Bodega

Endless Scroll

2018 (What's Your Rupture) | alt-rock

“This is new Bodega song”. Inizia con questo auto-annuncio l’esordio di cinque ragazzi - a lieve prevalenza femminile - provenienti da Brooklyn, il posto dove, almeno musicalmente, le cose continuano ad accadere. Parte “How Did This Happen?!” e subito ci ritroviamo catapultati nell'immaginario sonoro e vocale tanto caro a chi ha adorato i Sonic Youth. “I use my computer for everything” denunciano nella successiva “Bodega Birth”, scoprendo le carte sul tema principale trattato nelle liriche: la nostra totale dipendenza da tecnologia, computer e new media.

Sembrerebbe musica per nostalgici degli anni 90, fra una “Name Escape” avvolta in spirali wave-funk che sposano le esperienze di Fall e Talking Heads, una “Gyrate” considerabile come apocrifo delle Breeders e una “Bookmarks" che – se privata dei coretti femminili – sarebbe potuta uscire dal cilindro dei Pavement. In realtà “Endless Scroll” ha tutto il sapore di un’avvincente contemporaneità, grazie alla produzione curata da Austin Brown dei Parquet Courts (ora sì che tutto torna…), vale a dire il nuovo Thurston Moore, l’anello che unisce la New York degli anni 60 a quella dei Nineties. Accordi dissonanti, ritmiche oblique e mai sopiti sogni psichedelici sono ben calibrati in queste quattordici composizioni, il tutto ben esemplificato nella conclusiva “Truth Is Not Punishment”.

Un disco caratterizzato da citazioni artistiche (“Warhol”), riferimenti cinematografici (“Jack In Titanic” riporta inevitabilmente al DiCaprio del disastro navale) e omaggi alla Grande Mela (“Williamsburg Bridge”, con quel drumming così velvettiano, tutto giocato sui tom), che con il rotondo midtempo “Charlie” già slancia i Bodega verso platee e prospettive più “mature”. Che oggi non vogliamo farci anticipare, per godere altresì di tutta la loro sana irriverenza musicale, frutto dell'energia giovanilistica che sprizza da questi solchi. A sorprendere è soprattutto la capacità di sintesi, tradotta in pezzi brucianti che spesso si attestano sotto i due minuti: “I Am Not A Cinephile” ferma le lancette addirittura al cinquantesimo secondo. Così diviene impossibile annoiarsi. Tu chiamalo, se vuoi, metropolitan alt-rock.

(24/09/2018)

  • Tracklist
  1. How Did This Happen?!
  2. Bodega Birth
  3. Name Escape
  4. Boxes For The Move
  5. I Am Not A Cinephile
  6. Can't Knock The Hustle
  7. Gyrate
  8. Jack In Titanic
  9. Margot
  10. Bookmarks
  11. Warhol
  12. Charlie
  13. Williamsburg Bridge
  14. Truth Is Not Punishment




Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.