David Lang / Maya Beiser

The Day

2018 (Cantaloupe Music) | contemporanea, spoken word

Cosa può, cosa dovrebbe raccontarci oggi una storia? In cosa si rifugiano la letteratura e il cinema, ma se per questo l'arte in generale, quando devono farsi soggetti narranti? Persino il concetto di postmoderno comincia ad apparire datato, non più consono al liquame informativo della contemporaneità. Dove e come possiamo ritrovare una scrittura autentica, ma che sia anche in grado di mantenere il contatto col nostro caotico presente?
Ai romantici di lunga data un comune post o commento lasciato in Rete potrà sembrare materia fredda e inerte, indegna di essere presa in seria considerazione per entrare a far parte di un testo recitato. David Lang, invece, confermando il talento e la visione artistica che dieci anni fa gli sono valsi il premio Pulitzer per la musica (“The Little Match Girl Passion”), ha selezionato con cura e fatto proprie le modeste, commoventi testimonianze condivise su Internet dalla gente comune, riesumate come found objects verbali dispersi nell’oceano digitale.

Inserendo in un motore di ricerca la frase tronca “I remember the day that I” ci si spalanca davanti una quantità di possibili risultati nell’ordine delle centinaia di milioni: dalla paziente sbozzatura di questa enorme mole di dati nasce il recente brano “The Day”, dedicato alla violoncellista e fidata collaboratrice Maya Beiser e inteso come capitolo precedente a “World To Come”, datato a tredici anni prima e commissionato per la stessa musicista dalla University of Iowa. I due complementi sono oggi presentati insieme per la prima volta dalla consueta Cantaloupe Music, casa madre degli autori afferenti al collettivo newyorkese Bang On A Can (fondato da Lang assieme a Michael Gordon e Julia Wolfe).
Disposti in ordine alfabetico, e dunque soggetti a notevoli scarti tematici e di registro, i frammenti di “The Day” (2016) vanno a comporre una sorta di fluviale poesia in prosa, un patchwork corale che nella garbata esposizione del suo non sequitur mette in risalto una sequenza di emozioni al vivo, spogliate di qualunque ornamento stilistico e dunque rilucenti della loro stessa essenzialità.

[...] I attended her wedding// I became coloured// I became one of those things to be cast aside// I brought five items into the dressing room and they all fit// I came home from school the day that darn boy punched me// I chose the nam // I could finally speak// I cried my soul out// I decided to run eighteen miles// I discovered that I would be independent [...]

Attraverso la voce piana dell’attrice Kate Valk, custode onnisciente dei sentimenti e della memoria collettiva, si alternano con disinvolta eleganza le vite degli altri, similmente allo sguardo a volo d’uccello di Virginia Woolf in Mrs Dalloway. Una e centomila come il solco melodico tracciato dal violoncello d’accompagnamento, dapprima solitario e via via stratificato in tracce riverberate che si richiamano e si completano a vicenda; la partitura profondamente lirica di Lang, memore delle fragili armonie in tintinnabuli di Arvo Pärt, nelle mani della dedicataria Beiser sembra appunto ammantarsi di un’aura sacrale, che nell’accostamento col brano seguente può essere interpretata come la narrazione in musica di momenti salienti nell’esistenza di coloro che hanno lasciato questo mondo nella tragedia dell’11 settembre 2001.

A quelle anime è dedicato infatti “World To Come” (2003), le cui iniziali coincidono con quelle del World Trade Center: principiando a singhiozzo, su un pattern additivo nettamente sincopato, come in “The Day” il violoncello si divide poi idealmente nelle parti di un piccolo ensemble d’archi; soltanto vocalizzi senza parole e sospiri afoni della stessa Beiser si sovrappongono alle brevi progressioni ascendenti di stampo minimalista, che si alternano fra ruvidi ostinati ed enfatici vibrati. Si tratta di “una metafora della separazione dell’anima dal corpo al momento del decesso, e del loro sforzo di riunirsi in un mondo spirituale pacifico, post-apocalittico”.

Ecco, dunque, cosa può raccontarci, nello specifico, la composizione contemporanea: una storia che è o potrebbe appartenere a ciascuno di noi, ridotta ai minimi termini per divenire umanamente universale, riportando l’attenzione sul quotidiano che ci accomuna e sul valore fondamentale di tanti piccoli eventi solo in apparenza insignificanti, ma che forse più di tutti potrebbero influire su ciò che siamo.

(13/03/2018)

  • Tracklist
  1. The Day
  2. World To Come
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