Hen Ogledd

Mogic

2018 (Weird World) | art-pop

Quando si parla di metamorfosi, il pensiero corre a Ovidio o a Kafka, ma basta volgere lo sguardo per cogliere piccole metamorfosi quotidiane che appartengono sia all’estetica che all’anima.
Quella che avviene nel terzo album degli Hen Ogledd è una metamorfosi.
Quando Richard Dawson e l’arpista Rhodri Davies misero insieme lo strambo progetto folk-psych sperimentale, non avevano preventivato una svolta “pop”. Neanche l’ingresso di Dawn Bothwell, avvenuto nel secondo album “Bronze”, aveva reso più malleabile la materia sonora del gruppo, le esibizioni live stravolgevano il concetto di composizione con regole ancor più radicali di quelle mostrate da Dawson nella sua carriera solista.
Il terzo album del gruppo, “Mogic”, nasce dall’idea e dalla provocazione messa in atto da Rhodri Davies, che ha candidamente chiesto ai suoi due colleghi di cimentarsi con una scrittura più ordinaria, sfidando perfino il concetto di hit-single associato alle stramberie e alle divagazioni dei Hen Ogledd. Dawson a questo punto ha chiesto aiuto alla compagna Sally Pilkington (non puoi puntare alle chart se non hai una donna nella band), coinvolgendola a pieno titolo nel progetto, mentre il percussionista Will Guthrie offre i suoi preziosi servigi alimentando la sezione ritmica delle bislacche e atipiche pop-song.

L’assetto più organico e convenzionale della band e un ottimismo inquieto, e a tratti inquietante, agitano i sogni da rockstar degli autori. Per fortuna eclettismo e follia arginano la prevedibilità con intelligenti ibridazioni e considerevoli provocazioni stilistiche.
Per gli amanti della catalogazione per genere, la musica di “Mogic” potrebbe definirsi un psych-pop-kosmic-celtic-funk, una sintesi puramente linguistica che non offre un quadro di quello che attende l’ascoltatore.
Ci sono a volte delle affinità con la svolta pop di Peter Gabriel: non solo “Problem Child” assomiglia a una moderna “Shock The Monkey”, ma anche le nuance dell’altro accattivante singolo “Sky Burial” sono per alcuni versi figlie del progressive rock dei Genesis.
C’è comunque molto di più che un citazionismo gabrieliano in “Mogic”: la musica degli Hen Ogledd è funambolica e intuitiva alla maniera di Ivor Cutler (le tribolazioni elettroniche di “Dyma Fy Robot”, le distonie armoniche di “Welcome To Hell”), disarmonica e carezzevole come un album di Kevin Coyne (“Tiny Witch Hunter”), a tratti primitiva come i Rip Rig & Panic (“First Date”) e tribale come i Goat (“Transport & Travel”).

A voler accogliere le reali intenzioni della band,  il terzo album di Dawson e compagni è un progetto teso ad affermare l’esistenza di un’etica artistica e creativa anche nel tumultuoso mondo contemporaneo. L’intento è quello di offrire un’alternativa a chi continua a rifugiarsi nel passato in cerca di audacia e magia, un'idea che le note di “Etheldreda” suggellano con un sacrale inno dai toni angelici. Ed è questo il motivo che spinge la band a popolare i testi delle canzoni con figure ora antiche (“Tiny Witch Hunter”), ora avveniristiche (“Dyma Fy Robot”), ed è dal matrimonio funesto tra sperimentazione e ninna nanne per bambini del futuro, o tra umanesimo folk e ritmiche robotiche, che nascono le caleidoscopiche meraviglie sonore di “Mogic”.

(29/12/2018)



  • Tracklist
  1. Love Time Feel
  2. Sky Burial
  3. Problem Child
  4. First Date
  5. Gwae Reged O Heddiw
  6. Dyma Fy Robot
  7. Tiny Witch Hunter
  8. Transport & Travel
  9. Welcome To Hell
  10. Etheldreda






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