Carlos Giffoni

VAIN

2018 (iDEAL) | elettronica

Il venezuelano Carlos Giffoni ha attraversato vent’anni di musica elettronica sguazzando come un forsennato da un movimento rumorista all’altro, finendo per accasarsi dapprima a New York - città in cui ha organizzato per ben sei lunghi anni il No Fun Festival, una delle più eccitanti rassegne sperimentali del pianeta - e in seguito dall’altra parte degli States, per l'esattezza nell’incantevole e più accomodante Los Angeles. In tutti questi anni, Giffoni ha suonato in compagnia di pezzi da Novanta del calibro di Jim O’RourkeNels ClineThurston MooreLee RanaldoMerzbowChris CorsanoLaurel HaloKeith Fullerton WhitmanPrurient; è stato inoltre il primo a produrre un disco di Daniel Lopatin nelle vesti di Oneohtrix Point Never e a credere ciecamente nel suo talento. Ma è innanzitutto come producer e alchimista di suoni bizzarri che il Nostro ha puntualmente dato prova delle sue svariate abilità, non ultima una passione smodata per i fumetti che lo ha condotto, dopo un lustro sabbatico, a dare vita a “VAIN”: album/concept ideato alla stregua di una virtuale colonna sonora di un film che gira "solamente" nella sua testa.

Il copione di questa soundtrack immaginaria narra di una giovane donna con misteriosi poteri psicocinetici; un'anima fragile persa nei deserti e nelle spiagge della California che cerca di trovare risposte al suo misterioso passato. La musica accompagna la protagonista in un viaggio fantastico che cambia il suo mondo per sempre. Un album, dunque, estremamente surreale, con Giffoni nelle vesti dell’ideatore bizzarro alla ricerca di atmosfere suggestive, partiture elettroniche che partono da una vibrazione di cristalli e da un flusso che sembra uscito da un disco dei primi Boards Of Canada (“Vain’s Face”), a ricreare virtualmente uno scenario alieno, i cui contrasti poggiano su piani ambient dilatati e appaganti: una sorta di mistificazione personalizzata degli umori dell’ultimo Dedekind Cut (“The Desert”).

Sopraggiunge in “VAIN” anche un allontanamento talvolta fortissimo dalle pulsazioni rette e psicotiche dello splendido Ep “Evidence” del 2012, riprese in parte della cassa dritta accorpata a graffianti squarci di matrice industrial di “Erase the World”; un climax frastagliato e ansiolitico che viene messo quasi istantaneamente da parte dalla successiva “Hands” e dai suoi tre minuti scarsi dominati da una tastiera liquida e cosmica, quasi a segnalare la visione di un miraggio da parte della protagonista. Stesso dicasi di “We Pay The Price”, brano a metà strada tra i precedenti due, quindi munito di contrasti netti e frattaglie voltaiche che spuntano qui e là alla stregua di un videogame stellare; così come da potenziale melodia di un gioco della mitica  Neo Geo risulta il rimbalzo electro di “Faith And Pain”, a precedere le ben più rilassate “I Can Change” e “Sun Rain”, che chiudono l’opera e il viaggio fantastico dell’eroina idealizzata.

“VAIN” ci consegna intatto l’estro di un maestro del noise fantasioso come pochi altri nei circoli sperimentali statunitensi. Un artista a tutto tondo e un esploratore indomito che ha ripreso con passione quel suo personale cammino nel microcosmo spesso incantato dell’elettronica “altra”.

(27/05/2018)

  • Tracklist
  1. Vain's Face
  2. The Desert
  3. Erase the World
  4. Hands
  5. We Pay the Price
  6. Stop Breathing
  7. Faith and Pain
  8. I Can Change
  9. Sun Rain
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