Kelley Stoltz

Natural Causes

2018 (Banana & Louie) | songwriter, power-pop

Da circa tre lustri rispettato padrino del circuito alt-rock della Bay Area, l’estroso Kelley Stoltz è secondo a ben pochi in fatto di generosità e inventiva, anche se il temperamento espressivo irregolare lo ha non di rado penalizzato nelle relazioni con le etichette discografiche. Dopo quelli con la Sub Pop e la Third Man di Jack White, dovrebbe essere arrivato al capolinea anche il sodalizio con la Castle Face, per quanto non sia bastato questo a frenare l’impulso del cantante statunitense, autore in ultimo di due ottimi album in nemmeno un triennio. Già pronta e rifinita la decima fatica del proprio catalogo, registrata in solitaria fra le quattro mura del suo Electric Duck Studio a San Francisco (con la sola assistenza tecnica di Mikey Young degli Ooga Boogas), il musicista di Detroit (ma californiano d’adozione) ha scelto di accasarsi presso la neonata label iberica Banana & Louie, al debutto assoluto proprio con questo “Natural Causes”.

In avvio si avverte fortissima l’impronta wave di Teardrop Explodes e Echo And The Bunnymen, ma anche l’amore mai nascosto per la nitidezza o l’andatura piana dei Rain Parade, configurando un’apertura sufficientemente neutra e calligrafica, più tranquilla e jangly rispetto alle ultime produzioni. “My Friend” vale come immediato riscontro sull’ascendenza Paisley Underground e lascia presagire una collezione di panorami sonori rilassanti in cui le asperità sono azzerate o ridotte a qualche modesta gratificazione rumorosa sulle code, in pratica un ritorno a lavori come “Double Exposure” ma con i coefficienti di weirdness e sperimentalismo ridotti al lumicino. Quasi a rincarare la dose pensano quindi episodi ancor più moderati come “Where You Will”, dove si arriva a riecheggiare la bellezza diafana dell’intarsio di “Rushes Of Pure Spring” dei Ladybug Transistor alla maniera del Gerard Love acquerellato dei Lightships, di fatto con un’interpretazione a tal punto estatica e posata da suggerire un riposizionamento in territori indie-pop idilliaci, con buona autorevolezza.

Stoltz però non sarebbe davvero se stesso se non si smentisse per il solo piacere di sviare e prendere tutti per i fondelli. Lancia qualche segnale in tal senso già con il singolo “Static Electricity”, dove intorbidimenti assortiti e suggestioni kraute cominciano a vivacizzare l’ascolto scompaginando il quadro dei riferimenti, pur senza spingersi a replicare la magia visionaria di “In Triangle Time”. Pian piano il Kelley ondivago e gigione getta la maschera, sempre con quell’inflessione un tantino ispida e randagia o il ghigno beffardo stampigliato sul volto da faina, avendo cura di intrattenere grazie alla vivace disinvoltura da creativo arruffato ed eterno giocherellone (“Decisions, Decisions”). Come un Lee Ranaldo prestato al power-pop (“Our Modern World”), il Nostro incanta con semplicità, reiterazioni e una brillantezza easy-listening al solito tendente al prodigioso, tra ombreggiature passatiste e marezzature elettriche sempre azzeccate. Non si prende granché sul serio, certo, ma se ha gioco facile nel fare breccia in fondo è anche per questo. Parimenti si riconosce l’eccellenza nella sottile arte del traccheggiare, dote questa che non pregiudica il giudizio e pare anzi esaltare l’indole più genuinamente pop e goliardica del songwriter, specie in una ballata stramba come “How Psychedelic Of You” che dal grigiore si scopre in technicolor.

“Natural Causes” si configura insomma come una raccolta solo presunta di avanzi, un disco svagato ma croccante che nel suo squinternato candore riesce alla fine piuttosto godibile (molto meglio, per dire, dello scherzo “The Scuzzy Inputs Of Willie Weird”), e dove il tasso di psichedelia o l’impronta garage appaiono entrambi ridimensionati per privilegiare le estemporanee derive sunshine-pop (“Are You An Optimist”): una volta per tutte va riconosciuto a Stoltz un talento non comune nel produrre musica anomala e fuori catalogo ma invariabilmente divertente.
Menzione speciale per la copertina, dove in fondo alle lusinghiere valutazioni di Mojo, Uncut o del New York Times sul conto dell’artista, viene ironicamente riportata una sentenza di Pitchfork di qualche tempo fa: “Mediocre, anzi tendenzialmente pessimo lo-fi, piacevole e raffinato come la sifilide”. Uno a zero per Kelley!

(02/10/2018)

  • Tracklist
  1. Natural Causes          
  2. My Friend      
  3. Static Electricity        
  4. Where You Will        
  5. Decisions, Decisions 
  6. How Psychedelic Of You     
  7. Are You An Optimist           
  8. Our Modern World   
  9. A Rolling Tambourine
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