse troppo personale per farsi assimilare alla prima, ma che non perde comunque di vista una delle principali caratteristiche che lo contraddistinguono da quasi un decennio: la capacità di saper creare preziosi ed emozionanti momenti melodici.

L'altro singolo "Saint" si snoda sinuoso e si apre solo sul finale, ma lo fa con uno dei più bei ritornelli dell'intero disco, candidandosi come una delle canzoni più solari mai scritte dall'autore. "Chewing Gum" è un altro squisito compendio melodico dove Dev intona un'implorante melodia, prima di dare spazio all'hip-hop con l'ospitata di A$AP Rocky e il Project Pat. Su "Orlando", invece, si respira tutto il malinconico intimismo di Sade, mentre "Minetta Creek" e "Out Of Your League" ondeggiano su minimali ma più spedite costruzioni synth-funk tanto care alla retromania di questo nostro tempo. Ma c'è pure posto per Georgia Ann Muldrow, col suo potente e dolente timbro soul a riempire la semplice partitura di ritmo e chitarra di "Runnin'".

Di controparte "Negro Swan" si compone anche di umbratili o bizzarri momenti da diario segreto che rendono l'ascolto più difficoltoso, ma certo non meno affascinante per chi ha il tempo di prestare la dovuta attenzione. La linea melodica di "Take Your Time" oscilla tra le dolci folate di un flauto come in una sorta di "Utopia", e "Holy Will" non è tanto una canzone quanto una registrazione dell'amico Ian Isiah (cantante electro-gospel) che si sgola su un falsetto da Diva come se fosse in camera da solo a farsi il trucco prima di uscire - spiazzante sulle prime, ma presto non si può trattenere il sorriso di fronte alla genuina intimità del momento appena catturato.
"Dagenham Dream" e "Nappy Wonder" sono due concessioni al passato biografico dell'autore quando ancora vivena nei sobborghi di Londra. La prima sembra nascondersi con timidezza, come se volesse in parte mascherare il testo, che ripercorre un episodio di bullismo subito dallo stesso Dev ai tempi della scuola (episodio che finì col suo ricovero in ospedale). L'altra, invece, ripercorre l'amore dell'autore per lo skateboard e il calcio, attività usate come via di fuga dalla solitudine di un animo inquieto e in preda ai mille dubbi dell'adolescenza.
La conclusiva "Smoke", con quel dimesso e sbrodolato piglio chitarristico per mano di Andrew Aged, richiama un po' il lambiccoso lavoro dell'amico Connan Mockasin (col quale Blood Orange infatti aveva pubblicato un Ep diversi anni fa).

Si può anche far fatica a seguire i solchi musicali di "Negro Swan", mentre si snodano con fare apparentemente disarticolato lungo cinquanta minuti di durata. Le precedenti due uscite almeno - il vellutato "Freetown Sound" e il ritmato "Cupid Deluxe" - mostravano una più lineare costruzione melodica. Ma Devonté non ha mai promesso niente a nessuno. Il racconto delle proprie sfumature caratteriali passa attraverso la visione d'insieme della sfilacciata comunità che lo circonda, e come al solito nei dischi a nome Blood Orange, quest'ultima prende vita tramite la presenza di numerosi ospiti, inserti parlati e sample. Si crea quindi un effetto corale caldo ed espansivo, che è l'antitesi del divismo anni 80 di gente come Prince e Michael Jackson, o dello schietto cantautorato soul di Stevie Wonder e Marvin Gaye.
Ed è giusto così; Devonté Hynes non ha alcun interesse a fare la popstar, si paga da vivere scrivendo per altri e rimane libero di continuare sul proprio sentiero, offrendo un'originale e personalissima voce a quella musica nera che - oggi come non mai - è troppo avanzata e frantumata per potersi ricondurre a quei soliti quattro nomi in croce.

(29/08/2018)



  • Tracklist
  1. Orlando
  2. Saint
  3. Take Your Time
  4. Hope feat. Puff Daddy and Tei Shi
  5. Jewelry
  6. Family feat. Janet Mock
  7. Charcoal Baby
  8. Vulture Baby
  9. Chewing Gum feat. A$AP Rocky and Project Pat
  10. Holy Will feat. Ian Isiah
  11. Dagenham Dream
  12. Nappy Wonder
  13. Runnin' feat. Georgia Ann Muldrow
  14. Out Of Your League feat. Steve Lacy
  15. Minetta Creek
  16. Smoke






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