Deafheaven

Ordinary Corrupt Human Love

2018 (Anti-) | blackgaze

Roads To Judah” del 2011 è una pietra angolare black-gaze. Al primo tentativo, la band di San Francisco sintetizzò una formula musicale allucinatoria e immaginifica che, fondendo a freddo cavalcate metal nel buio pesto a esplosioni di luce accecanti, convinse un po’ tutti, dagli estremisti metal agli indie kids. “Sunbather” del 2013 non è all’altezza del suo predecessore, ma replicandone a pie' pari l’essenza aggiunge qualche classico al repertorio della band. Non lo si poteva affermare con certezza, ma la parabola discendente dei Deafheaven era già cominciata. Fu però chiaro nel 2015 di “New Bermuda”, disco del quale si salvava praticamente la sola “Brought To The Water” – ad onor di cronaca uno dei brani più violenti e intensi mai scritti dai californiani – in cui la band faceva fatica a tenere insieme gli elementi che un tempo sapeva miscelare con gran alchimia.

Nonostante l’evidente voglia dei Deafheaven di sparigliare le carte in tavola, “Ordinary Corrupt Human Love” fa anche peggio. “You Without End” è invero sorprendente: un voluttuoso cantato femminile schiaffato in primo piano, virtuose trame hard-rock che si levano da un giro di pianoforte rubato ad Adele… Solo qualche minuto dopo, nascosto da tutto questo melodiare, fa finalmente capolino il growl da demonio in pena di George Clark. L’equazione Deafheven è qui completamente capovolta. Dove una volta era la melodia a dover attraversare strati e strati di distorsioni nero pece per intravedere il cielo, troviamo uno scenario completamente opposto: è quest’ultima a opprimere, a schiacciare e quindi ad attutire la brutalità. Un inizio ad effetto? Sicuramente. Un pezzo di cui ricordarsi? Probabilmente no.

La seguono due numeri black metal piuttosto ordinari, “Honeycomb” e “Canary Yellow”. Tra gli strilli e gli sciami di chitarre a zanzara di quest’ultima volteggia un coro da stadio; ancora una novità, ancora piuttosto innocua. “Near” è invece il classico ballatone atmosferico che ogni nuova band shoegaze potrebbe scrivere tentando di portare a casa la prima ballata struggente: chitarra acustica riverberata, assolo col tremolo che fa lo slalom fra le nuvole, cantato sconsolato. Peccato che i Deafheaven non siano una band shoegaze alle prime armi. Nei dieci minuti di “Glint”, i Nostri avvicendano deflagrazioni black metal a intrecci di arpeggi post-rock, praticamente il loro territorio, la combinazione che ne ha fatto la fortuna, ma tutto appare sfilacciato, come in un patchwork impreciso. “Night People” è invece un bel numero di pop polveroso, dove due voci camminano a braccetto in una dolce notte di chitarre neon e rugiada di pianoforte.

Insomma, in “Ordinary Corrupt Human Love” non tutto è da buttare e la voglia della band di rinnovarsi è da premiare, così come la sua meticolosità in sede di incisione. È però chiaro che il miracolo che ai blackgazer californiani riuscì con “Roads To Judah” resta per l’appunto un miracolo.

(16/07/2018)

  • Tracklist
  1. You Without End
  2. Honeycomb
  3. Canary Yellow
  4. Near
  5. Glint
  6. Night People
  7. Worthless Animal


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