Joana Gama | Luís Fernandes

At The Still Point Of The Turning World

2018 (Room40) | modern classical, drone

Strano a dirsi, ma sono ancora relativamente in pochi a essersi posti il problema di traghettare realmente la musica da camera nel terzo millennio, favorendo un incontro con gli stilemi che le sono propri. Un impegno di fronte al quale occorre porsi domande di non facile risposta: che tipo di linguaggio adottare? Da quali sonorità ripartire, una volta percorsi i più radicali sentieri dell’avanguardia colta?

Sulle prime, infatti, vengono in mente soprattutto le più estreme propaggini del pensiero musicale cageano, tuttora al centro di molta ricerca in ambito compositivo, ma esistono anche tentativi di ibridazione con la letteratura americana postmoderna – penso a David Lang (“The Day”) e Chris Cobilis (“This Is You”); pur nel suo esito incerto, tuttavia, una delle opere più “attuali” in senso assoluto è il recente “Requiem For Edward Snowden” di Matthew Collings, il cui mastering è stato curato dallo stesso Lawrence English che oggi introduce il binomio autoriale dei portoghesi Joana Gama e Luís Fernandes.
La loro recente opera per ensemble d’archi, fiati e percussioni, commissionata lo scorso anno dalla Câmara Municipal de Guimarães e dal Westway Lab Festival, si inserisce coerentemente nell’impronta ambient/drone dell’etichetta australiana Room40, indagando una possibile intersezione fra strumenti di matrice acustica e amplificazione, temi ossessivi e toni continui, al fine di plasmare un sound emozionale che esuli da un carattere narrativo consequenziale.

La copertina stessa – al solito tanto minimale quanto espressiva – vuole immortalare l’ambivalente sentimento di rabbia e impotenza provocato da un dolore privato: accomunati da un lutto personale, i due musicisti di Braga si soffermano sulle specifiche qualità timbriche e sul potenziale di risonanza di ciascun elemento, spesso accentrandoli verso una sola nota e nelle prossimità microtonali della stessa.
Ne risulta un’atmosfera satura dal carattere decisamente cinematico, che in certi casi non manca di rievocare l’influente duo Reznor/Ross. Il riverbero spontaneo del pianoforte e degli archi, assommato a quello artificiale, genera code spettrali che vorrebbero prolungare la presenza effimera del suono prodotto. Brevi e ossessivi temi di pianoforte e percussioni agitate accompagnano il progressivo affastellarsi degli archi e degli ottoni, infusi di una solennità wagneriana (“Perpetual Possibility”). 

At the still point of the turning world. Neither flesh nor fleshless;
Neither from nor towards; at the still point, there the dance is,
But neither arrest nor movement. And do not call it fixity,
Where past and future are gathered. Neither movement from nor towards,
Neither ascent nor decline. Except for the point, the still point,
There would be no dance, and there is only the dance.
(T.S. Eliot, Four Quartets, "Burnt Norton")

Da un verso del poema mistico di Eliot, già ripercorso un anno fa dai nostri Emidio Clementi e Corrado Nuccini e che dà il titolo alla presente opera, sembra schiudersi nel terzo brano quella stessa danza senza tempo, dove passato e futuro si uniscono: un’armonia fuor d’equilibrio, fragile e imperfetta, anima e sintesi di un esperimento compositivo non facile – e purtroppo solo in parte riuscito.
A fianco di alcuni spunti poco originali rimangono, infatti, altri passaggi confusi e non del tutto sviluppati: “Through The Vibrant Air” è simile all’antefatto di una prova d’orchestra industriale, mentre in “Lucid Stillness” un singolo accordo di piano risuona tra pause di diversi secondi sino all’ingresso improvviso degli archi, furiosamente accaniti su di una corda.
“Shaft Of Sunlight” torna a evocare la solitudine, la commozione e il riserbo coi quali si affronta una perdita, terminando di nuovo su una singola nota accelerata e decelerata, con lo stesso effetto della “Musica Ricercata” di Ligeti che sorregge la tensione dell’atto finale di “Eyes Wide Shut”.

I mezzi adottati e la direzione, già indicata molto tempo fa da Giacinto Scelsi, sono quelli giusti. Non rimane, forse, che accantonare la tentazione di ricadere su soluzioni melodiche, per quanto residuali, e affondare le mani nelle potenzialità espressive dello spettro microtonale, sondando anche quel dialogo con l’amplificazione che Joana Gama e Luís Fernandes hanno intuito essere un elemento cruciale al fine di elaborare una nuova concezione della musica da camera.

(09/04/2018)

  • Tracklist
  1. Neither Flesh Nor Fleshless
  2. Perpetual Possibility
  3. The Pattern Is Movement
  4. Through The Vibrant Air
  5. Lucid Stillness
  6. Shaft Of Sunlight


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