Jürg Frey

120 Pieces Of Sound

2018 (Elsewhere) | contemporanea, sound art

Più che sorelle, Erstwhile e Elsewhere sono due etichette “coniugi”, come lo sono da anni i loro due fondatori e direttori artistici, Jon Abbey e Yuko Zama. Ad accomunarli c'è una fedele e sincera passione per le aree più radicali della composizione e improvvisazione minimale, oltre alla loro coerenza progettuale e al gusto per un design estremamente curato nei dettagli. Elsewhere è nata nel 2018, a quasi vent'anni di distanza dalla prima, ma pur ponendosi nello stesso solco ha già acquisito una propria identità grafica e stilistica con sei pubblicazioni dedicate a musiche di natura profondamente riflessiva e contemplativa - tra cui l'ultima luminosa suite per piano solo di Melaine Dalibert.

Per comune sensibilità e diretta vicinanza negli anni al collettivo Wandelweiser cui afferisce, il compositore svizzero Jürg Frey era una scelta quasi scontata per il catalogo della neonata label di Zama, che con “120 Pieces Of Sound” offre un significativo corollario alla monumentale edizione Erstwhile dell’opera “l’âme est sans retenue I” (2017, ErstClass 002-5). Ancora due brani, quindi, per indagare il fragile e mutevole rapporto tra suono e silenzio – istanza, quest’ultima, che continua a rivelarsi impossibile al di fuori della sua creazione in studio e del successivo fissaggio nel contesto artificiale e conchiuso del supporto fisico.

“60 Pieces Of Sound” (2009), composto per un numero indefinito di musicisti, è qui eseguito dallo stesso Frey al clarinetto con l’ensemble americano Ordinary Affects, in forma di quartetto misto per viola, violoncello, tastiera e chitarra elettrica. Ogni breve intervento musicale, seguito da un silenzio di pari durata, vede il clarinetto e il violoncello dettare un singolo tono sostenuto, cui gli altri membri rispondono all’unisono in maniera indeterminata, senza l'uso del vibrato; le momentanee e delicate armonie sembrano originare dal nulla, germogliano e si ritraggono senza sforzo, come modeste epifanie sonore totalmente distinte fra loro.
Ciascun “pezzo” sembra astrarre le ultime battute di una più ampia composizione che ci è però occultata, il versetto finale di un poema che non abbiamo necessità di leggere nella sua interezza per coglierne comunque l’essenza, ridotta ai minimi termini e racchiusa nell’identità acustica di pochi secondi che, accostati a un vuoto speculare, ne eleva per contrasto il quieto lirismo.

“l’âme est sans retenue II” (1997-2000) si pone in perfetta continuità sia con il primo capitolo della serie – della durata complessiva di sei ore – che con il brano che lo precede in questa raccolta: se da un lato, infatti, permane l’alternanza regolare tra minute sezioni di presenza e assenza sonora, dall’altro viene nuovamente e più marcatamente problematizzato il concetto di silenzio. I tasselli di field recordings che compongono la traccia unica si dividono principalmente tra l’immota ariosità di spazi aperti e cosiddetti room tones (i “ronzii” continui delle stanze, spesso resi percepibili soltanto dal filtro del microfono stesso); entro questi quadri già prossimi all’acromia è successivamente intervenuto Frey, aggiungendo un tono di clarinetto basso che va a confondersi quasi del tutto con lo scarno paesaggio sonoro circostante.
In questo modo il brano stimola la percezione sensoriale a più livelli: il labile confine tra il manifestarsi di tali “vuoti apparenti” e la totale assenza di frequenze ci sfida continuamente a riaggiustare il nostro focus uditivo, prestando un livello d’attenzione cui l’inquinamento acustico della vita quotidiana ci ha man mano disabituati. L’arte radicale di Frey torna così ad aprire minuscole finestre attraverso le quali riscoprire la nostra capacità di discernere e decodificare i più modesti fenomeni sonori, solchi di esistenza sottratti al secondo piano dell’esperienza sensibile e almeno in parte salvati dalla loro natura massimamente effimera.

In questa recente pubblicazione a marchio Elsewhere rivive l’affascinante ossimoro per cui il suono trova nobilitazione attraverso il silenzio – reale o per approssimazione – solcando quella che potrebbe qualificarsi come la frontiera più estrema dell’odierna composizione sperimentale. Outsider per vocazione, artisti come Jürg Frey sopravviveranno al giudizio del tempo come i pionieri di una singolare poetica dell’essenziale, assai più rilevante di quanto oggi non appaia al di fuori del suo ancora ristretto circuito.

(17/01/2019)

  • Tracklist
  1. 60 Pieces Of Sound
  2. l’âme est sans retenue II
Jürg Frey su OndaRock
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