Félicia Atkinson

Coyotes

2018 (Geographic North) | sound art, ambient

Sull’ultima generazione di sound artist ricade l’entusiasmante ma non facile compito di rinnovare terminologie e stilemi fortemente consolidati, apponendo loro inediti significati e prospettive. Così avviene, in molti casi, nel passaggio che vede la musica ambient transitare in direzione della sound art, conferendo alla composizione d’atmosfera un carattere installativo che nasconde, forse, la volontà di delimitare più chiaramente i confini dell’immaginazione.

Risulta evidente come, in ogni suo progetto, Félicia Atkinson (già Je Suis Le Petit Chevalier) tenda a fabbricarsi un ambiente proprio: così, dopo l’ermetico soliloquio “Hand In Hand” su Shelter Press, l’artista a tutto tondo francese consegna un progetto estremamente nitido e stilizzato a Geographic North, label indipendente innamorata delle audiocassette. “Coyotes” si presenta come un fondale sintetico, palesemente artificiale come gli arredamenti del collettivo “utopico” Superstudio: ma più che a un deserto, il suo habitat sonoro somiglia a un giardino zen dove suoni strumentali e parole si equivalgono nel tracciare linee e figure elementari.
Le tastiere midi e la loro replica di percussioni tonali ruotano intorno a singoli accordi senza mai concedere spazio a dissonanze: un’idea di paesaggio alla maniera del primo Cage, placida e solo vagamente velata di malinconia. La sensazione prevalente è semmai un senso di cosciente estraneità e spaesamento, un abbandono allo strato subcosciente della narrazione verbale, che persino nei voluttuosi sussurri rimanda inevitabilmente, una volta di più, alla "scrittura automatica" di Robert Ashley.

Nel dominio delle arti visive, una geometria così pacifica troverebbe facilmente assonanze con le sculture minimaliste del secondo Novecento americano, ma se ci lasciamo guidare dalla suggestione del titolo, non sarà difficile visualizzare scenari di frontiera come quelli della pittura naif di Peter Doig, oppure l’universo oggettuale e fumettistico di Philip Guston, che tanto influenzò anche l’esperienza assoluta del tempo in musica di Morton Feldman.
Allo stesso modo, nei due lati complementari di “Coyotes” Atkinson propone un’esperienza d’ascolto situata in maniera specifica, ma che messe da parte le coordinate semantiche, può divenire sensazione piana e universale, fotografia dell’animo anziché cristallizzazione della realtà esteriore.

(26/04/2018)

  • Tracklist
  1. Lighter Than Aluminium
  2. Abiquiu
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