Chip Wickham

Shamal Wind

2018 (Love Monk) | jazz

Anche Manchester ha il suo ruolo nella scena contemporanea del jazz inglese, non solo grazie al famoso trombettista Matthew Halsall, ma anche per la presenza di musicisti meno noti, come Chip Wickham, flautista e sassofonista alle prese con il secondo album da solista. Dopo ben venticinque anni di carriera come session-man in oltre cinquanta progetti discografici (tra i quali anche un album di Badly Drawn Boy, “One Plus One Is One”), Wickham ha trovato il coraggio di esporsi anche come autore.

Il musicista parte dalla spiritualità di artisti come Sun Ra, Pharoah Sanders e Don Cherry (“The Mirage”), incrociando il linguaggio psichedelico e il brio soul-jazz (Barrio 71”), leggermente imbevuto di bebop in stile Blue Note (“Soho Strut”).
Nello stesso tempo, Wickam mette a frutto l’esperienza con i Nightmares On Wax e altri gruppi di musica elettronica, addensando le sonorità su delicati groove da dancefloor (“Snake Eyes”). “Shamal Wind” è in parte diverso dalle recenti esternazioni del jazz inglese, il tono più meditativo e romantico garantisce alla musica di Wickham un fascino atemporale che affonda nel jazz più classico senza inutili virtuosismi, anzi con eccellenti performance strumentali funzionali a un lirismo intenso. 

Per Chip Wickam quest’album ha una valenza notevole, non solo perché apre la strada a una serie di cinque album che l’artista ha deciso di pubblicare nel prossimo lustro, ma anche perché chiude un periodo difficile che lo ha visto combattere con una malattia potenzialmente letale. Bentornato, Chip.

(08/03/2019)



  • Tracklist
  1. Shamal Wind
  2. Snake Eyes
  3. Soho Strut
  4. The Mirage
  5. Barrio 71
  6. Rebel No. 23




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