Crayola Lectern

Happy Endings

2018 (Onomatopoeia) | prog, psych-pop-jazz

Tutta la vita umana altro non è se non una commedia, in cui ognuno recita con una maschera diversa, e continua nella parte, finché il gran direttore di scena gli fa lasciare il palcoscenico.
(Erasmo da Rotterdam - Elogio della follia)
Non meravigliatevi se a introdurre questa recensione sono le parole di Erasmo da Rotterdam, non è un vezzo per metter in mostra conoscenze filosofiche, né tantomeno un tentativo maldestro di legare il nuovo album di Crayola Lectern alla moda corrente del citazionismo da pagina social. No! L’unica vera ragione risiede in quel fascino irriverente e geniale di una lettura che ha segnato la mia gioventù - ognuno ha in cuor suo un libro che ancora ricorda con fervore pur non avendo più memoria dell’intero contenuto - e molte suggestioni che sono scaturite dall’ascolto di “Happy Endings” mi hanno infatti ricondotto a quella lontana folgorazione letteraria.

Soffermatevi solo per un attimo, anzi per quattro minuti e quarantaquattro secondi, sul funambolico brano strumentale “Barbara's Persecution Complex”: il piano intona tempi ragtime o forse di charleston, adornato da suoni di campane, trombette, timpani, omnichord, melodica e altre diavolerie artigianali; poi un crescendo di fiati e chitarra elettrica scuote la melodia, prima che il piano ne calmi l’atmosfera inondando il tutto con una malsana e tragicomica nostalgia da film in bianco e nero, che, tra accenni di malinconia, ne svela l’anima vaudeville. È in questa impeccabile sintesi (quasi alla Oldfield) che può essere riassunta senza timore e indugio tutta la grandeur creativa di un musicista come Chris Anderson, alle prese con il secondo capitolo della sua geniale e folle creatura: Crayola Lectern.
Quanto più un uomo invecchia, tanto più si riavvicina alla fanciullezza, finché lascia questo mondo in tutto come un bambino al di là del tedio della vita e al di là del senso della morte. 
Ancora una volta l’Elogio della Follia offre la chiave di lettura di quel misto di sacro e profano che si cela dietro “Happy Endings”, essendo i lieti fini non necessariamente festosi e benevoli ma addirittura, nell’intenzione dell’autore, legati alla morte, un evento riletto in chiave lievemente ottimistica, o se vogliamo dirla musicalmente, psichedelica.

Non aspettatevi jam session funamboliche ricche di improvvisazioni, nella musica di Crayola Lectern la misura prediletta è quella della canzone di 3 o 4 minuti, che alla maniera di Robert Wyatt o Todd Rundgren riassuma un universo armonico ricco ed essenziale, nello stesso tempo cogliendo quell’attimo fugace di poesia che si salda nel cuore e nella mente, ed è quello che avviene nella magica ballata “(Don't) Let Go” (Syd Barrett dove sei?). “Happy Endings” è l’album delle piccole meraviglie, ovvero di quei dettagli che rendono prezioso ogni piccolo frammento musicale, come l’orchestra di ottoni e kazoo di “Rescue Mission”, i continui e aggrovigliati cambi armonici di “Lingeron”, che passano da Van Dyke Parks a Randy Newman per poi sporcarsi di jazz e prog, e il lussuoso madrigale dalla struttura barocca di “Giant Moon Up In The Sky”.
Solo la Follia è capace di prolungare la giovinezza, altrimenti fuggevolissima, e di tenere lontana la molesta vecchiaia. 
È la stravaganza come arma di difesa dalla banalità e dalla mediocrità l’elemento che distingue questo nuovo album del musicista inglese, una peculiarità esibita in maniera accattivante attraverso i deliziosi contrappunti pianistici della misteriosa e quasi noir “Submarine”, o nelle complesse trame dell’esuberante ma mai eccessiva “Lux”.
Non stupisce che tra i collaboratori del progetto Crayola Lectern figurino ben tre Cardiacs - Jon Poole (tastiere), Bob Leith (batteria) e Christian "Bic" Hayes (chitarra). C’è infatti lo stesso approccio progressive-punk in “Happy Endings”, che prima scardina le regole della piacevolezza e della prevedibilità in “Secrets”, per poi addolcire il tutto con una serie di accordi dall’intenso romanticismo e dall’ingenuo candore nella fiabesca “(No More) Happy Endings”.
Se con “The Fall And Rise Of Crayola Lectern” il musicista inglese aveva messo in piedi un’esegesi dell’astrattismo sonoro utilizzando una molteplicità di toni surreali, con “Happy Endings” crea addirittura un piccolo manuale d’istruzioni per chiunque voglia oltrepassare i limiti del lecito, restando in quell’ambito stilistico che tra psichedelia, progressive, jazz-rock e pop ha contraddistinto una delle stagioni più vive del rock inglese.
Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati godrebbero felici di un'eterna giovinezza.
(Erasmo da Rotterdam)

(01/06/2018)



  • Tracklist
  1. Rescue Mission
  2. Submarine
  3. Lingeron
  4. Barbara's Persecution Complex
  5. Giant Moon Up In The Sky
  6. Lux
  7. (Don't) Let Go
  8. Secrets
  9. (No More) Happy Endings
  10. Finale


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