Buck Curran

Morning Haikus, Afternoon Ragas

2018 (Obsolete / Esp-Disk') | fingerpicking, folk

Alla luce di quanto è contenuto nel secondo album solista di Buck Curran, verrebbe quasi da dire che il sensibile ed espressivo chitarrista statunitense (ma ormai da qualche anno trasferitosi in Italia) covasse un progetto come “Morning Haikus, Afternoon Ragas” da una vita intera. Un lavoro in cui lasciar esprimere le proprie qualità di musicista e mettere in risalto tutti i piccoli dettagli insiti in un picking dalla forte impronta evocativa: se è vero che già ai tempi degli Arborea il suo contributo sonoro passava tutt'altro che inosservato, sia nell'accentuare quando non esaltare le suggestive volute vocali dell'ex-moglie, ulteriori passi verso la direzione di un album strumentale erano già stati compiuti in occasione del precedente “Immortal Light”, che concedeva ampio spazio a efficaci e intense evoluzioni per sola chitarra. Due anni dopo, e il processo è stato portato praticamente a termine. Con un solo momento in cui compare una linea vocale, e qualche lieve contributo musicale esterno all'acustica, la nuova fatica di Curran lo vede esprimersi in maniera pressoché esclusiva attraverso le sei corde della sua chitarra, in un lavoro che inevitabilmente si porta appresso paragoni con i grandi fingerpicker della tradizione americana, ma che si sottrae a confronti troppo invadenti in virtù di un approccio polivalente e di una personale ricerca emotiva, riflessa anche nei titoli scelti per i vari brani. Presente e passato prossimo dell'artista sono tutti contenuti qui dentro.

Non si commetta l'errore di non prestare attenzione al nome dato all'album, perché già da solo rivela molto del contenuto di quest'ultimo. Dedicato ai suoi tre figli (i quali vengono appellati direttamente nei titoli), con uno splendido dipinto del Quattrocento a suggerire l'aspetto meditativo e naturalista delle composizioni, il lavoro suddivide le proprie tracce in due facciate ben distinte per durata media dei pezzi, mood e apporti esterni alla sola chitarra, tanto da chiarire il riferimento ai “morning haikus” e agli “afternoon ragas” anche soltanto con un'occhiata ai minutaggi e ai credits dei singoli episodi.
Il lato A è dedito quindi a motivi più brevilinei ed essenziali, in cui le trame di chitarra, assieme a qualche respiro carpito dalla registrazione (un po' come per “Love Is The Plan....” di James Blackshaw), sono l'elemento esclusivo che entra in gioco, quanto basta per poter tracciare un'intera rosa di brani. Che si tratti di fugaci improvvisazioni, in cui traspare chiaramente l'affascinante tocco naturalista di Curran (nella prima tra le due l'alternarsi tra gli accordi crea un notevole effetto droneggiante), o di autentiche composizioni, tra le quali spiccano le commosse dediche ai figli, si evidenzia il gusto per un picking che all'agilità e al virtuosismo predilige piuttosto l'impatto atmosferico e la capacità evocativa, attraverso progressioni cadenzate e leggere, che suggeriscono ben più di un contatto con il suono meditativo di Robbie Basho (a proposito del quale il musicista del Maine sta curando la pubblicazione su Bandcamp di diversi live).

La seconda facciata si indirizza invece su una maggiore ricchezza di stimoli e ispirazioni, chiamando a raccolta la moglie Adele H. per l'unico frangente in cui viene concesso alla voce di trovare un suo spazio (il riadattamento in chiave mantra di “Dirt Floor” di Chris Whitley), iniettando l'ascolto di piccole dosi di elettricità in quieti rivoli blues (“Taurus”, sentita dedica al maestro Peter Green), oppure palesando apertamente gli approfondimenti indiani, in un raga dalle declinazioni meditative che ai droni delle chitarre associa i contributi melodici di flauto bansuri, courtesy of Nicolò Melocchi (“Bhairavi Rovelli”, che in filigrana quasi riporta alla memoria la fourth-world music di Jon Hassell).

In un panorama espressivo come quello dei fingerpicker, la personalità è più che mai una questione vitale, sia nella differenziazione tra i vari interpreti, che soprattutto nell'identificare il livello di consapevolezza e padronanza della materia. Non si nutrivano naturalmente particolari dubbi sulle qualità di esecutore e musicista di Curran, d'altronde la sua lunga carriera sta a dimostrarlo. Fa comunque piacere ritrovare il chitarrista alle prese con un lavoro che ne rivela con grande facilità il gusto per un suono essenziale e primigenio, ricco comunque di suggestione e variabilità (come testimoniano le versioni alternative di vari brani, a chiusura dell'edizione in cd e quella digitale).
A questo punto, ogni prossimo passo potrebbe rivelarsi una sorpresa.

(05/04/2018)

  • Tracklist
  1. Song For Liam
  2. Improvisation 1
  3. River Unto Sea
  4. Song For Shylah
  5. Summer Street
  6. Francesco Joaquin's Morning Haiku
  7. Improvisation 2
  8. The Sun Also Rises
  9. Taurus
  10. Campane del sabato mattina
  11. Dirt Floor (ft. Adele H)
  12. Sea Of Polaris
  13. Bhairavi Rovelli (ft. Nicolò Melocchi)
  14. Song For Liam (alternate version)
  15. River Unto Sea (alternate version)
  16. Sea Of Polaris (alternate version)
  17. Crucible (27 July 2000)
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