Eels

The Deconstruction

2018 (E Works) | songwriter, indie-pop

Per presentare “The Deconstruction”, il dodicesimo disco dei suoi Eels, Mark Oliver Everett ne ha scritto la press release personalmente. Un documento nemmeno tanto breve, che non si riduce a una tradizionale biografia della band, ma si rivolge confidenzialmente ai fan, spronandoli a essere gentili con se stessi e con il prossimo – del quale, sottolinea E, non conosciamo il privato e non dobbiamo mai sottovalutarlo. Così facendo, continua Everett, partendo dal nostro orticello, potremo aggiustare, pezzetto dopo pezzetto, questo gran casino di mondo che ci ritroviamo.

È proprio questo ciò che si percepisce lungo i 42 minuti di “The Deconstruction”: un ottimismo assonnato, non ancora pronto ad aprire del tutto gli occhi e a mettersi al lavoro per sistemare le cose, un po’ timido ma pronto a darsi una mossa. A parte la rassegnata title track, posta a inizio scaletta come a raffigurare la realtà che ci troviamo a dover affrontare, le tracce emanano una serenità che raramente abbiamo incontrato nella musica nei dischi di Everett.
Le chitarre, comunque presenti e suonate con gran gusto e delicatezza, hanno lasciato il ruolo di protagoniste a leggere partiture per archi, fiati e cori, che creano un’atmosfera perfetta per gli inviti gentili che E recita con insistenza (“Be Hurt”, “Sweet Scorched Earth”). Questa scelta da una parte devitalizza il disco, rendendone i ritmi costantemente bassi, ma talvolta crea suggestioni forti. È il caso del sample di fiati che danza sullo sfondo di “Rusty Pipes” – probabilmente il brano più riuscito del lotto – o del coro profumato di incenso che fluttua nel vuoto luminoso di “In Our Cathedral”.

Non manca anche qualche momento più arzillo. “Today Is The Day” è agitata da un bel riff solare e pimpante, mentre le più ruvide “Bone Dry” e “You Are The Shining Light” ricordano, sebbene in una versione più temperata, le incazzature chitarristiche di “Souljacker”. Gli episodi non appaiono comunque fuori luogo nell’economia generale del disco, merito anche della sapiente produzione per la quale Everett si è fatto aiutare da Mickey Petralia, con il quale non lavorava dai tempi del capolavoro “Electro-Shock Blues”.

Non ci troviamo davanti a uno dei dischi più significativi degli Eels, ma certamente a un ascolto godibile nella sua interezza, che non manca – come del resto capita sempre con questa band - di serbare qualche gemma. Registriamo inoltre, con gran piacere, il ritrovamento – perlomeno temporaneo – da parte di Everett della tanto agognata calma, che ci auguriamo permanga e gli ispiri nuovi, delicati lavori.

(22/05/2018)

  • Tracklist
  1. The Deconstruction
  2. Bone Dry
  3. The Quandary
  4. Premonition
  5. Rusty Pipes
  6. The Epiphany
  7. Today Is the Day
  8. Sweet Scorched Earth
  9. Coming Back
  10. Be Hurt
  11. You Are the Shining Light
  12. There I Said It
  13. Archie Goodnight
  14. The Unanswerable
  15. In Our Cathedral


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