Joel Henry Little

Spuyten Duyvil

2018 (Life Is A Minestrone) | pop-folk, baroque

C’è più di un motivo per restare sorpresi dalla maturità e complessità dell’ultimo album di Joel Henry Little. Il musicista newyorkese non solo ha una cospicua produzione discografica, ben 4 album e un Ep, ma è anche giovanissimo, avendo compiuto da poco vent’anni.

“Spuyten Duyvil” è un progetto ambizioso, nel quale il giovane autore si cimenta con arrangiamenti finemente barocchi, i quali adornano un lirismo malinconico e notturno che evoca sia Antony Hegarty che Jimmy Webb, ma non è improprio citare Van Dyke Parks o Louis Philippe tra le probabili influenze delle dodici tracce dell’album.
Joel ama comporre nel silenzio della sua camera da letto, trasformata in un piccolo studio di registrazione con chitarra, tromba, pianoforte, banjo e synth disposti alla meno peggio, ma è tutta la casa a profumare d’arte e cultura, tra libri già consumati e altri in attesa di essere letti, una madre violinista in un quartetto d’archi e un padre attore e cantante teatrale.

C’è anche una forte componente spirituale nella musica del giovane autore, da anni dibattuto tra un velato agnosticismo e la forte presenza della religione ebraica nella sua formazione culturale. Ed è senza dubbio questa una delle ragioni della componente mistica e liturgica che accompagna molte canzoni di “Spuyten Duyvil”, una delle influenze che il giovane Joel cita senza timore, sottolineando che dall’educazione religiosa ha ereditato il senso più profondo dell’altruismo e dell’umiltà.

Le dodici tracce sono come un mosaico dai colori caldi e avvolgenti, dove folk, jazz, pop e arie da musical si incastonano con sapienza artigianale.
Melodie barocche prendono per mano le canzoni a suon di tromba e synth (la title track), lasciando filtrare un pizzico di romanticismo da vecchia Europa (“Elsinore”), nello stesso tempo omaggiando i grandi compositori della musica popolare americana come Stephen Sondheim e George Gershwin (“Count Every Day”, “See/Saw” ), non senza aver gettato uno sguardo alla tradizione folk (“Oh Shorakkopoch”) e pop (“Being There”).

L’estrosa ballata pop-baroque di “Honor Thyself”, le colte citazioni classicheggianti di “Sunday In The Park Alone” e il pregevole blues in chiave rinascimentale di “Better Angels” sottolineano con ancor più decisione il talento originale e imprevedibile di Joel Henry Little.
Per tutti gli amanti del pop sinfonico e barocco, “Spuyten Duyvil” è un’autentica manna dal cielo, ma anche i curiosi e i temerari troveranno pane per i loro denti nel nuovo album del musicista americano.

(22/01/2019)



  • Tracklist
  1. Spuyten Duyvil
  2. See / Saw 
  3. Oh Shorakkopoch 
  4. Everyone! Everyone! 
  5. Being There 
  6. Count Every Day 
  7. Elsinore 
  8. Arms Akimbo 
  9. Honor Thyself 
  10. Better Angels
  11. Change Comes Slowly 
  12. Sunday In The Park Alone




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