Holiday INN

Torbido

2018 (Avant!, Maple Death) | synth-punk, noise, industrial

Sono passati quasi due anni dal tossico Ep “White Man”, licenziato dalla NO=FI Recordings di Toni Cutrone (Mai Mai Mai, Metro Crowd, Hiroshima Rocks Around, Trouble Vs Glue), e gli Holiday INN riemergono dagli anfratti suburbani dell'area est della Capitale possibilmente più melmosi e sudici che pria. “Torbido” è infatti il titolo del loro primo full-length, questa volta pubblicato dalla cordata tutta bolognese Avant!-Maple Death Records. La formula è grosso modo la stessa ascoltata in “White Man”, Ep precedessori e rituali live dissacranti in giro per il paese. Solo, portata ancora oltre i limiti dell'umana decenza: Bob Junior (Trans Upper Egypt, Bobsleigh Baby, Hiss), dietro a synth e drum-machine, si inventa urticanti riff minimali che agitano il “compagno di merende” Gabor (anche lui nei Metro Crowd e metà degli Aktion), inducendolo a dimenarsi e a ributtare parole come un fiume d'acido cloridrico in piena.

“Grosso modo” perché la miscela che fa del titolo di quest'album un “nomen omen” non è fatta solo di synth-punk e noise, ma anche di velenoso rockabilly, scie dub, virate jungle e una “riga” di no-wave. Si parte con il punk rallentato e dubbato di “She”, accompagnato da visioni destabilizzanti di una lei psicotica che “vuole tenerti sotto controllo”, “accecarti la mente” e “penetrarti il cervello”, e si prosegue con “Dirty Town”, che ciondola su ritmi boogie sotto l'influsso malefico di Elvis e Suicide.
Dopo le ipnotizzanti distorsioni industriali di “The Closer I Get”, arriva anche in “Torbido” l'angolo “cover”: se in “White Man” era toccato ai Can alloggiare nel più fetido Holiday INN del mondo, questa volta è il turno di “Dubais”, progetto di musica multimediale dell'artista statunitense Nadia Buyse, qui omaggiata con una drammatica rilettura di “I Don't Want To Die (I'm Going To Kill You)”.

Altro ospite d'eccezione nella prima fatica sulla lunga durata del duo romano è l'ex-assessore-post-punk alla Cultura di Bologna, Alberto Ronchi, strenuo difensore delle sottoculture musicali che entra nella tracklist con una poesia, tradotta da Gabor in “Black Sun” e rivestita da Bob Junior con una melodia (!) sofferta, che la trasforma in una dark-ballad in acido. “Feel Free!” è forse il pezzo più riuscito dell'intero lotto, grazie anche all'incursione dei giovanissimi D.a.P. (Diritto d'accesso al Parco), duo demential-synth che trascina i Nostri nel fango di una jungle ossessiva ed euforizzante.
Molto più vicina alle soluzioni minimali care agli Holiday INN è invece “The Wanted It”, mentre la frenetica “No Speaking” si lascia inondare da una putrida risacca techno a cui sopravvive la title track: una lenta e dissonante marcia funebre che chiude le danze e ci abbandona al nostro destino. Torbido.

(03/05/2018)



  • Tracklist
  1. She
  2. Dirty Town
  3. The Closer I Get
  4. I Don't Want To Die (I'm Going To Kill You)
  5. Black Sun
  6. Feel Free! (feat. D.a.P.)
  7. The Wanted It
  8. No Speaking
  9. Torbido
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