High Up

You Are Here

2018 (Team Love Records) | pop-rock-soul

Voglio che la gente si diverta e si arrabbi con me, che rida e pianga con me. È importante raggiungere gli altri e dire: hey, non sei solo, possiamo superare questo insieme. Se puoi ballare e cantare tra la rabbia e le lacrime, tanto meglio.
Con queste dichiarazioni d’intenti da parte di Christine Fink, resta in verità ben poco da dire sull’esordio della band High Up, una formazione nata quasi per caso, quando la sorella Orenda Fink (Azure Ray, Now It’s Overhead), sorpresa dalle qualità vocali espresse da Christine durante le sue esibizioni in un karaoke bar, dove aveva trovato lavoro dopo varie peripezie, decide di coinvolgerla in un nuovo progetto. Prodotto da Mike Mogis (Bright Eyes, Rilo Kiley), “You Are Here” saluta con uno stile volutamente retrò la nascita della nuova formazione, completata da Josh Soto, Todd Fink (Faint) e Matt Focht (Head of Femur, Bright Eyes). La voce di Christine si districa con classe tra sonorità soul, blues, pop e rock, mentre fiati e tempi ritmici martellanti e volutamente grezzi cadenzano alla maniera della vecchia Muscle Shoals Horn Section le grezze sonorità dell’album.

Un pizzico di Janis Joplin nel timbro vocale, un’anima soul alla Otis Redding e Sam Cooke, dei testi ricchi di valori personali e sociali e un affascinante e crudo romanticismo d’altri tempi creano infine un’atmosfera confortevole ed energica, sufficiente per far archiviare “High Up” tra gli ascolti più gradevoli della stagione. La nostalgia si trasforma in un’arma di seduzione dai toni confortevoli, ad essa è affidato il racconto delle insicurezze e discordie contemporanee, incastrate tra un’inattesa cover version in chiave blues di un brano dei Bright Eyes “Make A Plan To Love Me” (l’album esce per la Team Love Records di Conor Obest), un energico soul-groove in chiave Daptone (“Two Weeks”) e l’inquieta “Girl Walking Home Alone At Night”, dove la cronaca nera diventa oggetto di un disperato rock-blues.

Quando la passione per il canto era solo un hobby, Christine Fink si destreggiava con scioltezza tra un brano di Gladys Knight And The Pips (“Midnight Train To Georgia”) e uno dei Led Zeppelin (“Whole Lotta Love”), una forza espressiva ed emotiva che suona ancor più autentica, ora che le storie da raccontare sono intime e personali. C’è infatti tutto il trascorso di difficoltà psicologiche e depressione nel delicato spiritual di “Blue Moon”, nonché tanto bisogno di conforto e amore nella soul ballad “You Can't Give Up On Me”. E non manca un briciolo di sensualità nel pregevole r&b di “Glorious Giving In” che, al pari di gran parte del repertorio della band, sembra promettere maggior vigore e grinta nelle esternazioni live.

A questo punto l’unica perplessità resta legata al futuro, si avverte in più punti la necessità di una maggiore messa a fuoco del potenziale della band. Il rischio è che un eccessivo autocompiacimento possa trasformare questa deliziosa macchina vintage in un carrozzone di sentimentalismo retrò. Per fortuna, tutte queste incertezze sono rimaste per ora dietro l’angolo, in modo da garantire a “Are You Here” quella giusta dose di freschezza e sincerità necessarie per farcelo amare senza riserve.

(17/05/2018)



  • Tracklist
  1. Alabama To The Basement
  2. Two Weeks
  3. Make A Plan To Love Me
  4. Blue Moon
  5. Girl Walking Home Alone At Night
  6. All Torn Up
  7. Domino
  8. Your System Failed You
  9. Glorious Giving In
  10. You Can't Give Up On Me
  11. Before The Storm


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