I Cieli di Turner

Opera viva

2018 (autoprodotto) | electropop

Sono tre "I Cieli di Turner", eppure sembrano molti di più. Francesco, Edoardo e Alessandro danno l’idea di non disperdere nemmeno un briciolo di energia nelle dieci tracce di “Opera viva” (autoprodotto). La incanalano tutta, dando vita a un diagramma ondulato composto di sali e scendi continui.

Registrato in presa diretta da Michele Pazzaglia (Paolo Benvegnù), il vero esordio della band umbra (il primissimo Ep "Adele" uscì nel 2014) è un album dal suono stratificato. Ritmica elaborata e frenetica, quasi schizofrenica, chitarra ariosa e bassi possenti, un'impalcatura ideale per la voce sottile e leggera di Francesco, uno che, stando alla canzone di apertura, apre i pugni solo per leggersi i palmi: “Non è il destino dentro il solco della mano, ma solo strade che separano, che ci separano” (“Le foreste sui balconi”).

Quello de "I Cieli di Turner" è un disco che parla di com’è che ci si sente quando ci si trova in un posto lontano da quello in cui si vorrebbe essere; illustra mondi sommersi, presenze evanescenti, un po’ come il sound che si dipana tra le pieghe di versi evocativi, che delineano uno scenario tra il surreale e il descrittivo (“ho ritrovato nel cassetto un tuo disegno, dove il cielo è rosa e bianco e quando piove rosso intenso, con un bambino triste che non ha nessuno e c’era sopra il tuo profumo”).

Se fosse una persona, "Opera viva" sarebbe un individuo affetto da disturbo bipolare, che ascolta i Verdena da mattina e sera, rielaborandoli su un muro di sintetizzatori e di sequencer.
L’attacco di “Mosaico” ricorda “Bug Eyes” dei Dredg e la voce non è neanche così lontana dalle linee iper-melodiche di Gavin Hayes. In certi momenti sembra di sentire i Gazebo Penguins in abiti più gentili, in altri lo spirare di certi venti della Manica (Bloc Party su tutti).
Ci sono episodi più diretti, come “Pot” (il singolo di lancio), e non mancano divagazioni ambientali al limite del post-rock (“Opera viva” e “Post”). Qualcosa sembra avvicinarsi perfino ai Mogwai di "Rave Tapes". Per il pezzo migliore, la title track, bisogna arrivare alla fine del viaggio, ma per fortuna è un itinerario piacevole.

"I Cieli di Turner" non sono ...quelli che ci provano, sono qualcosa di più. “Best Arezzo Wave Band” per la regione Umbria nel 2016, hanno già condiviso il palco con nomi come Appino, Ministri e Bluebeaters. L’affiatamento, per tre ragazzi che insieme non arrivano neanche agli ottanta, è soprendente; il loro primo album quello che può definirsi "un gran bell'inizio".

(17/01/2018)



  • Tracklist
  1. Le foreste sui balconi
  2. Mosaico
  3. Distanza siderale
  4. Pot
  5. Post
  6. Mille cerchi
  7. Gorifi
  8. Il vestito della sposa
  9. Celeste
  10. Opera viva
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