Danny Goffey

Schtick

2018 (Distiller) | pop

E’ un gap temporale l’effetto principale di “Schtick”, secondo album dell’ex-batterista e corista dei Supergrass; una sensazione resa piacevole dal tono vivace e scanzonato di undici canzoni dirette discendenti dell’epoca britpop. Un primo timido tentativo solista del 2015 (sotto il moniker Vangoffey) non aveva ricevuto in verità le dovute attenzioni, al punto da spingere il musicista a tentare la strada del successo televisivo, partecipando come concorrente al programma della Bbc "Celebrity Masterchef" (inutile spiegare di cosa si tratta), conquistando perfino la semifinale.

In attesa dell’ennesima reunion nostalgica, Danny si ripropone con un album pop in gran stile, con tanto di produttore di grido (Simon Byrt, già alla corte di Pixx, Emiliana Torrini, Alice Jemima), ospiti di prestigio (Marley Mackey degli Insecure Men e Louis Eliot dei Rialto) e una copertina disegnata dal celebre artista Yonathan Yeo. Per l’occasione, il musicista inglese si è nutrito del miglior pop inglese, attingendo da uno scenario talmente ricco da risultare perfino troppo eterogeneo.
Che Goffey sia un bravo batterista è in parte attestato dalle innumerevoli collaborazioni (Paul McCartney, Paul Weller, Thom Yorke, Babyshambles), mentre come autore si rivela un discreto allievo dei primi Squeeze, Devo e Buzzcocks, pur senza mai eccellere. Il passaggio dalle problematiche familiari, che animavano il precedente album solo, alle più ardite tematiche politiche e sociali (religione e salute mentale) non modifica lo stile delle canzoni, sempre effervescente e sardonico.

Il trittico iniziale mette in gioco le armonie migliori, con uno scattante glam-pop (“Let It Happen”), un divertente mix di Beatles e Suede (“Ancient Text” con Brett Anderson come ospite) e una nostalgica canzoncina alla Supergrass/Buzzcocks (“Sick Holiday”).
Il resto scorre attraversato da uno spirito punk-pop non particolarmente ribelle, quanto da vecchio pub inglese o più tipicamente merseybeat, con accenni velati ai Clash (“Psychomental”), un pizzico di funk-pop alla Gang Of Four (“Cosmic Bob”) e canzoncine gradevolmente spigolose (“I Can’t Leave It Alone”).
Anche i testi catturano con intelligenza e nessuna pretesa intellettuale, uno scenario giovanile che nonostante il passare degli anni ripropone gli stessi problemi sociali, tra scazzottate innocenti raccontate su una funambolica “Buzzkiller” e la malinconica accettazione del tempo che passa musicata a tempo di reggae in “I Am Done (Trying To Be Young)”.

E’ evidente che a differenza di molte vecchie glorie del britpop, il buon Goffey ha scelto sonorità poco alla moda, senza altresì indugiare in quel mood meditativo e tenebroso che sembra piacere tanto ai suoi coevi. Lo spirito di “Schtick” non è pretenzioso, anzi piacevolmente scanzonato, e nonostante tutto abbastanza concreto e brioso.
Quello che infine resta all’ascoltatore è un disco divertente e onesto che difficilmente farà breccia nel pubblico nostrano (infatti è stato ignorato dalla stampa), un atipico tuffo nel pop-punk melodico che sviluppando la vecchia formula del pub-rock trovò in personaggi come Elvis Costello, Nick Lowe e Graham Parker la miglior esegesi possibile.

Un’ultima citazione per la conclusiva “Oh Yes, Hey Hey!”, che per un attimo riporta l’orologio ancora più indietro, esattamente a quei gloriosi anni 60 della Swingin’ London e in particolar modo ai tempi dell’avvento della psichedelia e dei primi passi dei Pink Floyd. Quanto questo precluda a future evoluzioni stilistiche non è dato sapere.

(12/07/2018)



  • Tracklist
  1. Let It Happen
  2. Ancient Text
  3. Sick Holiday
  4. Buzzkiller
  5. I Can’t Leave It Alone
  6. Psychomental
  7. Cosmic Bob
  8. 3 Day Bender
  9. Television
  10. I Am Done (Trying To Be Young)
  11. Oh Yes, Hey Hey!
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