Geir Sundstøl

Brødløs

2018 (Hubro) | world, country-folk

L'unico esercizio utile a comprendere l’orizzonte musicale di Geir Sundstøl è traslare il crepuscolare immaginario di frontiera dei western revisionisti e dare una scossa alla bussola, affinché per un attimo l'ovest diventi il freddo nord. Insomma, se avessero affidato a Ennio Morricone e Ry Cooder il commento sonoro del maestoso spettacolo naturale dei fiordi, probabilmente sarebbe nato qualcosa di simile a “Brødløs”, terza prova su Hubro per il polistrumentista norvegese.

Sundstøl fa parte di quella schiera di rinomati sideman (in curriculum quasi trecento partecipazioni in studio in trent’anni) che attendono pazientemente l’occasione giusta per mettersi al centro della scena, avvalendosi delle amicizie e conoscenze radunate nel tempo per dar voce alla propria vena autoriale. Dopo “Furulund” (2015) e “Langen Ro” (2016) le basi sono già predisposte per coinvolgere, a fianco dei due collaboratori stabili Erland Dahlen (batteria e percussioni) e David Wallumrød (pianoforte), ospiti d’eccezione come il trombettista Nils Petter-Molvær e Sanskriti Shrestha, considerata la più giovane professionista nepalese del tabla, tamburo della tradizione indiana. Tra i connazionali, invece, la formazione include Jo Berger Myhre al basso elettrico e Moog (Splashgirl, The Island Band) e Mats Eilertsen al basso acustico (tra gli altri già con Nils Økland e la Trondheim Jazz Orchestra).

Brødløs (letteralmente tradotto “senza pane”) è il nome del distretto di Halden in cui Sundstøl è cresciuto e che acquisisce il suo nome dispregiativo dal fatto che durante la seconda guerra mondiale è stato sede di un campo militare con scarso accesso ai viveri. Così si spiega il mood umbratile e malinconico voluto dichiaratamente dall’autore, che in questi otto brani guidati dalla sua pedal steel guitar riesce a conciliare tonalità e ritmiche geograficamente distanti in una miscela che attraversa ogni confine – in tal senso realmente world – sfumando in atmosfere delicate e inebrianti. Fuori dal tempo ma non dalla storia, come suggerisce la doppia “cover” del quarto brano, dedicata in egual misura a “Warszawa” del binomio Bowie/Eno e “Alabama” di John Coltrane, ballata di protesta contro il Ku Klux Klan inclusa nell’album “Live At Birdland” del 1963.

Pur scivolando facilmente nel secondo piano attentivo, a mo’ di conciliante sottofondo, è da ammirare l’indole spontaneamente innovativa di Sundstøl, circondato da spiriti affini che ne hanno saputo cogliere l’illuminata ispirazione, votata all’inclusione pur senza trascurare la peculiare (benché sfuggente e multiforme) identità musicale norvegese.

(25/10/2018)

  • Tracklist
  1. Snev
  2. Leben
  3. Læms
  4. Warszaw / Alabama
  5. Kraag
  6. Blunder
  7. Kulten
  8. Waterloo
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