Drudkh

They Often See Dreams About The Spring

2018 (Season Of Mist) | black metal, folk-metal

Il nuovo millennio ha aperto infinite prospettive al black-metal, un genere che se da un lato ha perso completamente la purezza degli albori, nel rovescio della medaglia ha compensato questo distacco con una ricerca e una sperimentazione di notevole importanza. Il motore scandinavo della second wave non ha certo cessato le sue blasfeme attività, ma è stato comunque affiancato da una periferia estrema di grande livello che si è sviluppata intensamente sia negli States che nel resto d’Europa. Europa dell’Est, soprattutto, con scene di tutto rispetto come quella polacca o quella ucraina (progetti controversi come Nokturnal Mortum, Hate Forest e Moloch hanno sicuramente lasciato il segno). I Drudkh arrivano proprio da questo stato ex-sovietico e festeggiano quindici anni di onorata carriera con questo ultimo tassello della loro sterminata discografia (composta anche da alcuni validi split album), un percorso altalenante ma coerente, cominciato nel 2003 con “Forgotten Legends”.

“They Often See Dreams About The Spring” (che nel titolo scritto in cirillico è “Їм Часто Сниться Капіж”) è un disco nero come la pece, fin dallo squarcio in cui sembra immergersi quella figura umana raffigurata sulla copertina. Un lavoro che si allontana del tutto dalle eloquenti influenze di stampo folk del passato (con riverberi nazionalisti, pensiamo al sontuoso “Blood In Our Wells” del 2006), per proseguire lungo una strada buia e tempestosa, forse addirittura più integralista rispetto a quanto ci potessimo aspettare.
Queste cinque lunghe tracce (tutte tra gli otto e i nove minuti, esclusa la quarta che non arriva a sette) costituiscono una sorta di movimento unico, merito di un amalgama frutto di anni esperienza e dedizione alla causa, un mood costante che si innalza nelle gelide e sinistre atmosfere di cui è permeato il disco.
Il gruppo di Kharkiv non cede al blast beat a tappeto, “They Often See Dreams About The Spring” è infatti un lavoro dalle ritmiche variegate che si rinnovano di continuo offrendoci una prospettiva sempre diversa, come nella memorabile “Вечірній Смерк Окутує Кімнати”, capace di reinventarsi riff dopo riff senza mai scadere nel banale. Un black-metal votato quindi alla melodia ma non per questo di facile fruizione, poiché anche in questo caso sono necessari più ascolti prima di assimilare per bene questa creatura così oscura e contorta, un cuore pulsante che non trascura mai l’aspetto concettuale del progetto (tutti i testi dell’album citano alcune poesie ucraine composte tra il 1917 e il 1936).

Il ritorno di Roman Saenko e soci non deluderà di certo i fan, allineandosi con gli altri apprezzabili full-length rilasciati nel decennio in corso, nulla per cui strapparsi i capelli ma dischi comunque al di sopra della media generale. “They Often See Dreams About The Spring” è denso, crepuscolare, timidamente maestoso, un platter che non tradisce gli stilemi tipici del black-metal rinunciando forse a compiere quel passo decisivo verso qualcosa di più personale. Con un pizzico di coraggio in più questa band potrebbe realmente ambire a qualcosa di più importante, non resta che attendere i prossimi sviluppi.

(15/04/2018)

  • Tracklist
  1. Накрита Неба Бурим Дахом
  2. У Дахів Іржавім Колоссю
  3. Вечірній Смерк Окутує Кімнати
  4. За Зорею, Що Стрілою Сяє
  5. Білявий День Втомився І Притих
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