Jemh Circs

(untitled) Kingdom

2018 (Cellule 75) | glitch, collage

Temporaneamente o meno, l’amburghese Marc Richter sembra aver esaurito quanto poteva esprimere con i sample analogici a nome Black To Comm, un progetto che ha fruttato, tra gli altri, “Ruckwarts Backwards” (2006), “Alphabet 1968” (2009) e la sonorizzazione di “Earth” (2012). Con il suo nuovo moniker, Jemh Circs, Richter cerca più direttamente una sincronizzazione con il mezzo digitale. Il suo “(untitled) Kingdom” è così un lungo catalogo di brani, bozzetti e incompiuti per campioni riprocessati tratti da clip video, specie tratti da YouTube.

Il processo si apre con “Falsch”, un piano ravvicinato su una cascata di suoni sinfonici mitragliata di campioni vocali. Lo seguono nello spirito “Lac Dali”, adagio lamentoso e magniloquente in stile mellotron, e la tensione caotica con drone angelico di “Peak Oil”. Diversi numeri dipingono tragicomiche progressioni di rivoltanti agglomerati di suoni (specie di nuovo di voci), qualcosa che Oval non ha nemmeno lontanamente immaginato: “(AA)”, “SFW/ii” (la più stilosa, remixa la trap), “Ur 72”, portati sempre più verso l’astrazione fine a sé stessa, finchè “20/20” ottiene l’effetto più macabro di riverberi e rallentamenti di pitch, e “Doyg” rilascia distorsioni elettroniche atonali convulsamente accatastate.

Diversi suonano come abbozzi, meccanismi in avaria o, meglio, soundscape maldestramente dipinte da un’intelligenza artificiale (“20.000 ¥”, “33/3”, “000”, “Zebra”, “Metabolismus” etc). Solo raramente Richter cava un’arte aleatoria della distorsione, come nel caso dei loop di “The Fall”. Sono comunque capolavori in miniatura “Pg/Yy/A”, di sciacquii irreali, di aria malsana e mistica Jon Hassell-iana, e “Animals… Animals”, praticamente un field recording dalla torre di Babele. Una delle orologerie più precise è “L.V”, concepita con l’alternanza scandita della musica minimalista (e un lieve piano ticchettante in sottofondo); così nei fuochi d’artificio e il glissando Hendrix-iano che sostengono “(H)” (ma nell’insieme ricorda “Labiomancy” dei Hash Jar Tempo). Richter chiude bene, in aria impressionistica, con “Persian Knives”, sciabordio elettronico in cui ancora ritornano i campioni parlati, ma qui solo come ronzii appena udibili.

Preceduto da un “Jemh Circs” (2016) più che altro di prova e anticipato dal singolo “Qot” (2018), e ancora prima dalla fondazione di una personale label, Cellule75, di cui questa costituisce di fatto la terza uscita ufficiale. Ennesima ipotesi di futuro poema elettronico, è però anche una versione avveniristica del periodo Synclavier dell’ultimo Zappa. E’ una scorsa d’estro, coraggio, shock, fantasia, anche sfacciataggine e supponenza, e, come tecnica, un mosaico stocastico che missa scrittura automatica, tastiere elettriche e registrazioni di tutti i tipi. Richter, se non (ancora) compositore, si dimostra e afferma buon intenditore dei mezzi social-tecnologici e delle loro conseguenze.

(27/11/2018)

  • Tracklist
  1. Falsch
  2. Pg/Yy/A
  3. 000
  4. (AA)
  5. The Fall
  6. SFW/ii
  7. 20.000 ¥
  8. Lac Dali
  9. 33/3
  10. Peak Oil
  11. Auto-Da-Fè
  12. Ur 72
  13. Animals…Animals
  14. 20/20
  15. Zebra
  16. CRISPR/Cas9
  17. L.V
  18. (H)
  19. Milch
  20. Metabolismus
  21. Doyg
  22. Gn0sis
  23. (untitled) Kingdom
  24. Persian Knives
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