Jonathan Bree

Sleepwalking

2018 (Lil' Chief) | chamber-pop, songwriter

Pareva uno di quei creatori pop destinati all'abisso, Jonathan Bree. Dai fulgori quasi twee dei Brunettes (e relativo giro sulla giostra dorata della Sub Pop), il ripiegamento verso lo standard di un cantautorato nudo nella forma e afflitto nel temperamento ne aveva visto sprofondare le già modeste azioni non solo a livello internazionale ma pure in seno alla sempre vivace scena indie-pop neozelandese, dalla quale di fatto sembrava aver preso le distanze marginalizzandosi con una buona dose di masochismo. L'essersi reso artefice dei due dischi forse più depressivi di sempre per il genere di riferimento, le gemme oscure "The Primrose Path" e "A Little Night Music", non ne ha certo agevolato i riscontri dentro e fuori la sua scomoda nicchia, di fatto azzerando il residuo credito di popolarità ottenuto qualche tempo fa con un videoclip - "The Cigarette Duet" (intestato alla compagna Chelsea Nikkel, in arte Princess Chelsea) - capace di sfondare il tetto dei quaranta milioni di visualizzazioni su YouTube.

Le maschere di spandex adottate per le recenti esibizioni dal vivo e per un nuovo video pure piuttosto fortunato, quello del singolo "You're So Cool", dovrebbero aver invertito a sorpresa l'inerzia, offrendo insperati scampoli di visibilità a Bree, complice il provvidenziale assist di St. Vincent che ne ha scopiazzato senza troppi complimenti il concept in occasione del suo ultimo show al Coachella. La risalita emotiva, a dirla tutta, non tiene però il passo di quella legata ai consensi perché il Nostro si ripresenta col consueto crooning baritonale nella penombra, abile a trarre la massima resa dal minimo contributo di ogni strumento: cantato introverso, percussioni parche, una chitarra che gioca a nascondino e un synth che si accontenta di lasciare occasionali sgommate sulla tela.

Completamento del percorso introspettivo avviato con i primi due tasselli dell'avventura solista, "Sleepwalking" è un disco meno claustrofobico dei predecessori, scritto con la stessa consumata propensione al melò di un Neil Hannon e superbamente arrangiato assieme a un manipolo di collaboratori. Per l'incantevole anacronismo della proposta e la consolidata qualità di un chamber-pop che non disdegna modiche orchestrazioni barocche, richiama come più diretto riferimento un altro "difficile terzo album" brillantemente plasmato, il "The Sparrow" dell'amico (e per qualche tempo compagno di squadra) Lawrence Arabia. Come suggerisce l'esemplare "Boombox Serenade", non ci si è scostati dalla plumbea declinazione di certo cantautorato sixties - chansòn in testa - con il consueto stampo disarmonico a beneficiare del fascino dell'inquietudine e dello squilibrio.
E poi eccola, "You're So Cool", minimalista ma incisiva per via degli umbratili sinfonismi in versione tascabile. Ancorché angoscioso, il camerismo di Bree si è fatto meno angusto e sembra sconfessare l'asfittico radicalismo di ieri, sostituendone l'impronta con un'essenzialità pure pavesata di gemme che lasciano intendere una possibile, prossima fioritura. Il mood è grave e imbronciato ma per una volta l'austerità non si traduce in sterile chiusura perché Jonathan lascia sempre intravvedere, sui refrain soprattutto, degli spiragli preziosi. Riesce piuttosto stuzzicante, per dire, il duetto con la ninfetta Clara Viňals in "Say You Love Me Too", altra prova oligominerale.

Certo quel che resta del suo indie-pop, oggi melodicamente scavato all'osso, conserva più che altro delle spettrali sembianze e vale forse più per la curiosità che suscita piuttosto che per effettivi slanci. Si conferma una cervellotica esternazione, ricca di un suo crudo incanto ma un tantino algida e respingente. Anche queste nuove canzoni mai davvero agevoli ("Roller Disco", la scheletrica ma sensuale "Valentine", persino rinfrancante nel suo candore) troveranno comunque il modo per farsi amare. I due titoli che ospitano la Nikkel sono forse quelli che presentano le maggiori assonanze nei confronti dei Brunettes, seppur nella variante frigidina delle collaborazioni sotto il moniker della fanciulla. Tra le due, meglio "Plucking Petals", che rispolvera certe sinistre evocazioni e il registro fiabesco della prima Princess Chelsea.
Se con "Coke" l'impronta classicista si fa più ortodossa e ariosa, il congedo di "Fuck It" lascia trasparire l'ombra di un sorriso dietro al broncio d'ordinanza, con uno spavaldo (e sontuoso) synth-wave di chiarissima ascendenza eighties che idealmente chiude il cerchio a una parabola artistica partita dai medesimi territori.
In attesa di ulteriori sorprese discografiche, non resta che aggiornare la misura del nuovo exploit di Bree, confinato su YouTube anche stavolta, suo malgrado.

(19/06/2018)

  • Tracklist
  1. Sleepwalking
  2. Boombox Serenade
  3. You're So Cool
  4. Say You Love Me Too
  5. Characters
  6. Roller Disco
  7. Valentine
  8. Static
  9. Plucking Petals
  10. Coke
  11. Fuck It
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