Jun Kamoda

Jun Kamoda

2018 (Black Acre) | disco-house, funky-house

Se c'è una caratteristica che ha accomunato e continua ad accomunare una grossa fetta della produzione house nipponica, quella è sicuramente il colore. Nessuna pensosa divagazione notturna su cui riversare la propria malinconia, men che meno le complicate e austere armonie apprezzate dai club europei, a dominare il piano espressivo della dance del Sol Levante sono vivide pennellate sparse con assoluta libertà sulla tela, cromie accese e brillanti, che riempiono la spazio con la logica incurante di un bambino con le tempere. È un universo scintillante e gioioso, che tanto ha dato alla causa dell'elettronica mondiale, e che con l'omonimo full-length di Jun Kamoda aggiunge un altro prezioso tassello al suo glorioso percorso, proseguendo sull'eccellenza di una tradizione pluridecennale.
Primo album votato alla musica da dancefloor, per un artista altrimenti impegnato su tutt'altro fronte, con i suoi nove brani concepisce una full-immersion nella house più briosa e divertente, in un tripudio di riferimenti, campionamenti e forme ritmiche che accertano la fervida immaginazione e la grande conoscenza dell'ambito da parte del producer, che non si tarderebbe a ritenere interprete dance di consolidata esperienza. Proprio nella raffinatezza e nella gestione di un linguaggio già formato e personale, l'album si rivela un deciso successo.

Se “Surreal Tongue In Northern Osaka” reca in sé i segni del passato discografico di Kamoda, in un incrocio tra le eccezionali aspirazioni big-beat dei migliori Denki Groove e la matrice hip-hop del suo progetto vecchio Illreme, il resto dell'opera si discosta da ogni forma di auto-tributo, lanciandosi di petto nel variopinto macrocosmo ideato dal suo autore. Il canovaccio house di base si sparpaglia quindi in un caleidoscopio di possibilità e umori, tutte facenti capo a un desiderio totalizzante di divertimento, che non conosce alcun limite. Lungi dal replicare la caramellosa frenesia di un Iglooghost o la magia quasi cartoonesca di un De De Mouse, il codice sviluppato dal producer si esprime attraverso forme più immediate e riconoscibili, non per questo meno adatte per costruire un immaginario avvincente e dotato di carattere.

Loop montanti di vecchie armonie black, in puro spirito french-touch (il groove funky, opportunamente adattato alla melodia in giapponese, di “Nightmare Club”) si danno il cambio con luccicanti interpretazioni della nu-disco che fu, come nelle micro-variazioni nel tessuto più old-school di “Crush”. Spunti rock, inseriti in dinamiche più concitate e imprendibili (l'assolo chitarristico che spezza l'andamento sinuoso di “Hakoniwa Disco Strut”), oppure bizzarri motivi cartooneschi, al confine col glitch e l'industrial (la conclusiva “No Rhyme Nation”) diventano la manifestazione di ulteriori tappe nel viaggio attraverso il colorato mondo ideato da Kamoda, un mondo che sa arginare la prevedibilità e rendersi coinvolgente ad ogni piega.

Come le raffinate diffrazioni cromatiche della copertina, “Jun Kamoda” è opera capace tanto di colpire nel suo fantasioso insieme quanto di ammaliare con i suoi dettagli, in un mix che convoglia sotto un unico tetto energia, inventiva e tanta, tanta voglia di scatenarsi senza freni. In quel filo rosso che dalla Yellow Magic Orchestra giunge fino alla contemporaneità, il producer giapponese ha trovato una nicchia in cui annidarsi, riempiendola con la forza di un linguaggio già pienamente maturo. E ora, tutti in pista!

(10/01/2019)

  • Tracklist
  1. Surreal Tongue In Northern Osaka
  2. Nightmare Club
  3. Crush
  4. Hakoniwa Disco Street
  5. Mt. Woo
  6. Gravity Of Love
  7. Blooming Blues.o0O
  8. The Ruddy Sunset
  9. No Rhyme Nation


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