Decibel

L'Anticristo

2018 (Sony Music) | art-rock

Enrico Ruggeri e Midge Ure. Sebbene abbia seguito le due carriere sin dagli esordi, è stato solo quando li ho visti duettare sul palco dell’Ariston che ho realizzato le straordinarie analogie che legano le rispettive parabole artistiche. Innanzitutto entrambi si possono annoverare tra gli enfant prodige del movimento punk: Midge adocchiato da Malcom McLaren come possibile frontman dei Sex Pistols (ma non se ne fece nulla) ed Enrico leader dei Decibel duri e puri della prima ora, con un seguito underground di tutto rispetto.

Ma non è tutto. Infatti, quando si è trattato di fare delle scelte artistiche cruciali, i due sono finiti repentinamente sulla lista nera dalla critica di fine anni 70 come “traditori del verbo”, a seguito dell’ingresso dello scozzese negli Ultravox al posto di John Foxx (una “colpa” invero mai chiarita) e dell’incompresa svolta art-glam dei Decibel sanremesi di “Contessa”. E siccome al peggio non c’è fine, eccoli ancora virtualmente appaiati, catalogati come “venduti” tout court, nel momento in cui ebbero l’ardire di rivolgersi al pubblico delle discoteche (orrore!): il primo coi Visage di “Fade To Grey”, il secondo contribuendo alla consacrazione del movimento italo-disco come co-autore e supervisore nella prima hit di Den Harrow, “To Meet Me”, e dell’accoppiata cult di Diana Est “Tenax” e “Le Louvre”.

Traditori e venduti: tutte sciocchezze, ovviamente, che nulla hanno a che vedere con il profilo artistico degli interessati, né con quello di produzioni che, piaccia o meno, hanno lasciato tracce ben riconoscibili del loro passaggio nell’immaginario collettivo. Eppure questi sono, per sommi capi e in estrema sintesi, i peccati originali che hanno indirizzato un nutrito esercito di “critici” fino ai giorni nostri, impedendo loro di guardare oltre ai cliché e spesso di conferire la giusta dimensione ai due artisti, e a episodi decisivi per il pop internazionale (la già menzionata “Fade To Grey”, ma anche le varie “Vienna”, “Dancing With Tears In My Eyes” e – toh – “Do They Know It’s Christmas?”, giusto per non dilungarci) e per quello italiano (“Polvere”, “Il mare d’inverno”, “Il portiere di notte” eccetera). Incontestabili evergreen che non sono certo episodi isolati, ritrovandosi inseriti in discografie che, a prescindere dai picchi qualitativi e/o dal riscontro del pubblico, si sono sempre distinte per coerenza e dignità.

Questa lunga e doverosa premessa per focalizzare i motivi per cui Ruggeri rientra a pieno titolo fra quella schiera di musicisti per i quali il “ma…” e il “però…” sono una costante sin dagli esordi (piuttosto che niente, quando finivano gli argomenti, si tiravano in ballo le sue fantomatiche carenze di vocalist), e che quindi è fisiologico che una reunion come quella dello scorso anno e il sequel odierno, al di là di qualche velina della casa discografica, vengano per lo più ignorati, o liquidati con due convenevoli, dalla stampa specializzata. Specie dopo il passaggio nazionalpopolare del Festival di Sanremo, che ha riospitato i Decibel a 38 anni da “Contessa”.

E invece mai come ora vale la pena soffermarsi sui contenuti musicali di questo nuovo lavoro, che sancisce un ritorno a ottimi livelli di un progetto che già con l’inaspettato ritorno di “Noblesse Oblige”, pur con qualche incertezza, aveva dato degli incoraggianti segnali di vitalità. Ci troviamo di fronte a un disco compatto, a volte spigoloso, a volte più ricercato, nel quale non mancano i riferimenti alle stelle polari del rock decadente (sintomatico l’intro di “Choral In E Min”, probabile omaggio al sempre poco citato Klaus Nomi), ma nemmeno le rivendicazioni di uno stile esclusivo che ha influenzato negli anni le nuove leve dell’art-pop nostrano. E succede anche che Enrico riscopra un’ispirazione nella scrittura dei testi che, con tale continuità, non si osservava da tempo (a proposito, cosa deve dimostrare ancora il nostro per meritarsi una Targa Tenco?). Come, ad esempio, nel boogie à-la Mott The Hoople “Baby Jane”, una perfetta istantanea del vuoto indotto dai nuovi modelli sociali su un prototipo giovanile purtroppo assai diffuso, che fa da paio con la cavalcata glam “15 minuti”, nella quale – citando Wahrol – si riflette sull’assenza di amor proprio che spinge molti a sacrificare la propria dignità pur di strappare velleitariamente la scena nel più bieco dei talk-show.

“Sally Go Round” evoca nella tessitura sonora tanto i Beatles di “Lucy In The Sky With Diamonds” che i Cockney Rebel di “Tumbling Down”, e nel testo le inquietanti storie narrate da Peter Gabriel in “Nursery Crime” (“The Musical Box”?), nella tragica e distaccata rappresentazione di una psicosi infantile. Ed è nella crudezza dell’inferno della droga che va a parare la decadente “Acid Queen”, canzone dall’incedere indolente e un po’ reediano nella stagione di “Berlin”, mentre il trascinante synth-rock della title track rimesta con vigore nelle stanze segrete dell’odierno pensiero unico. Gli immancabili svolazzi delle tastiere d’epoca di Silvio Capeccia sono la vera marcia in più di episodi altrimenti più ordinari (“La città fantasma”, “Lo sconosciuto”) così come lo sono i cori combinati con lo ieratico Fulvio Muzio, che impreziosiscono il riuscito brano festivaliero “Lettera dal Duca” e la frizzante “La banca” (già, ma “il bandito è chi ruba nella banca o chi ci sta?”).

Il disco si chiude con una classica ballad da repertorio solista di Enrico (“Buonanotte”), forse un po’ avulsa dal contesto ma tremendamente efficace per la struggevolezza delle liriche e per il solo di tromba del rispolverato collaboratore di vecchia data Davide “Billa” Brambilla, mai così ispirato e toccante. Se l’obiettivo era quello di trasmettere un messaggio musicale senza fronzoli, unendo l’immediatezza a buone dosi di creatività e di mestiere, “L’Anticristo” lo ha pienamente raggiunto, col fascino discreto di un gusto classico che, giustamente, se ne frega delle mode senza rinunciare alla modernità.

(03/03/2018)



  • Tracklist
  1. Choral In E Min
  2. L' Anticristo
  3. Lettera dal Duca
  4. Baby Jane
  5. My Acid Queen
  6. La Banca
  7. La Città Fantasma
  8. Sally, Go Round!
  9. 15 Minuti
  10. Lo Sconosciuto
  11. La Belle Epoque
  12. Il Sacro Fuoco Degli Dei
  13. Buonanotte


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