Homunculus Res

Della stessa sostanza dei sogni

2018 (AltrOck Productions) | canterbury, prog

Dopo il successo di critica e pubblico del piccolo capolavoro canterburiano di “Come si diventa ciò che si era” (2015), destinato a diventare imprescindibile per la scena progressiva italiana contemporanea, oltre che una sorta di compendio per chi volesse addentrarsi in un jazz-rock colto e ironico legato alle straordinarie esperienze di Robert Wyatt e di gruppi come Soft Machine e Hatfield And The North, i siciliani Homunculus Res tornano col loro terzo, attesissimo Lp.

La sfida è di quelle importanti: conciliare le geometrie del jazz-rock e del prog in stile Canterbury con dei testi moderni e surreali nella loro iconografia del quotidiano. Uno stile letterario che ricorda l’ottimo esperimento post-moderno, in epoca non ancora tale, del duo Loy-Altomare; solo che questa volta il canovaccio sonoro è lievemente più complesso e difficile da sposare con la metrica italiana. “Della stessa sostanza dei sogni” prosegue nella medesima strada dei due Lp precedenti e di una serie di recenti epigoni italiani canterburiani (Mobius Strip, ad esempio), aggiungendo una piccola svolta cantautorale data dai testi di Dario D'Alessandro (chitarra e voce), mente creatrice di un progetto nobile, figlio diretto di faticosi studi musicali, ma soprattutto di un carattere e di una personalità che conciliano un animo timido e sensibile a un'ironica percezione dell'esistente e a una coerenza di idee pressoché assoluta, mai contaminata dalle ammalianti sirene del mainstream, sia esso “indie” o meno.

Stavolta, manca il brano lungo, quell'“Ospedale Civico” che aveva illuminato il 2015 con scorribande jazzistiche, citazioni wyattiane, deliziosa ironia e mirabolanti ritmi per collezionisti maniaci di tempi dispari. “Della stessa sostanza dei sogni” è invece composto da dodici tracce relativamente brevi (nessuna raggiunge i cinque minuti) che contengono al loro interno una quantità debordante di abbozzi di idee che non vampirizzano i canoni della scena di Canterbury o di una parte del rock in opposition per nascondersi dietro il dito della derivazione, ma li utilizza e li rivitalizza per una singolare interpretazione personale. Sobrietà e stravaganza al fine collimano in quello che può ritenersi uno dei più originali e innovativi progetti di rock italiano, confermando gli Homunculus Res creatori originali di un proprio linguaggio, dove le istanze retrò sono annullate dall’intensa sequenza di soluzioni armoniche baciate dall'essenzialità e dall’ispirazione.

I siciliani riprendono una nobile tradizione del rock nostrano, tracciando una linea netta all’interno di quel prog-rock che ha dato vita a gruppi storici come Premiata Forneria Marconi, Banco Del Mutuo Soccorso e Orme; a tale riguardo, meritano una citazione particolare anche i Picchio dal pozzo, autentica bandiera del Canterbury made in Italy (non va dimenticata la presenza di Aldo De Scalzi nel precedente album) e gli Stormy Six, presenti grazie alla collaborazione di Tommaso Leddi in “Mentre dormi” (mandolino) e “Dopamina” (trombone), segno anche di un riconoscimento pressoché unanime dei siciliani.

Si va dai ritmi divertenti e parossistici di “La cabala” al bizzarro canto dal timbro e dal testo zappiano di “Facci una pazzia” che gioca con successo la carta cantautoriale “In Opposition”. Impossibile non pensare agli Henry Cow o ai Soft Machine durante l’ascolto di brani come “Dopamine”, “Mentre dormi”, e soprattutto nella magmatica “Il nome di Dio”.
Le lievi inflessioni funky (“La cabala”), le fughe strumentali jazz-prog spesso incorniciate da liriche taglienti (“Faccio una pazzia”), le sublimi intuizioni melodiche (“Bianco supremo”), le bizzarrie mai banali profumate di beat (“Non sogno più”, “Se la mente mentisse”), i superbi incastri tra testo e amabili contrappunti sonori (“Rimedi ancestrali”) sono tenuti insieme dal costante riferimento al mondo dei sogni, che qui aleggia come elemento di verità subliminale dall’estatica eleganza che trova il suo nadir nelle lande più prog di “Preludio e distrazioni”. 

Lo status ormai internazionale del gruppo siciliano è certificato dall'enorme riscontro di critica, ma anche dalla presenza di musicisti di spessore come Dave Newhouse (Muffins) e Petter Herbertsson dei Testbild!, gruppo svedese che indicò il loro precedente album come uno dei migliori dischi del 2015.

(29/04/2018)

  • Tracklist
  1. La cabala
  2. Faccio una pazzia
  3. Bianco supremo
  4. Non sogno più
  5. Mentre dormi
  6. Rimedi ancestrali
  7. Se la mente mentisse
  8. Il nome di Dio
  9. Denti cadenti
  10. Dopamina
  11. Preludio e distrazioni
  12. La casa dei sogni


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