Camila Cabello

Camila

2018 (Syco / Epic) | pop

D'accordo che le origini cubane potevano effettivamente lasciar presagire una canzone di questo tipo, d'accordo che viviamo in un particolare momento storico in cui il pop pare essere alquanto propenso ai suoni provenienti dall'America latina (non ci interessa precisare più del dovuto il livello di elaborazione e lettura di questi ultimi), tuttavia aspettarsi anche soltanto un anno fa un singolo come “Havana” da Camila Cabello non era proprio un'operazione agevole. Non ce ne voglia la giovanissima popstar di belle speranze, non ne si vuole screditare il talento, eppure le prime stentate prove da solista e soprattutto la sua militanza nelle Fifth Harmony, la girl-band più anonima e monocromatica di tutti i tempi (roba da far sembrare le Atomic Kitten le discendenti delle Supremes, a confronto) non è che lasciassero presagire chissà quali esiti per una carriera che pareva segnata sin dall'inizio.
Ci è voluto un ripensamento importante delle priorità e dell'estetica da adottare, insomma, per far sì che dal vuoto e inconcludente motivetto tropical di “Crying In The Club” (prontamente scartato) e le prescindibili collaborazioni di partenza si arrivasse a una dedica effervescente alla propria città di nascita, trasfigurando i connotati salsa di base in un gioco di rimandi tra passato e presente, tra tradizione e desiderio di contemporaneità in chiave urban. E invece ecco che è arrivata una delle hit chiave dello scorso autunno e di questo primo scorcio di 2018, di una pervasività e un'immediatezza tali da arrivare ai piani alti di una classifica italiana sempre più restia all'internazionale, così come di una forza comunicativa e di un'identità sonora che giustamente pongono il profilo della ventenne sotto i dovuti riflettori delle soliste da tenere d'occhio per il futuro.
“Camila”, prima raccolta di inediti intitolata con semplicità come la sua firmataria, tenta quindi di dare una prima lettura del personaggio e del suo bagaglio di vita, attraverso quaranta minuti di pop agile, fruibile e dritto al punto, in cui si delineano con la dovuta adeguatezza tutti i tratti di una possibile futura star che deve senz'altro farsi le ossa e a cui però non mancano le cartucce da sfruttare.

Occorre chiarire che non tutto funziona a dovere. Se il singolo di lancio indubbiamente svetta sul resto della collezione, spiace constatare che le atmosfere cubane che hanno dato un contributo irrinunciabile al successo non acquisiscano la rilevanza che avrebbero potuto. Vero è che la Syco non è un'etichetta famosa per l'assumersi rischi di qualsivoglia impatto, considerate però le origini di Cabello e l'attuale esplosione della musica centro-sudamericana, il non assecondare i richiami latini così palesi nell'intero pacchetto della cantante sa di autolesionismo cercato. Anche per questo, in quei rari momenti in cui l'album sposa senza remore la provenienza dell'interprete (co-autrice di ogni singolo pezzo del disco) è difficile non rilevare lo scarto rispetto al resto. “She Loves Control” si tuffa senza remore nel reggaeton più scattante e dinamico e lo impreziosisce con un ritornello energico quanto basta e una linea divertita di chitarra, macinando frizzanti stacchi ballabili. “Inside Out” trae le mosse dagli abusati standard tropical-house per cavarci fuori qualcosa che di tropicale lo è per davvero, in un melodismo più leggero e assolato che ridefinisce le cadenze giamaicane di base, anche grazie a qualche inattesa inserzione in spagnolo. Se cercate altro che possa essere anche solo vagamente associabile al ricco patrimonio musicale latinoamericano, potete fermarvi qui: non che questo sia necessariamente un male, ma laddove gli aromi caraibici e ispanofoni permettevano di conferire personalità e calore all'espressività di Cabello, non si può dire lo stesso dei restanti episodi dell'album. Non che necessariamente cadano nell'anonimato e nell'inconsistenza da riempitivo, eppure la sensazione è che spesso il discorso voglia diventare per forza di cose il più blando e irrilevante possibile, nel timore di non scontentare nemmeno uno dei potenziali fan della popstress.

Fortuna che la scrittura, quasi sempre puntuale nell'azzeccare buone alternanze strofa-ritornello e nel valorizzare le esili mutazioni vocali della cantante, quantomeno riesce a salvare in corner la situazione, a farsi tramite della semplicità pop ricercata dal progetto. Anche per questo non sconvolge molto la natura disadorna degli arrangiamenti, l'impatto tendente al minimo della strumentazione. Oltre alle inevitabili derive acustiche di stampo sheeraniano, che individuano i momenti meno stuzzicanti del lotto (una “Real Friends” con un testo da fare invidia alle brutture di Taylor Swift, eppure interpretata col giusto piglio e quel pizzico di dolore necessario; “All These Years”, lievemente più bluesy e spezzata), il discorso non va molto avanti da un fritto misto che non scontenta nessuno, per quanto sia realizzato con tutto il mestiere e l'esperienza possibili.
“In The Dark” entra con dignità nel delicato terreno nu-r&b proprio di Tinashe e Jhené Aiko e archivia definitivamente ogni stentato approccio mosso in precedenza, “Into It” gioca con battiti electro tutti stacchi e ripartenze, flirtando a tratti con certa dance più alternativa, il singolo “Never Be The Same”, al netto del trattamento infantilizzato della linea vocale, sa far valere lo slancio e il trasporto più “gonfio” della melodia, corredandola di beat minimali ma sempre pieni nel loro abbraccio atmosferico, alla maniera dei migliori episodi di Sia Furler. Ve n'è, per tutti i gusti, a ben vedere.

È un vero peccato che il potenziale nascosto nel personaggio di Camila Cabello non abbia potuto essere espresso pienamente, e che si sia voluto ripiegare sull'usato sicuro, su un normcore competente e ben realizzato, ma privo di guizzi e di curiosità. La longa manus dell'etichetta indubbiamente ha frenato gli istinti a una maggiore stravaganza latina, ciò non toglie che l'occasione non colta difficilmente non presenterà il conto al prossimo giro. Rimettere in luce le peculiarità di una delle maggiori promesse del pop americano a questo punto diventa l'unica strada possibile.

(30/01/2018)

  • Tracklist
  1. Never Be The Same
  2. All These Years
  3. She Loves Control
  4. Havana (ft. Young Thug)
  5. Inside Out
  6. Consequences
  7. Real Friends
  8. Something's Gotta Give
  9. In The Dark
  10. Into It
  11. Never Be The Same (radio edit)
  12. Havana (ft. Daddy Yankee) (Target bonus track)
  13. I Have Questions (Japanese edition limited press bonus track)


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