David Sylvian & Holger Czukay

Plight & Premonition / Flux + Mutability (ristampa)

2018 (Grönland) | ambient, sperimentale

Io sento che esistono altri modi di lavorare col suono, che potrebbero permettere di essere più precisi e fedeli a quel mondo interiore che noi ci sforziamo di riprodurre sullo schermo, e non solo al mondo interiore dell’autore, ma anche all’essenza intima del mondo vero e proprio, alla sua sostanza propria, non dipendente da noi.
(Andrei Tarkovsky, “Scolpire il tempo”) 

Un trentesimo anniversario e la recente scomparsa di Holger Czukay ben valevano questa riedizione del dittico co-firmato dal leader dei Can assieme a David Sylvian, originariamente pubblicato nel 1988 e 1989 in Lp e cd separati. Quella della "musica interiore" cristallizzata in “Plight & Premonition” e “Flux + Mutability” è una storia senza parole che meritava di tornare a essere raccontata, rivissuta attraverso un remaster completo, fotografie inedite di Yuka Fujii (all’epoca compagna di Sylvian) e un approfondito saggio di David Toop, musicista e studioso della scena sperimentale di ieri e oggi.

Come è noto, nel 1983 Sylvian coinvolse Czukay nel dream-team del suo primo album da solista, “Brilliant Trees” (1984), in virtù dell’indole sperimentale e intuitiva della sua multiforme pratica musicale, ampiamente rodata con le seminali esperienze nella scena underground della Berlino Ovest di fine anni Sessanta. Pochi anni dopo, per contro, fu quest’ultimo a convocare l’ex-frontman dei Japan a Colonia, in uno studio ricavato da una sala cinematografica dismessa, per realizzare una traccia vocale destinata all’ultimo brano di “Rome Remains Rome” – e che dopotutto Sylvian non incise mai.
Così, nell’inverno del 1986, ebbero invece luogo due notti di libera improvvisazione, in uno stato di onirico abbandono al potere gentile della musica: l’obiettivo non dichiarato era creare qualcosa di diverso da una semplice musica d’ambiente: una musica, piuttosto, di “tempo e luogo”, non applicabile ad altri contesti ma che fosse essa stessa “contesto” per una meditazione profonda ma tutt’altro che ingenua o tradizionale.

Come tutte le grandi composizioni free form delle origini, “Plight & Premonition” – uscito tardivamente nel marzo 1988 – conserva un’aura di purezza ed epifanica meraviglia nel suo naturale svolgimento. A partire da semplici droni e loop di chitarra e nastri, ciascuno è intervenuto alternamente con vari strumenti, inseguendo l’ispirazione del momento: Sylvian alla chitarra elettrica, tastiere, vibrafono e harmonium; Czukay all’organo, pianoforte e radio a onde corte; altri contributi sono da accreditare a Karl Lippergaus (alla sintonizzazione delle radio) e Jaki Liebezeit, batterista e co-fondatore dei Can (cui sono attribuiti gli infra-sounds).
Nel remissaggio effettuato dallo stesso Sylvian nel 2002, “Plight (The Spiralling Of Winter Ghosts)” evoca con ancor maggiore efficacia un limbo invernale attraversato da evanescenti spettri sonori d’altri mondi, prossimi al minaccioso esotismo dei Popol Vuh di “Aguirre”. Inizialmente la traccia durava solo dieci minuti, ed è stato il successivo editing di Czukay, nel corso di circa sei mesi, a trasformarla in un lato di Lp completo.
“Premonition (Giant Empty Iron Vessel)”, invece, rappresenta più da vicino la pratica musicale di Sylvian a quel tempo, e a differenza del primo lato deriva quasi interamente da un single take originale, in quanto ciascun intervento successivo sembrava snaturare l’equilibrio dell’atmosfera creatasi durante la registrazione. La stessa suddivisione nelle rispettive responsabilità creative verrà replicata in “Flux + Mutability” che, a differenza degli eventi spontanei che fecero scattare la scintilla del predecessore, fu frutto di uno sforzo premeditato nel corso di due settimane di chiusura in studio nel dicembre 1988, cui seguì la pubblicazione nel settembre del 1989.

Tra gli elementi ricorrenti che uniscono le due opere vi sono i pervasivi “found sounds” ed elementi estranei metodicamente disposti da Czukay: segnali radio, melodie classiche e popolari e inni fuggevoli confermano la persistente influenza del maestro Karlheinz Stockhausen sul suo discepolo. Alla formazione del secondo album si aggiungerà proprio il figlio d’arte Markus Stockhausen (flugelhorn), assieme al flauto africano e alla chitarra dal sapore frippiano di Michael Karoli, altro membro stabile dei Can.
Il loro apporto rende “Flux (A Big, Bright, Colourful World)” il movimento meno rarefatto dell’intero dittico, principalmente a motivo delle percussioni tribali di Liebezeit – unica sezione ritmica del macro-progetto – ma anche di una più vivace presenza della componente strumentale, per forza di cose più prossima a un’assorta jam session della leggendaria compagine kraut-rock di Czukay, impegnato con chitarra, basso, dittafono e radio.
Quasi interamente improvvisato, il conciliante atto finale di “Mutability (“A New Beginning Is In The Offing”)” probabilmente eredita il suo sottotitolo da una delle opere finali di Joseph Beuys, “Poorhouse Door” (1981), realizzata dall’artista concettuale utilizzando la porta d’ingresso allo studio del gallerista Richard Demarco, locato a Edimburgo in un ex-ricovero per senzatetto. Il quieto oceano cosmico di chitarra e tastiere disegnato da Sylvian si riconduce allo spirito originario di questa avventura in studio, influenzata nelle atmosfere anche dalle colonne sonore di Eduard Artemyev per i capolavori visionari di Andrei Tarkovsky, da “Solaris” a “Stalker”.

Da una penombra incerta al più luminoso orizzonte spirituale, si completa così un incontro tra menti e sensibilità in piena sintonia, aperti a qualunque esito laddove si paventi la possibilità di scoprire e diffondere nuove pratiche espressive. Nelle parole di Sylvian all’epoca del primo incontro, “una forma di musica che sembrava essere stata creata, mentre eravamo assenti, da strumenti abbandonati sulla terra e nei boschi, suonati dai grezzi elementi invernali”.
Così, quel “tempo e luogo” sospeso e reso esteriore non cessa di esistere e rigenerarsi ogni volta nell’ascolto, immune al passare degli anni e alla finitezza dei suoi creatori.

(02/07/2018)

  • Tracklist

Cd 1 - Plight & Premonition

  1. Plight (The Spiralling Of Winter Ghosts)
  2. Premonition (Giant Empty Iron Vessel)


Cd 2 - Flux + Mutability

  1. Flux (A Big, Bright, Colourful World)
  2. Mutability (“A New Beginning Is In The Offing”)
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