Courtney Marie Andrews

May Your Kindness Remain

2018 (Fat Possum) | folk, country

Dopo aver deliziato anche la platea europea con il suo sesto disco, “Honest Life”, arrivato qui da noi in leggero ritardo e solo in seguito al responso positivo di gran parte della critica statunitense, la giovane cantautrice di Phoenix torna con un settimo disco ancora una volta estremamente ancorato alle radici folcloristiche della sua terra, palesando così una collocazione stilistica in controtendenza con la maggior parte delle sue coetanee. “May Your Kindness Remain” è un album intimo e melodicamente prossimo alle soluzioni liriche delle indimenticabili Carole King e Joan Baez. Due maestre dalle quali la dolce Courtney Marie trae linfa talvolta in maniera smodata, evidenziando un amplesso con il passato fin troppo viscerale. La foto in copertina, che la ritrae distesa e pensierosa sul divano, in quello che potremmo definire un classico salotto trasandato americano, con tanto di parati sbiaditi e incollati male, anatre imbalsamate appese al muro e birre vuote sul comodino, incarna appieno l’umore dell’opera, o meglio quel mood ultra-conservatore da ragazza di periferia che tiene a evidenziare le proprie origini e l’appartenenza a certi valori.

La produzione curata da un personaggio navigato come Mark Howard conferma inoltre le intenzioni di partenza e rafforza un impianto acustico che lascia poco spazio a inserti particolari, vedi la filastrocca in scia country “Two Cold Nights In Buffalo”, munita di organetto in bella mostra e quel disagio dinanzi al fallimento delle recenti politiche sociali statunitensi che non lascia scampo: “A bum searches for shelter, so cold he dreams of hell/ It's that American Dream dying, i hear the whispers of each ghost/ Of a wealthy man who once died in downtown Buffalo”. Un brano caratteristico che anticipa il piano dimesso e disilluso di “Rough Around the Edges”, con variazioni alla King talvolta imbarazzanti per similitudine, al netto di un’intensità vocale di tutto rispetto e di grande resa.
Le porte di un saloon polveroso si aprono al passo gitano di “Border”, mentre l’enfasi della cowgirl, animata a ogni giro armonico dal richiamo per il weird-folk meno concettuale, trova la sua ennesima ascesa nella ballatona di turno, posta al centro del piatto come da regola: “Took Your Up”. Un passaggio che funge da contraltare al morbido ricamino acustico di “This House”, con Hammond in appoggio e andatura gospel ad alimentare una marcata spiritualità. Gli squarci country-rock di “Kindness Of Strangers” rifanno poi il verso all’eccellente singolo dello scorso anno, “Irene”.

Tirando le somme, la brava cantautrice dell’Arizona ha sostanzialmente evidenziato le intenzioni del lavoro precedente, inanellando una serie di canzoni che nulla aggiungono e nulla tolgono alla propria ricetta; una mescola folcloristica sepolta nel tempo e fin troppe volte incapace di slegarsi, quantomeno parzialmente, da riferimenti iniziali eternamente entusiasmanti, ma in più occasioni dannatamente ingombranti.

(25/06/2018)

  • Tracklist
  1. May Your Kindness Remain
  2. Lift The Lonely From My Heart
  3. Two Cold Nights In Buffalo
  4. Rough Around The Edges
  5. Border
  6. Took You Up
  7. This House
  8. Kindness Of Strangers
  9. I’ve Hurt Worse
  10. Long Road Back To You
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