Django Django

Marble Skies

2018 (Ribbon Music) | neo-psychedelia

Non tutte le ciambelle riescono col buco. E quando una band – pur di valore come i britannici Django Django – si ritrova a raccogliere canzoni per una nuova uscita a due anni dal precedente disco (stupendo, ma per molti velleitario e – udite udite – perfino un po’ prog), può capitare che qualcosa non funzioni. Che la fretta risulti cattiva consigliera, e l’ansia di chiudere si combini al desiderio di accontentare chi auspicava un ritorno alla “semplicità” degli esordi. Magari gli stessi che per anni li hanno scambiati per un plagio ben riuscito della Beta Band, mostrando di averci capito gran poco della formula di questi mirabolanti cazzari psych-pop…

Avviene così che il terzo disco dei Django Django, fino ad ora il più colorato ed eccentrico carrozzone indie-pop sulla piazza negli ultimi tempi, sia un mezzo passo falso. Mezzo, perché se il quantitativo di riempitivi e brani così-così si aggira sulla metà circa della tracklist, va detto (deo gratias!) che il restante 50% continua a essere composto di bombette niente male.
Episodi come i singoli di lancio “Tic Tac Toe” e “In Your Beat” non hanno infatti nulla da invidiare ai fasti degli Lp precedenti. Scoppiettanti e caciaroni, stralunati ma orecchiabili, miscelano reminiscenze western e gorgogliamenti psichedelici, girandole chitarristiche e ritmini electro-tex-mex tanto ridicoli quanto frastagliati. La conclusiva “Fountains” ha quell’incedere “sedato” e un po’ alla Stone Roses che si era tanto notato nel disco d’esordio, e anche il southern boogie di “Further” si muove con successo su terreni già battuti dalla band, rivisitando nel ritornello atmosfere morriconiane alla luce di una tavolozza velatamente electro.
Altrove la band tuttavia osa maggiormente: in “Champagne”, per dire, accanto alle solite e buffonesche costruzioni finto-country del ritornello troviamo un basso quasi karniano che pare fregato di peso agli ultimi Metronomy. E la title track “Marble Skies” è qualcosa di inedito per il gruppo: una cavalcatona a guida elettronica, che per quattro minuti e mezzo fugge su ritmiche kraut affastellando immagini di cieli e praterie con un testo tanto efficace quanto incomprensibile.

Novità però significa anche rischio, ed è qui che la quintessenziale sciamannataggine della band mostra la corda: tra esperimenti a casaccio (con “Beam Me Up” tentano di fare i Depeche Mode, in “Real Gone” giocano con la acid-house e in “Surface to Air” paiono flirtare perfino con la recente moda tropical!) e passaggi semplicemente sottotono, tutti gli episodi che più si allontanano dal canone segnano anche il sostanziale smussamento di quelle bizzarrie sia ritmiche che melodiche che sempre hanno reso brillante la musica dei Django Django. Proprio dove il gruppo cercherebbe ulteriore policromia, si registra invece assenza di guizzi e appiattimento su schemi non propri, senza che emerga peraltro un qualche disegno generale che possa salvare almeno l'intento dell'iniziativa. La mancanza di direzione di questi brani mostra in maniera evidente il principale limite dell’album e forse di questo punto della carriera della band: esaurita la spinta delle idee consolidate e bruciato in pochi colpi quel poco di “aggiornamento stilistico” possibile senza mandare a quel paese la coerenza della formula, proprio quell’attitudine bighellona che rappresenta da sempre il valore aggiunto dei Django Django sta trasformandosi in un pulsante di autodistruzione.

Augurandosi che nei prossimi tempi – complice magari una folgorazione sulla via di Damasco, perché a dir la verità una svolta pare improbabile – la band riesca a rimettersi in carreggiata, non resta che far tesoro della manciata di ottime canzoni presenti in questo terzo album e incrociare le dita per una futura data italiana: c’è da pensare che dal vivo continueranno a essere i fantastici mattacchioni di sempre.

(14/02/2018)

  • Tracklist
  1. Marble Skies
  2. Surface to Air
  3. Champagne
  4. Tic Tac Toe
  5. Further
  6. Sundials
  7. Beam Me Up
  8. In Your Beat
  9. Real Gone
  10. Fountains




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