Dead Meadow

The Nothing They Need

2018 (Xemu Records) | stoner, psych-folk

Con alle spalle un piccolo capolavoro di noise-rock-blues dai contorni psichedelici (“Feathers”), i Dead Meadow rappresentano una delle migliori espressioni dello stoner-rock, una delle poche band che, nel corso delle continue variazioni di stile e di formazione, è stata capace di rispolverare Mc5, Blue Cheer e Black Sabbath senza mai irritare i puristi. “The Nothing They Need” giunge dopo cinque anni di silenzio discografico, celebrando i vent’anni di carriera e chiamando in causa tutti i musicisti che hanno fatto parte in passato della formazione. Oltre ai due veterani, Jason Simon (chitarra) e Steve Kille (basso), sono presenti tutti e tre i batteristi avvicendatisi durante questi lunghi anni, da Juan Londono (attuale membro fisso del trio) a Stephen McCarthy, per poi finire a Mark Laughlin, batterista protagonista dei primi tre album e quindi riapparso nel disco del 2013 “Warble Womb”; non poteva ovviamente mancare Cory Shane, secondo chitarrista nell’album “Feathers” del 2004.

Il risultato è senz’altro stimolante e piacevolmente familiare. Le otto tracce scorrono senza alcun cedimento di tensione e con una perfetta tenuta strumentale, conciliando tutte le anime della band, sia quella più stoner che quella lievemente folk-psych. Pur essendo l’album più coeso della loro carriera, “The Nothing They Need” è anche uno dei meno fantasiosi, a furia d’inseguire le divagazioni live dei Grateful Dead, i Dead Meadow sembrano catturati dalla stessa indolenza della scena di San Francisco, cedendo parte del loro appeal alle tentazioni formali ed estetiche del rock psichedelico, accantonando l’attitudine più sperimentale e perversa.

Nulla di grave, per fortuna, i Dead Meadow restano abili intrattenitori e perfetti padroni di casa: le agili trame di basso e l’incalzante mood ipnotico di “Keep Your Head”, i riff trascinanti e fieri di “Nobody Home” e quelli più roventi e svogliati di “This Shaky Hand Is Not Mine” promettono faville nella loro versione live.
Affascinati dalle sonorità più malsane e blues di “I’m So Glad” (che non sfigurerebbe in un disco dei Jon Spencer Blues Explosion) e dalla visionaria e imprevedibile evoluzione dell’eccellente strumentale “Rest Natural” (che abbozza perfino contaminazioni jazz), diventa poi più facile perdonare la non del tutto riuscita concessione al pop-rock di “Here With The Hawk” (con un riff che sembra rubato a “Beat It”) e le tonalità più tenere di “Unsettled Dust”.

Con “The Nothing They Need”, i Dead Meadow mettono a punto una macchina da guerra ben rodata e con almeno due o tre spunti notevoli. Probabilmente questo album verrà ricordato più per l’indole celebrativa, ma il rifugiarsi tra queste lande sonore familiari è un’esperienza in ogni caso gratificante.

(05/04/2018)



  • Tracklist
  1. Keep Your Head
  2. Here With The Hawk
  3. I’m So Glad
  4. Nobody Home
  5. This Shaky Hand Is Not Mine
  6. Rest Natural
  7. The Light
  8. Unsettled Dust




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