Elio e le Storie Tese

Arrivedorci

2018 (Hukapan) | rock demenziale, leggende

E non lo cambierei con nulla al mondo questo circo del miracolo
Mentre mi trucco e mi preparo allo spettacolo
La perfezione è un falso e rende pazzi
E questo invece è il circo di sticazzi
(“Il circo discutibile”) 

Il “dirigibile marrone senza elica e timone” ha preso il volo, solca il cielo portando il messaggio di un addio beffardo, patetico e malinconico come un pagliaccio seduto per l’ultima volta davanti allo specchio del suo camerino. Elio e le Storie Tese finiscono col sentirsi vecchi, affidando il loro saluto alle parole di un’intervista al tardo Fellini e a una gag di Stanlio e Ollio: “Arrivedorci” è stato il quarto e ultimo exploit nel tristo baraccone del teatro Ariston che li tradì nel ‘96, natale de “La terra dei cachi”, e che dopo la più recente protesta a senso unico de “La canzone mononota”, seguìta a stretto giro da "Vincere l'odio", ha infine accolto un puro e semplice abbraccio collettivo, un’onesta stretta di mano che sancisce la pace perpetua tra il mainstream italiano e i suoi eterni fuoriclasse.

Signore e signori, l’Associazione Parrucchieri Calabresi è lieta di presentarvi, per l’ultima volta, Elio e le Storie Tese!

Come i Led Zeppelin e i Mothers Of Invention del loro nume tutelare Frank Zappa, anche gli Elii hanno sempre dato il meglio nelle esibizioni dal vivo, e di conseguenza il loro autentico best of – in doppio cd e quadruplo Lp – non è altro che l’incisione del Concerto Definitivo celebratosi il 19 dicembre 2017 al Forum di Assago (al quale tuttavia seguirà un ultimo tour): un estremo saluto orgogliosamente demenziale, sponsorizzato da un’agenzia di pompe funebri che da diversi mesi cavalca l’onda social; cotto e mangiato, come da quasi quindici anni avviene coi “cd brulé” che loro stessi hanno coniato, venduti a fine concerto assieme alle birrette e ai memorabilia kitsch.

Dopo i due inediti in studio si apre dunque la lunga parata dei classici, con qualche gradevole episodio dagli album più prossimi al pensionamento. Per gli Elii la parodia non è mai stata veramente ad personam, bensì volta a svelare e domare gli immarcescibili stereotipi della canzone, nazionale e non: ce lo ricordano, oltre ai grandi (in)successi sanremesi, soprattutto le melense e tragicomiche ballad (“Fossi figo”, “T.V.U.M.D.B.”, “Luigi il pugilista”, “Uomini col borsello”), tra cui un’ospitata d’eccezione con Cristina D’Avena per il piccolo cult “Piattaforma”, mentre la stravaganza carioca di “El Pube” si avvale del pianoforte di Stefano Bollani.

Da tempo irrinunciabile pure il medley discotecaro con chitarre funky (o “fanghi”) e falsetti: “Vacanza alternativa”, “Urna” (per restare in tema), “Discomusic” e la hit “Born To Be Abramo”, momenti di vertiginosa libidine assieme al lapdancer Mangoni, che ritorna anche nei panni dello sventurato italiano ne “La vendetta del Fantasma Formaggino”, del peperone che grida e ovviamente di Supergiovane, eroe in calzamaglia contro il governo e i “matusa”. Definitiva, come il concerto, anche la riconferma dell’eccellente Paola Folli, voce della ragazza che imbratta i muri del metrò, della mugliera che orgasma e del vitello dai piedi di cobalto, che questa volta ci condanna all’ascolto forzato di “L’esercito del selfie” (ma “comunque vada panta rei”).

Tra i graditi ripescaggi vanno citati il Pinocchio alla scoperta dell’onanismo (“Burattino senza fichi”), il connubio ad alta quota fra l’erba e la merda (“Cateto”) e i costi esorbitanti delle mode passeggere in mano al sesso femminile (“La follia della donna”). Stupisce non poco l’assenza del kammerspiel giovanile “Cara ti amo”, inclusa in quasi tutte le setlist, e di una più che mai dovuta “Alfieri”, per lunghi anni richiesta a furor di popolo e di rado concessa in sede live.
Piuttosto significativo, comunque, che in apertura e chiusura di scaletta ci siano gli inni per eccellenza degli sfigati che sono (siamo) sempre stati: “Servi della gleba”, con la rinuncia a sorpresa della scopa di saggina per ramazzare la stanza dell’amata, e infine, immancabilmente, la dannata festa delle medie di “Tapparella”, che da oltre vent’anni sublima nel coro da stadio “Forza Panino”.

L’eclettica storia degli Elii rivissuta in questi trenta brani ci lascia ancora una volta un sorriso stampato sulle labbra, rimarcando la testardaggine con cui hanno continuato a sovvertire dall’interno le logiche dell’industria discografica italiana, portando avanti un’epopea “Completamente antieconomica/ A propulsione elica [...] Dolcemente stitica, ma elogiata dalla critica”. Si portano a casa la meritata fama di musicisti straordinari, istrioni impenitenti, nostalgici di Feiez e di una “vita sbruciacchiata” su qualsiasi palco, a prezzi calmierati ma a parità di passione.
Ora però è tardi: lo Zeppelin di merda scompare all’orizzonte e i più adorabili cazzoni della musica italiana “vi salutano con l’altra mano”, tra lo stupore degli astanti. 

Ma ogni storia si esaurisce col finale
Un finale che ti lascia a bocca aperta
Dall’ampiezza della bocca si capisce se il finale era valido

(06/03/2018)

  • Tracklist
  1. Arrivedorci (feat. Neri per Caso)
  2. Il circo discutibile
  3. Servi della gleba
  4. Burattino senza fichi
  5. La vendetta del Fantasma Formaggino
  6. Cateto
  7. La follia della donna
  8. Fossi figo
  9. Essere donna oggi
  10. Pipppero
  11. La visione
  12. Vacanza alternativa
  13. Urna
  14. Discomusic
  15. Born To Be Abramo
  16. T.V.U.M.D.B.
  17. Il vitello dai piedi di balsa
  18. Luigi il pugilista
  19. Piattaforma (feat. Cristina D’Avena)
  20. Il vitello dai piedi di balsa (Reprise)
  21. El Pube (feat. Stefano Bollani)
  22. Uomini col borsello
  23. Gargaroz
  24. Parco Sempione
  25. La canzone mononota
  26. La terra dei cachi
  27. Supergiovane
  28. Carro
  29. Nubi di ieri sul nostro domani odierno (Abitudinario)
  30. Tapparella
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