Gigante

Himalaya

2018 (MArte Label) | indie-folk, indie-pop

Tendenza degli ultimi tempi, specialmente nelle nuove generazioni, è quella di cercare luoghi sempre più remoti e fecondi del mondo, nella speranza di trovare dei paesaggi non ancora colonizzati dagli eccessi della nostra epoca. Una caccia alla purezza e alla semplicità diversa dall'Occidente urbanizzato, dove tutto è sdoganato e ridicolmente accelerato, ma anche la speranza di poter rivivere un'epoca in cui era possibile guardare il mondo senza l'ausilio dello schermo di uno smartphone.
Proprio da qui nasce il progetto di Gigante, nato e formato nella Valle d'Itria in Puglia, che in questo esordio ci vuole regalare mezz'ora di un folk intonato sulle corde del suo ukulele. Il curioso, ma azzeccato, contrasto è dato dalla volontà di Gigante di scegliere come paesaggio ispiratore quello montuoso della catena dell' Himalaya, ambiente che in virtù dell'estrema altitudine può vantare una quasi totale assenza di traccia umana.

Pur avendo fatto della genuinità e della spontaneità la sua impronta personale, Gigante non è assolutamente nuovo dell'ambiente musicale italiano. Con alle spalle già due dischi tirati fuori dall'esperienza dei validi Moustache Prawn, il giovane musicista ha deciso di lasciare il basso elettrico per imbracciare l'ukulele, e preferire alle sferzate elettriche british-rock un paesaggio più disteso e confortante.
Il folk suonato da Gigante è aperto a contaminazioni, ma senza mai cercare la sterile forzatura virtuosistica che sminuirebbe il senso dell'album e della sua musica. Il regime acustico è comunque presente in tutto il disco, dall'apertura di batteria e didgeridoo nella opening-track "Guerra" agli spunti in salsa tex-mex à-la Calexico di "Zaino", passando anche da(lla) "Siberia" con un azzeccato falsetto che danza oscillando tra il clavicembalo e degli archi in lontananza.

Gigante sembra provenire da un luogo in cui il tempo si è ormai fermato. Un'epoca in cui sono state congelate le temperature e le fotografie di zone del cuore calde e confortevoli. Difficile non accorgersi della somiglianza con i Fleet Foxes per l'atmosfera che il nostro riesce a descrivere. Ma mentre i ragazzi di Seattle si tuffano di testa nel folk-rock più radicale, il giovane pugliese vuole costruire una spessa base di sonorità più eterogenee, non chiudendo le porte alla contaminazione elettrica presente nelle tracce del disco. L'ukulele lascia raramente il posto alla chitarra, riuscendo anche a modulare svariati momenti più sintetici costruiti su tastiera e drum machine. Il talento c'è e viene fuori soprattutto nei singoli "Frank" e, ancor più, "Sopravvissuti", dotati di un'impostazione leggermente più classica ma che suonano freschi già dal primo ascolto.

Pur peccando di consistenza a livello di minutaggio - tolti gli intermezzi si superano di poco i venti minuti di durata effettiva - il disco è da premiare per la capacità con cui Gigante è riuscito a impostare una ben definita identità sonora. Questo ragazzo pugliese ci porta imbracciando l'ukulele in un mondo di dolce speranza, in cui ci sono ancora bestie e animali con cui giocare, alberi e paesaggi da scorgere e da cui farsi sedurre. Un mondo in cui è ancora concesso credere alla bellezza della semplicità. E trovare il coraggio di commettere un'operazione del genere non è mai facile, soprattutto mirando anche a un ambiente musicale che procede sempre di più inseguendo le contraddizioni della contemporaneità, sia in termini di diffusione che di contenuto. Gigante vuole farci scoprire il fascino segreto delle piccole cose, sottovoce ma con un genuino coraggio sempre più raro.

(10/05/2018)

  • Tracklist
  1. Guerra
  2. Sopravvissuti
  3. Bosco
  4. Frank
  5. Zaino
  6. Siberia
  7. Tenebra
  8. Fiume
  9. Universo
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