Death Grips

Year Of The Snitch

2018 (Third Worlds) | alt-rap

Completato il dittico “Niggas On The Moon” (2014) e “Jenny Death” (2015) a formare il doppio “The Powers That B” (2015), i tre Death Grips (Stephan “MC Ride” Burnett, Andy Morin, Zach Hill) procedono con il sesto “Bottomless Pit” (2016), feroce, impeccabilmente afferente all’ethos hardcore ma non particolarmente ispirato (si anima verso la chiusa, specie con la travolgente title track).
A questo monocromatismo corrispondono la sofisticazione, il sottaciuto dadaismo e i pizzichi di retromania di “Year Of The Snitch”. Spesso sembra che il combo aneli a tornare alla libertà artigianale del mixtape, o a varcare la soglia delle concatenazioni del radiodramma (digitale ovviamente), così come appare fin dalla scriteriata intro, “Death Grips Is Online”.

Il combo perde anche tempo e risorse a gigionare. Il caotico rap elettronico rifratto di “Flies”, più un assemblato di eventi sonori che reale componimento, capeggia in negativo il reggaeton spastico e imploso di “Linda’s In Custody”, “Disappointed”, in parte anche “Hahaha”, fin dal titolo un esperimento incompiuto di beat polverizzati, voci e suoni.
Questo fa comunque lievitare il livello d’isteria: il crossover ribollente hard-rock Black Sabbath-iano “Black Paint”, da far impallidire i Run Dmc, il teso anthem corale sincopato di “Dilemma” (jazzy, pomposa e retrò, quasi in stile blaxploitation) e “Streaky”, filastrocca ghetto immersa in elettronica fibrillante, fino alla straripante Pere Ubu-esca “The Fear”. Al culmine della trance agonistica (creativa) c’è anche la ben curata ma inappropriata techno cibernetica di “Little Richard”.

Prodotto al solito dal complesso in plenum recuperando i cari vecchi scratch, cortesia di DJ Swamp, implementando l’irregolare Lucas Abela, senza calpestare la folle batteria di Hill (sentire “The Horn Section”), è un disco sull’ascolto attivo piuttosto che passivo con cui il trio, moralista pessimista e massimalista, continua il suo discorso sullo svilimento e la reificazione di parola e codice nel periodo odierno. Al di là del suo furbo, chirurgicamente delineato delirio e dei suoi limiti espressivi, è un flusso a perdifiato a corpo variabile che, nel campo del fanta-hip-hop, avrà tra qualche tempo la sua importanza. Momenti efficaci tra cui un hardcore-punk in provetta, “Shitshow”. Un Ep (“Steroids”, 2017) e una sfilza comicamente lunga di singoli, tutto meno che radiofonici, ad anticiparlo.

(09/07/2018)

  • Tracklist
  1. Death Grips Is Online
  2. Flies
  3. Black Paint 
  4. Linda’s In Custody
  5. The Horn Section
  6. Hahaha
  7. Shitshow
  8. Streaky
  9. Dilemma
  10. Little Richard
  11. The Fear
  12. Outro
  13. Disappointed
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