E

Negative Work

2018 (Thrill Jockey) | rock, alternative

I due anni trascorsi tra l’esordio degli E (aka A Band Called E) e il nuovo progetto “Negative Work” rappresentano il substrato organico e creativo di un album destinato a rimettere al centro dell’attenzione la scena slow-core.
Le dieci tracce condensano infatti anni di esibizioni live che le cronache hanno definito incandescenti (impressione confermata nel loro recentissimo tour intercettato dal sottoscritto al Godot Art Bistrot di Avellino).

Jason Sidney Sanford (Neptune), Gavin McCarthy (Karate) e Thalia Zedek (Live Skull, Come) non sembrano attanagliati dallo spirito nostalgico e passatista di molte band sopravvissute al caos del terzo millennio, anzi si confermano elementi primari di una sedizione stilistica il cui significato culturale non è stato intaccato né sminuito dal passare del tempo.
Registrato in soli quattro giorni, “Negative Work” mette subito in campo gli elementi primari del sound, con accordi distorti che si tramutano in riff taglienti, chitarre dissonanti e ritmiche assordanti che trovano approdo solo in un finale brusco e netto (“Pennies”).
Frenetici e robusti intrecci di chitarra e batteria tengono alta la forza caotica e irrefrenabile di un suono potente e travolgente come uno tsunami, mentre il cantato equamente suddiviso tra i tre musicisti trascina il tutto in meandri più oscuri e dolenti.

Dettate le coordinate, i tre musicisti si dilettano a mescolare gli elementi senza alcuna trama ben definita, alternando ombre e luci all’interno di una sola canzone, incastrando le voci con una sequenza incessante di riff e intuizioni ritmiche (“The Projectonist”), poi confondendo l’ascoltatore con inattese oasi di tranquillità e speranza (“A House Inside”), che, indecise tra lo sgomento e il tormento, suonano ancor più corrosive e disturbanti.
C’è un travolgente senso d’urgenza, dietro la musica degli E, che a volte si manifesta con linee armoniche minimali e ipnotiche (“Down She Goes”), o con ritmi ridotti all’osso e dall’incedere tribale o sciamanico (“Untie Me”), travolgendo anche le pagine più articolate e complesse, dove i tre musicisti si dimostrano abili nel trasformare sonorità più misurate in un’ardente mistura di distorsione e brutalità (“Poison Letter”).

Oltre ai prevedibili echi della scena underground americana e quella più tipicamente slow-core, non mancano interessanti richiami ai Wire, lievemente più palesi nella graffiante eppur poetica “Hole In Nature”, ma anche l’energia dei Television fa capolino in più episodi, come nella conclusiva “Hollow”, paragoni quest'ultimi che non sminuiscono affatto il tasso di originalità della proposta.
“Negative Work” non solo conferma l’autenticità artistica di Thalia Zedek e l’inventiva di Jason Sidney Sanford (molto bella la chitarra da lui assemblata senza alcun uso di legno), ma soprattutto rimarca l’enorme personalità del batterista Gavin McCarthy, il cui stile è ormai un vero e proprio marchio di fabbrica (difficile non pensare ai Karate durante l’ascolto dell’album).

Il nuovo album degli E è un progetto perfetto in ogni suo elemento, a partire dalla copertina per finire con il titolo dell’album, suggestionato dalle opere dello scultore Alberto Giacometti, le cui figure slanciate ed essenziali hanno più di un punto in comune con il rigore minimale delle dieci tracce del disco.
Determinazione e coerenza alfine ripagano gli sforzi della band, consegnandoci un album tra i più stimolanti ed energici della stagione.

(23/06/2018)



  • Tracklist
  1. Pennies
  2. The Projectionist
  3. Poison Letter
  4. A House Inside
  5. Down She Goes
  6. One In Two
  7. Untie Me
  8. Cannibal Chatroom
  9. Hole In Nature
  10. Hollow






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