Current 93

The Light Is Leaving Us All

2018 (The Spheres) | neofolk

Quando si fa sera, voi dite: “Bel tempo, perché il cielo rosseggia!” e la mattina dite: “Oggi tempesta, perché il cielo rosseggia cupo!” L’aspetto del cielo lo sapete dunque discernere, e i segni dei tempi non riuscite a discernerli?
(Vangelo secondo Matteo 16, 2-3)

Né tempo, né luogo, né forma sono mai lasciati al caso nella scrittura di David Tibet: un vergare criptico e febbrile che ci siamo abituati a non comprendere, ma che in questo momento storico – a pochi mesi dall’apparizione del “Mirror Emperor” a nome Zu93 – sembra avvertire l’immediata necessità di sciogliersi, dipanarsi in una sequenza lucida e lineare, per tornare a parlarci come non mai di quell’Apocalisse a lungo annunciata – e forse davvero prossima al realizzarsi.

“The Light Is Leaving Us All” si direbbe, in effetti, la raccolta di testi più “didascalica” della galassia poetica Current 93. Nessun ginepraio di simboli e simbolismi distoglie l’attenzione da un componimento di estrema coesione, finanche ridondante nelle immagini che lo attraversano senza sosta. Due in particolare, ripetutamente accostate benché (e in quanto) antitetiche: gli uccellini che cantano dolcemente, ignari ed estranei all’umana ragione, e perciò forse già salvati; e la luce che, proprio ora, sta lasciando noi tutti.
Ma si tratta del lume della ragione, o di quello della fede? È ciò che rende visibile il mondo, o la scintilla interiore e più recondita del nostro essere? La reiterazione mantrica, in ogni caso, non ne sbiadisce la pregnanza e anzi rafforza la convinzione che da questo “estinguersi” non vi sia alcun ritorno.

Call the surgeon
But the surgeon is dead
Call the policeman
The policeman is dead
And the moon is drunk
And the night nurse is sick
And the murderer’s dead
The assembly is killing time
And the clock has slowed to sugar
By the way, have you heard?
The light is leaving us all
(“The Policeman Is Dead”)

Un ritorno al crudo ed essenziale potere della parola, ma anche un notevole riavvicinamento all’iconografia e alle sonorità folk medievali del primo periodo d’oro con Michael Cashmore (da “Thunder Perfect Mind” a “All The Pretty Little Horses”): flauti, archi, violini gitani ed elementari armonie vocali accompagnano il recitar-cantato di Tibet che, pur guardando costantemente dal basso verso le stelle, suona quantomai distante dalla solenne cosmogonia da camera di “I Am The Last Of All The Field That Fell (A Channel)”.
Oltre che nei versi limpidi e agili – a un raffinato quanto sinistro crocevia tra William Blake e Aleister Crowley – il saldo ancoraggio a terra è riconfermato dalla prima detonazione elettrica di “The Postman Is Singing”, preludio all’autentica e inevitabile possessione mistica: “The Kettle’s On” evoca a sé tutte le figure già manifestatesi nel corso dell’album (streghe nelle case rosse, cavalli, uccelli), risalendo al fratricidio di Caino e chiudendosi su un rogo le cui fiamme devastano un fienile e la pianura circostante, con una sollevazione di violini che al culmine estremo ricorda la raggelante “The Black Angel’s Death Song” dei Velvet Underground.

Eppure, entro un album particolarmente conciso, a riverberare su tutto è il delicato tintinnio di metallofoni che impreziosisce il singolo “Bright Dead Star”, sublime lullaby gotica d’amore e morte che sin dal titolo richiama le dolenti ballate per pianoforte e voce di “Soft Black Stars”, sprofondandoci in un decadentismo romantico che ormai appare senza tempo (“So suddenly nothing was you/ Your hair so fair, I recall so well still/ And then the light left you quite”).
Permane un certo qual senso di abbandono, una resa incondizionata dopo tanto profetico salmodiare, come se ormai la storia avesse fatto il suo corso e ogni tipo di scrittura fosse destinata a marcire, portandosi dietro le prove del destino che si sta compiendo sotto i nostri occhi. 

And in the first book
And in the last book
And in all the books in between
And between the books and the words
There is something at war with nothing
There is someone at war with no one
And everything at war with you
(“30 Red Houses”)

Sconfitta, dunque, ma anche sollievo nel riconoscere di aver scrutato più a fondo di tanti nella Verità, distinguendo i “messia” illuminati e visionari dalla schiera di dèmoni che hanno tracciato i solchi di un tragico eterno ritorno inflitto all’umanità. Ma adesso sta accadendo. O forse no, non subito. “And the birds are sweetly singing/ But the light is leaving you all”.

(16/10/2018)

  • Tracklist
  1. The Birds Are Sweetly Singing 
  2. The Policeman Is Dead 
  3. Bright Dead Star 
  4. 30 Red Houses 
  5. A Thousand Witches 
  6. Your Future Cartoon 
  7. The Postman Is Singing 
  8. The Bench And The Fetch 
  9. The Kettle's On 
  10. Fair Weather
  11. The Milkmaid Sings
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