Deena Abdelwahed

Khonnar

2018 (InFiné) | bass-music, arab-electro, post-club

Che i paesi del Nord Africa siano una fucina di talenti emergenti, terra franca per nuovi linguaggi e sperimentazioni, è un'evidenza sotto gli occhi di tutti gli appassionati, specialmente di quelli sintonizzati sul multiforme panorama elettronico. È un brulicare di nomi, titoli e possibilità, tale da diramarsi in continuazione verso direzioni inattese, alla ricerca di un nuovo territorio da occupare, su cui piantare la propria bandiera. In questo scenario tentacolare, impossibile da ricondurre a tendenze specifiche o a particolari retaggi espressivi, il profilo della tunisina Deena Abdelwahed è tra quelli che meglio hanno saputo sfruttare questo peculiare clima di fermento ed elevarsi dal mare magnum delle pubblicazioni e delle micro-etichette.
Il suo segreto? Possedere solide qualità da dj, spendibili nei locali in giro per il mondo (un mix pubblicato nel 2017 chiarisce perfettamente l'assunto), ma soprattutto avere dalla sua una forte attitudine al concept, tale da renderne estetica e sound immediatamente distinguibili. Profondamente radicata nella cultura del suo paese, senza però rimanere rinchiusa nei confini della tradizione, la producer realizza con “Khonnar” un'affascinante ibridazione tra la più stringente contemporaneità bass/electro e la ricca eredità tunisina, cogliendo l'occasione per riflettere sulle moderne società arabe. In parte critica, in parte resoconto, il debutto su full-length dell'artista già vale più di una semplice promessa.

Non ci si scomodi troppo a classificare questo disco assieme ai tanti prodotti di fascia post-club che stanno infestando la Rete (spesso con risultati più che discutibili), dacché la progettualità e il fiuto compositivo di Abdelwahed vanno ben oltre la semplice mimesi di stilemi che stanno davvero facendo il loro tempo. Nello sposare le istanze decostruttive del settore, il prisma espressivo della producer non si trasforma in una massa amorfa e respingente, piuttosto coglie l'opportunità per dare nuovo lustro allo scrigno culturale del proprio paese, incrociando i percorsi della tradizione e dell'avanguardia. “Khonnar” (termine intraducibile dell'arabo tunisino, stante a significare il lato più oscuro e vergognoso delle cose) è album dall'umore oscuro e fosco, che non rinuncia alla melodia e alla voce, anzi li rende parte centrale del discorso, tanto nella loro presenza quanto nella loro assenza.

Imbastiti sui canoni del canto arabo, i contributi vocali non sono semplici abbellimenti estetici, ma rendono conto di questioni sociali inerenti al Nordafrica e alla percezione di quest'ultimo nel mondo. Una visione a tutto tondo, che ben si riflette anche nelle scelte sonore: bassi cavernosi e ispidi pattern sintetici accompagnano il fascinoso melodismo di “Saratan”, denuncia sulle ineguaglianze di genere, mentre “Fdhiha” parla il linguaggio del grime per esprimere il disappunto di un'intera generazione di giovani, avvolta dalla crisi internazionale e dalla mancanza di prospettive, attraverso una diffrazione dell'elemento vocale che si erge a urlo collettivo.
Se “Al Hobb Al Mouharreb” pende dal lato più tradizionale della bilancia (per quanto opportunamente declinato in chiave sintetica), ritornando sul nervo scoperto della questione migratoria, “Rabbouni” chiude l'intero progetto col suo scostante minimalismo, affidato più all'affascinante espressività vocale che allo spezzettato tappeto sonoro.

Non tutto ancora funziona, e quando Abdelwahed spinge sul pedale della sperimentazione senza barriere, talvolta il risultato si diluisce più del dovuto (il rumore digitale di “A Scream In The Consciousness”). Anche in una chiave non vicina a quella del clubbing la producer dà comunque un saggio più che esaustivo delle sue abilità, lasciando trasparire l'eventualità di un grande progetto nel futuro prossimo. Finezza concettuale e capacità elaborativa non sono proprio in difetto.

(16/01/2019)

  • Tracklist
  1. Saratan
  2. Ababab
  3. Tawa
  4. Fdhiha
  5. Ken Skett
  6. Al Hobb Al Mouharreb
  7. 5/5
  8. A Scream In The Consciousness
  9. Rabbouni
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