Dead Can Dance

Dionysus

2018 (PIAS) | world music, neoclassical darkwave

Il prossimo anno i Dead Can Dance, che hanno ormai ampiamente sorpassato la soglia dei trent’anni di carriera, celebreranno la loro gloriosa storia musicale con un tour che da maggio a giugno toccherà tutte le principali capitale europee. Un annuncio del genere basterebbe da solo a riempire tutti i teatri e le venue che verranno toccati da questo lungo giro live, ma al duo australiano piace fare le cose per bene e così il tour è stato anticipato dalla pubblicazione di un nuovo capitolo della loro saga, “Dionysus”. Disco al quale tocca l’arduo compito di rimpolpare ulteriormente il già folto e straordinario canzoniere di Lisa Gerrard e Brendan Perry.

Diviso in due atti, il nono disco dei Dead Can Dance mette in musica le secolari tradizioni delle feste del raccolto e della primavera, a partire da quelle legate al culto di Dioniso. La Grecia è infatti solo lo spunto, il punto di partenza di peregrinazioni musicali e tematiche molto più ampie. Il coloratissimo cappuccio che troviamo sulla copertina di "Dionysus" è una maschera tipica degli Huichol, popolazione della Sierra Madre messicana famosa per gli intarsi in perline sui tessuti e per celebrazioni estatiche a base di peyote.
Musicalmente, il raccolto effettuato da Perry è ancora più esotico; per sviluppare le trame circolari di “Dionysus” ha infatti impiegato flauti corsi, tamburi ancestrali, cornamuse e affini, e la gadulka, uno strumento a corde bulgaro dal grande potenziale evocativo. Grande attenzione è stata rivolta anche agli scenari di queste celebrazioni, resi palpabili grazie a un uso massiccio di field recording di stormi, onde, greggi al pascolo.

Intrigante come sempre il gioco delle due voci, che per questa volta vede Perry vestire i panni del Rapsodo e la Gerrard levare sacrali canti da vestale o strilli tribali da baccante. Rispetto ad “Anastasis”, che sei anni fa segnò il ritorno in pista della coppia, “Dionysus” è molto meno dark e vede i vezzi wave dei Dead Can Dance quasi estinguersi, a favore di una totale adesione a canoni world music. Grazie a ritmi tribali e alle costanti reiterazioni delle linee melodiche, rimane però inalterata la grande componente ipnotica della musica degli australiani.

Arrivando a ridosso di quello che si preannuncia un tour trionfale, “Dionysus” desta una considerazione automatica. Potendo comporre la scaletta di una serata di suddetta tournée, sacrificheremmo un classico del passato per un estratto da questo disco? Probabilmente no, ma un paio di questi - vengono in mente le micidiali “Act I: Dance Of Bacchantes” e la tortuosa “Act II: The Invocation” - potrebbero rappresentare due interessanti intermezzi per tirare il fiato tra portate più succose e attese. Ciò non toglie che ci si trovi al cospetto di un disco di rara raffinatezza e concettualmente a segno.

(04/11/2018)

  • Tracklist
  1. ACT I : Sea Borne - Liberator of Minds - Dance of the Bacchantes
  2. ACT II : The Mountain - The Invocation - The Forest - Psychopomp


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