Hater

Siesta

2018 (Fire) | pop, lo-fi

Avevo appena riposto nella sua custodia  il nuovo disco di Amber Arcades, ed ecco che lo sguardo si è posato per un attimo sul nuovo album degli Hater, con una leggera perplessità e un po’ di timore l’ho inserito nel lettore, memore di un primo fugace ascolto non particolarmente entusiasmante.
Dall’Olanda alla Svezia il passaggio è stato comunque breve, le delicatezze di Annelotte De Graaf hanno molto in comune con le creazioni della band di Malmö: entrambe nostalgiche nei confronti di epoche passate (anni 60 e 70 per i primi, anni 80 per i secondi), entrambe talmente devote alle loro fonti d’ispirazione da abolire tentazioni moderniste e azzardi stilistici. Alle ambizioni politiche e sociali dei testi degli Amber Arcades, gli Hater in verità antepongono contenuti più personali e romantici, sacrificando così parte delle simpatie della stampa, ma in converso il contenuto musicale lascia più che soddisfatti.

Il campionario pop della band svedese è fluido (“From The Bottom Of Your Heart”), puntellato con accordi di chitarre policrome (“Fall Off“); le tentazioni dream-pop affiorano e svaniscono con eleganza e discrezione (“All That Your Dreams Taught Me”), la voce di Caroline Landahl tiene salda l’attenzione sia quando le melodie svirgolano verso deliziosi uptempo (“Things To Keep Up With”), sia quando si avvolgono su melodie più crepuscolari o sentimentali (“I Wish I Gave You More Time Because I Love You”, sottolineata da un delizioso sax).
E’ sempre il cantato a dettare i tempi e le evoluzioni strumentali, ora più melodiche e ricche di armonie, ora contraddistinte da riverberi chitarristici (“Cut Me Loose”); a volte le sonorità sono arcane e scarne (il pop-punk alla Young Marble Giants di “I Sure Want To”), a tratti felpate e adagiate su un giro di basso minimale sul quale la cantante sfiora toni estatici, in bilico tra Cardigans e Cocteau Twins (“The Mornings”).

“Siesta” non è un disco che esterna la forza delle emozioni con intonazioni vigorose, né trascina l’ascoltatore nei suoi languori dream-pop con modi ruffiani: gli Hater prediligono una scrittura solida e autorevole alla perfezione e alla eccentricità degli arrangiamenti. La sobrietà dell’insieme permette così ad alcune canzoni di emergere senza bisogno di far rumore o di alzare il tono emotivo della proposta.
La verve pop-rock lo-fi di “It’s So Easy” è contagiosa come alcune vecchie canzoni di Liz Phair, ma anche l’incastro di sonorità jangle-pop e noise di “Closer” lascia il segno.
Il dream-pop di “Seems So Hard” e “Why It Works Out Fine” offre gioie e dolori, mentre  la conclusiva “Weekend” osa sfidare Hope Sandoval su un terreno comune ma con meno pathos.

Il futuro dell’indie-pop non è mai stato incerto come in questi ultimi tempi, c’è un crocevia tra estetica e sostanza che sta spingendo, non sempre con successo, alcune band tra le braccia del raffinato mainstream. Gli Hater hanno scelto un profilo lo-fi meno accattivante ma sicuramente più autentico e coerente, e il risultato, pur se non privo di sbavature, è decisamente più stimolante.

(25/11/2018)



  • Tracklist
  1. From The Bottom Of Your Heart
  2. It's So Easy
  3. I Wish I Gave You More Time Because I Love You
  4. Closer
  5. Fall Off
  6. I Sure Want To
  7. Things To Keep Up With
  8. Your Head Your Mind
  9. Why It Works Out Fine
  10. The Mornings
  11. Cut Me Loose
  12. All That Your Dreams Taught Me
  13. Seems So Hard
  14. Weekend


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