High On Fire

Electric Messiah

2018 (eOne) | sludge/speed/stoner-metal

Dopo aver fatto tornare sulle scene i suoi Sleep con "The Sciences", Matt Pike nel 2018 pubblica anche un nuovo capitolo degli High On Fire con "Electric Messiah". L'album è dedicato a Lemmy Kilmister dei Motorhead, scomparso il 28 dicembre 2015 - un fatto che ha colpito molto Pike. L'intento trova una realizzatissima espressione sonora, espandendo la furia barbarica del precedente "Luminiferous" tra un'anima più ferale e un'altra più oscura e opprimente. Si può dire che, se nei precedenti album del gruppo si tendeva maggiormente all'uno o l'altro aspetto, con "Electric Messiah" vengono miscelati tutti con più equilibrio.

Non ci sono particolari variazioni stilistiche nel substrato sludge del gruppo, che punta invece al rafforzamento della sua formula collaudata, rinverdendola e rinnovandola, al servizio della violenza sonora, senza rinunciare a tecnicismi e atmosfere sulfuree.
Le aggiunte personalizzanti di ingredienti thrash, hardcore-punk e stoner si fanno più marcate che nel predecessore, rispetto al quale "Electric Messiah" suona un pizzico meno omogeneo, rifinito e compatto, ma più variegato. 
Una opening track travolgente e ferale come "Spewn From The Earth", uno dei brani più Motorhead-iani del lotto, è a conti fatti già un ottimo biglietto da visita. Viene poi superata dai successivi nove minuti di "Steps Of The Ziggurat/House Of Enlil", una marcia infernale scandita dai ritmi marziali di batteria e dalle urla inferocite di Pike, che la descrive come "la mia rock opera sumerica", ed è in effetti forse la più vicina agli Sleep.

Nonostante la lunghezza del disco, non ci sono momenti sottotono: tra i vertici sono da segnalare le sfuriate velocissime e ignoranti della Slayer-iana title track, l'incalzante speed/stoner di "Freebooter", il doom/thrash caustico di "God Of The Godless" (dove Slayer e Sleep si fondono in maniera viscerale); ma a spiccare è la suite sabbathiana di 10 minuti "Sanctioned Annihilation", terrificante e densissima.
Non mancano i picchi di violenza, ma nella seconda parte dell'album c'è anche più spazio per i breakdown midtempo o per pezzi che partono in maniera cadenzata salvo esplodere freneticamente, per poi eventualmente cedere spazio a digressioni magmatiche. Gli aspetti più melodici filtrano l'eredità degli Iron Maiden in una veste primitiva, come nel tapping di "The Witch And The Christ" e in particolare nella conclusiva anthemica "Drowning Dog".

I punti deboli del disco sono i testi, un po' blandi anche se sfaccettati nelle tematiche trattate (con un certo senso di critica sociale), e una relativa piccola prolissità finale che però come già detto inganna: nel complesso "Electric Messiah" è travolgente, selvaggio, intricato e affascinante. L'ideale complemento agli Sleep e un serio candidato a miglior disco metal del 2018.

La sua energia ha anche ricevuto un riconoscimento il 10 febbraio 2019, tramite l'assegnazione del Grammy come "best metal performance" alla title track, suscitando la commozione di Matt Pike ("non abbiamo mai dovuto ottenere premi per fare quel che amiamo, e oggi riceviamo questo, grazie a tutta l'Academy").

(18/02/2019)



  • Tracklist
  1. Spewn From The Earth
  2. Steps Of The Ziggurat/House Of Enil
  3. Electric Messiah
  4. Sanctioned Annihilation
  5. The Pallid Mask
  6. God Of The Godless
  7. Freebooter
  8. The Witch And The Christ
  9. Drowning Dog
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