Daniel Brandt

Channels

2018 (Erased Tapes) | elettronica, sperimentale

Per un attimo è parso che l’avventura del trio berlinese Brandt Brauer Frick fosse giunta al capolinea, soprattutto dopo le innocue esternazioni dell’ultimo album della formazione, “Joy”. Grazie all’abile e intrigante rovesciamento timbrico tra elettronica e acustica, la band era stata salutata dalla stampa come una delle formazioni tedesche più innovative dai tempi dei Kraftwerk, anche in virtù di quel misto di sobrietà, rigore e perfezione che il trio aveva iniettato in una strumentazione prevalentemente acustica: piano, archi, fiati, percussioni.
Il processo evolutivo sembrava però essersi arenato: nonostante immaginazione e tecnica andassero di pari passo, per i tre musicisti era arrivato il tempo di concedersi una pausa dal progetto-madre, al fine di esplorare nuove frontiere, ma anche per confrontarsi con il passato. 

Il primo passo è stata la collaborazione di Brandt e Frick come pianisti e di Bauer come addetto al mix all’interessante progetto di Gregor Schwellenbach, “Six Pianos/ Keyboard Study # 1”, che ha visto coinvolti ben sei pianisti (Gregor Schwellenbach, Hauschka, Daniel Brandt, Paul Frick, Lukas Vogel, Erol Sarp, John Kameel Farah) per un originale versione a più mani della composizione di Steve Reich “Six Pianos”, realizzata con registrazioni indipendenti assemblate in sede di post-produzione.
In seguito, Jan Brauer ha limitato il suo operato ad alcune sparute produzioni e remix, Paul Frick ha finalmente capitalizzato la sua passione per i field recording con il timido esordio solista “Second Yard Botanicals”, mentre il più prolifico Daniel Brandt (da non confondersi con l’omonimo musicista svedese) ha pubblicato due album per la Erased Tapes.

Per il polistrumentista tedesco è stata questa l’occasione per mettere a punto anche un nuovo gruppo di musicisti, con i quali condividere un percorso stilistico più ambizioso: Pascal Bideau (chitarra, basso), Florian Juncker (trombone) e André De Ridder (violino).
Elegante e inquieto, il primo album di Brandt, “Eternal Something”, ha catturato le attenzioni di critica e pubblico, grazie a uno stile contemplativo e meditativo, nello stesso tempo melodicamente ricco e articolato.

Con il nuovo progetto, “Channels”, l’autore trascina le pulsioni del minimalismo di Steve Reich, Terry Riley e Philip Glass su un territorio ritmico brioso, dove la techno di Detroit e l’elettronica dei Tangerine Dream diventano un unico paradigma armonico. Il risultato è intrigante, soprattutto per la scelta del musicista di registrare gran parte dell’album live in studio, attingendo così anche all’immaginario rock.
Ogni brano nasce da un’idea indefinita e da scampoli di note elaborate poi nell’atmosfera quasi da jam-session delle registrazioni.
Il ritmo pulsante e l’impeto emotivo del brano d’apertura “Flamingo” dettano i tempi, con intelligenti incastri tra le sonorità elettroniche e il timbro naturale dei pianoforti, questi sapientemente addestrati nel disporre accordi minimali e ciclici in un tessuto sonoro quasi al limite della dance-music. Una magia ancor meglio definita nel pulsante crescendo di basso, tastiere alla Riley, aperture armoniche pop-rock ed estatiche sonorità di trombone di “Sailboats IIi”, che fanno lievitare il brano verso una dimensione quasi sinfonica.

Brandt non teme di mettere a nudo le sue fonti d’ispirazione, citando i Tangerine Dream nell’oscuro e turbolento landscape di “Cherry Dream”, lasciando fluire liberamente nella title track le influenze avantgarde e neoclassiche, e indugiando sulle meraviglie timbriche di Reich nella deliziosa “Ltd”, che sembra uscire da una session di “Electric Counterpoint”.
Il musicista è comunque abile nel divincolarsi tra suggestioni e riferimenti, evitando di crollare in un esangue citazionismo. Grazie poi all’esperienza come regista e produttore di video per alcuni canali televisivi, Brandt  sfrutta tutto il potere evocativo del rapporto tra musica e immagine, con un’attenzione al dettaglio e alla progressione armonica che tiene salda l’attenzione dell'ascoltatore. Ed è al brano più visionario e cinematico di “Channels”, che l’autore affida il finale dell’album, “Twentynine Palms”, una potente e incestuosa mistura di techo, ambient ed etno-folk  che fonde passato e presente in un delizioso affresco musicale.

Non è un album rivoluzionario o inedito nelle sue ambizioni artistiche, il nuovo disco di Daniel Brandt, il musicista tedesco è alla costante ricerca di un linguaggio musicale personale e originale, e queste nuove tracce mostrano molta carne al fuoco, e anche qualche rara prelibatezza matura al punto giusto per essere gustata fino in fondo, riportando così l’attenzione su uno dei musicisti più interessanti della scena tedesca. 

(11/11/2018)



  • Tracklist
  1. Flamingo 
  2. Sailboats III
  3. Cherry Dream 
  4. Daze 
  5. LTD 
  6. Channels 
  7. Twentynine Palms


Daniel Brandt on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.