Brian Jonestown Massacre

Something Else

2018 (A Recordings) | psych-pop-rock

Dopo l’annuncio da parte della band di voler pubblicare ben due album nel 2018 e il conforto dell’ascolto del primo artefatto in questione, ci appare evidente che Anton Newcombe non voglia mettere la parola “fine” al progetto Brian Jonestown Massacre. Sia ben chiaro, non si sta invocando lo scioglimento del prezioso combo psych-pop-garage, quanto piuttosto la messa in opera di quell’album finale nel senso di miliare, da sempre promesso dalla band e mai portato realmente in porto.
Agevolato dalla situazione recente - lo spostamento a Berlino e la realizzazione di uno studio personale di registrazione - il leader della band è sempre di più intenzionato a raccogliere in maniera ancora più casuale il continuo flusso creativo di una stagione creativa sufficientemente ispirata e musicalmente variegata. Colonne sonore (“Musique De Film Imaginé”), recrudescenze kraut ("Don't Get Lost") e raffinatezze psichedeliche (“Third World Pyramid”) hanno di recente certificato lo stato di grazia della band. Ed è in questa scia di progettualità tematica che sembra ricadere anche il nuovo album “Something Else”.

Il qualcos’altro del titolo non indica una rivoluzione copernicana del sound, anzi, quello che avviene è un salto nel passato; un lieve recupero di quello spirito rock’n’roll che animò gli esordi. Come già avvenuto in “Revelation”, Newcombe e soci prediligono la corposità e l’energia all’intuizione melodica, riesumando toni shoegaze e flussi psichedelici californiani, comprimendo ancor di più la voce, al fine di renderla potenziale strumento di un album costantemente in bilico tra sogno e realtà. Il risultato è un disco scaltro, ricco di suggestioni dal fascino istantaneo e amabilmente volatile, graziato da performance strumentali di tutto rispetto, che a volte celano un calo d’ispirazione (“Skin And Bones”, “My Poor Heart”).

Ancora una volta i Brian Jonestown Massacre preferiscono un tono scanzonato e comunque trascinante, tra esplosioni di ritmo e furore emotivo (“Hold That Though”), deliziosi raga psichedelici (”Animal Wisdom”), allucinazioni rock’n’roll (“Who Dreams Of Cats?”), astuti citazionismi sixties (“Fragmentation”) e riff affilati (“My Poor Heart”).
Resta però alla fine una lieve sensazione di approssimazione (“My Love”), che pur trovando un attimo di pausa nella più immediata e rimarchevole “Psychic Lips” (una pop-song in stile Echo & The Bunnymen) o nella lunga ballata pinkfloydiana “Silent Dream” non riesce a soddisfare fino in fondo le attese.

Nel continuo cambio di stile e attitudine dei loro ultimi progetti, i Brian Jonestown Massacre non possono certo essere accusati di aver pubblicato album poco validi, anzi è evidente che sarà difficile assistere a un passo falso della band. Ma il riciclo creativo, pur sollevando giustificati entusiasmi da parte dei fan e degli amanti della neopsichedelia, rischia di compromettere quell’evoluzione accennata nelle loro opere più recenti, evocando per “Something Else” il criptico giudizio finale di un album che segna un passo in avanti e due indietro.

(29/06/2018)



  • Tracklist
  1. Hold That Thought
  2. Animal Wisdom
  3. Psychic Lips
  4. Skin And Bones
  5. My Poor Heart
  6. My Love
  7. Who Dreams Of cats?
  8. Fragmentation
  9. Silent Stream




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