Fire!

The Hands

2018 (Rune Grammofon) | alt-rock-jazz

E’ ormai chiaro che il vero punto di contatto tra i Fire! e la musica jazz è l’improvvisazione, nonché la conseguente rilevanza strutturale all’interno di un processo creativo che estingue i confini stilistici, infatti per il trio svedese il termine "jazz" è indicativo solo di un’attitudine, di un approccio. Questa premessa è ancor più importante ora che “The Hands” introduce senza pudori e incertezze la musica di Mats Gustafsson, Johan Berthling e Andreas Werliin nelle pieghe oscure dell’hard-rock.

L’apparente rivoluzione avviene senza rinnegare nulla del passato, anzi sviscerando tutto quell’ardore che alimentava le furiose e imprevedibili deviazioni armoniche di album come ”Without Noticing”, che già corteggiava altri stili, come il kraut-rock o l’elettronica dei Tangerine Dream, con immacolato candore e necessaria irriverenza. Già dalle note dell’introduttiva title track è evidente che siamo di fronte a una delle migliori esternazioni della carriera di Mats Gustafsson, c’è un urgenza nei riff alla Hendrix e nell’intreccio tra basso e batteria in perfetto stile metal che travolge i sensi, permettendo all’ascoltatore di penetrare nelle maglie più complesse di un disco dalle molte anime.

Sono i Black Sabbath degli esordi o i Cream di “Wheels Of Fire” il canovaccio sul quale i Fire! articolano gli incessanti e a volte brutali slanci sonori di sax, basso e batteria, sfiorando addirittura il gothic-metal e il doom nell’austera e criptica “To Shave The Leaves, In Red, In Black”. In questo nuovo assetto sonoro il trio svedese sembra muoversi con più sicurezza e originalità, riuscendo perfino a smorzare quelle rigidità tonali che distaccavano il loro operato da quello più malleabile e complesso di Evan Parker, aggiungendo nuovi orizzonti avantgarde che trovano la loro apoteosi nell’imprevisto finale di “I Guard Her To Rest, Declaring Silence” dove i Fire! gettano via tutta l’irruenza per accarezzare toni riflessivi e gentili. 

Alla stessa maniera di Colin Stetson con il progetto Ex Eye, la band esplora il lato oscuro della contaminazione jazz, scavando nelle tenebrose maglie goth che relazionano i Van Der Graaf Generator con Albert Ayler (“When Her Lips Collapsed”) o la scena metal europea con il rock sperimentale (“Touches Me With The Tips Of Wonder”). Con “The Hands” i Fire! mettono a segno l’album più completo e stimolante della loro discografia, suggellando l’attuale stato di grazia con un diabolico funk-jazz (“Washing Your Heat in Filth”) dove il virtuosismo ritmico di Andreas Werliin si eleva al punto da suonare come un’orchestra virtuale in preda a un'estasi free-jazz di rara bellezza, con Gustafsson che trascende i limiti tonali e un sempre preciso Johan Berthling pronto a riempire alcuni dei vuoti creati intenzionalmente al fine di far librare la fantasia e smuovere il corpo.
Se avevate delle aspettative, sappiate che il trio svedese questa volta non solo vi accontenterà, ma potrà perfino stupirvi.

(01/02/2018)



  • Tracklist
  1. The Hands
  2. When Her Lips Collapsed
  3. Touches Me With The Tips Of Wonder
  4. Washing Your Heart In Filth
  5. Up And Down
  6. To Shave The Leaves, In Red, In Black
  7. I Guard Her To Rest, Declaring Silence 


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