King Witch

Under The Mountain

2018 (Listenable Records / Control) | doom-metal

Gli scozzesi King Witch sono capitanati dal chitarrista Jamie Gilchrist e dalla cantante Laura Donnelly, in precedenza già a capo dei Firebrand Super Rock. Il progetto partì nel lontano 2004 come tributo stilistico alle leggende dell'heavy-metal britannico, condito con un piglio incalzante e orecchiabile che lasciava intravedere il talento compositivo del gruppo. L'esperienza si è conclusa nel 2014, ma i due ne hanno raccolto il testimone per proseguire con i King Witch, dichiaratamente orientati verso il doom-metal di gruppi angloamericani e svedesi come Candlemass, Cathedral, Pentagram e Witchcraft, intriso anche dall'hard-rock a tinte cupe dei Black Sabbath. Questo approccio era stato in parte anticipato nel 2013 da "Born For The Gallows", ultimo album dei Firebrand Super Rock, con citazioni doom mescolate a spunti thrashy e hard-rock; stavolta però al centro di tutto v'è solo il doom tradizionale, con più personalità e focalizzazione.

Il risultato di "Under The Mountain" è un lavoro scandito dai riff corposi di Gilchrist, cupi e al tempo stesso solenni, senza rinunciare ad assoli taglienti e tecnici. Il piglio magmatico in certi frangenti si avvicina anche allo stoner/doom e allo sludge degli americani Crowbar, pur senza manifestare echi psichedelici sistematici. Le influenze sono messe in evidenza fin dalla grandiosa apertura, affidata al primo singolo "Beneath The Waves", con i suoi riff granitici e sinistri, nonché dalla tematica lirica melvilliana à-la Mastodon.
Ma a catturare l'attenzione è soprattutto la talentuosa voce di Laura Donnelly, un'ugola vibrante e versatile, che si destreggia con disinvoltura tra rimandi al doom epico di Bror Marcolin e agli acuti graffianti di leggende dell'hard & heavy come Ronnie James Dio e Rob Halford (la coinvolgente title track, in particolare, è un omaggio riuscitisissimo). È il suo canto a dare il maggiore spessore al disco.

Non mancano parentesi come la psichedelia pesante di "Solitary", la ballata acustica sabbathiana "Ancients", a cui fa seguito l'alternanza di riff heavy e fraseggi melodici di "Hunger"; il disco non è monolitico e si lascia andare a cambi di registro ben amalgamati nel contesto. Per la sezione ritmica si nota soprattutto il lavoro al basso di Simon Anger.
Nonostante a volte la produzione si faccia un po' confusa (stemperando soprattutto nel finale la potente voce della Donnelly con riverberi eccessivi e un volume migliorabile), i King Witch mostrano un certo gusto personale nel songwriting che li aiuta a definire la propria identità: quella di un gruppo che si riallaccia ai classici, rinverdendone la proposta con spontaneità, senza sembrare solo nostalgico, puntando soprattutto sulla versatile voce femminile, sulla bontà delle composizioni, sulle idee melodiche da mettere al fuoco e sulla perizia esecutiva.

(06/03/2018)



  • Tracklist
  1. Beneath The Waves
  2. Carnal Sacrifice
  3. Solitary
  4. Under The Mountain
  5. Approaching The End
  6. Ancients
  7. Hunger
  8. Possession
  9. Black Dog Blues
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