Gas

Rausch

2018 (Kompakt) | ambient-techno

Il viaggio “senza inizio né fine" di Wolfgang Voigt riprende ad appena un anno dal precedente “Narkopop” (2017) che aveva visto il suo ritorno dopo ben 17 anni di assenza dalle scene musicali. Un ritorno gradito, quello del musicista tedesco che tanta parte della storia della musica elettronica aveva scritto coi i monumentali lavori degli anni 90. Un’eredità innegabile, tipica di un musicista quasi invisibile - se non nei circuiti specializzati - che lascia il suo segno in tante band insospettabili, anche di scene musicali apparentemente molto lontane (si potrebbe accennare a certo post-rock o al metal colto dei Sunn O))) fino a sparuti versanti della modern classical).

Il nuovo “Rausch” è ancora una volta un invalicabile percorso sonoro, artificialmente diviso in sette parti. Un’esperienza di ascolto da vivere senza soluzione di continuità, come un sentiero oscuro e ripetitivo tra ipnosi e magia, tra techno e viaggio nella Foresta nera, tra “intossicazione” (traduzione dalla parola tedesca rausch) - intesa più che altro come estasi febbrile nel perdersi in una natura magica - e instancabili ritmi marziali.

È un Wolfgang Voigt che si autocita continuamente, che si crogiola nella sua grandezza, diventando quasi un compiaciuto epigono di se stesso; il ripetersi della ricetta non nasconde però quanto ampia sia la sua capacità - in alcuni tratti dell’album - di imbastire stratificazioni sonore imponenti con battiti ossessivi e inquieti che confermano quanto Gas sia in grado di dare il meglio di sé nei momenti di maggiore maestosità. Questa si raggiunge, ad esempio, nella marcia forzata di “Rausch 2” con lievi percussioni di piatti o nei ritmi tribali di “Rausch 5” con accenni di trombe che si perdono nel nulla.
Il muro sonoro è persino opprimente in “Rausch 4”, la traccia più breve ma paradossalmente più potente e inquieta. Quel senso di requiem, spesso presente nella musica di Voigt, qui è più che mai percepibile; quasi un’urgenza esistenziale ben udibile, ad esempio, nei sette minuti di “Rausch 6” o negli archi del finale “Rausch 7”. 

Probabilmente il ripetersi potrebbe essere il limite di “Rausch”, che in fin dei conti appare quasi come un’appendice ben fatta del precedente “Narkopop”. Certamente meticoloso come pochi nei dettagli sonori - caratteristica che ne consiglia l’ascolto in cuffia - e coerente con l'idea di musica "senza inizio né fine", Voigt sembra aver penalizzato le sue buone idee con un’eccessiva lunghezza (60 minuti); probabilmente una maggiore sintesi avrebbe giovato al progetto.

(30/05/2018)



  • Tracklist
  1. Rausch 1
  2. Rausch 2
  3. Rausch 3
  4. Rausch 4
  5. Rausch 5
  6. Rausch 6
  7. Rausch 7
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