Kip Hanrahan

Crescent Moon Waning

2018 (American Clavé) | jazz-garde

Mentre il business discografico avanza con fatica, trincerandosi dietro insane strategie di marketing atte a contrastare, invano, l’avvento delle nuove forme di fruizione della musica (download e streaming), molti musicisti lottano strenuamente per preservare la loro integrità intellettuale.
Con una produzione di dieci album realizzati tra il 1981 e il 1999, Kip Hanrahan è uno dei personaggi che ha sofferto maggiormente la contrazione del mercato discografico.
Dopo la realizzazione della colonna sonora per il film “Pinero” (2002), l’eclettico compositore e produttore jazz ha atteso ben sei anni prima di ritornare sulle scene con l’eccellente “Beautiful Scars” (2008), un progetto che ha visto la luce prima sul mercato giapponese e ha riportato in auge la figura del musicista.

Nonostante un’allucinante recensione del Guardian che liquidò con una sola stella l’album forse più completo ed elegante di Hanrahan, la stampa e il pubblico mostrarono un rinnovato interesse per il suo esotico mix di jazz e ritmi latini impregnato di avanguardia, dando l’opportunità al musicista di mettere in piedi un interessante seguito ("At Home In Anger" 2011).
Il ritorno nell’ombra è coinciso con la difficoltà nel trovare discografici pronti a investire nei progetti ambiziosi e non proprio commerciali dell’artista americano, ma ancora una volta le vie del destino si sono dimostrate strane e imprevedibili.

Dopo aver trovato linfa nel mercato giapponese per il ritorno del 2008, Kip è riuscito a trovare la soluzione giusta anche grazie all’interessamento di un fan italiano, Massimino Russo. Una prima operazione di sensibilizzazione su Facebook e ben due campagne di crowdfunding (2015-2016) hanno infine permesso al musicista di raccogliere i fondi necessari per la realizzazione di “Crescent Moon Waning” (in un primo momento annunciato con il titolo provvisorio di “Cumulous Clouds”).
Gli obiettivi sono ambiziosi: top musicians, registrazione, produzione e mastering allo stato dell’arte. Raggiunta la cifra necessaria per iniziare (e raccolto il resto con un successivo, faticoso crowdfunding nel 2016…), l’album è stato registrato da luglio 2015 a dicembre 2016.

Alla fine questo è stato il roster, come dice Hanrahan “in ordine di apparizione”: Kip Hanrahan (direzione, percussioni); Michael Chambers (voce, chitarra elettrica); Dick Kondas (ingegnere audio); Brandon Ross (voce, chitarra/elettrica, banjo); Luisito Quintero (congas, timbales, percussioni); Robby Ameen (trap drums, percussioni); Yunior Terry (basso); Charles Neville (sax tenore); Lucia Ameen (voce); Milton Cardona, Anthony Carrillo, Richie Flores, Giovanni Hidalgo e Steve Berrios (congas); Andy Gonzalez (basso); Steve Swallow (basso elettrico); Xiomara Laugart (voce); Fernando Saunders (basso elettrico, voce, violoncello, chitarra); Josh Sinton (sax baritono); Alfredo Triff (violino); J.D. Allen (sax tenore); Miss Jennifer Hernandez (voce); Roberto Poveda (voce); David Rodriguez (nastri, effetti sonori); Craig Handy (sax tenore); Lucy Penabaz (voce); Giacomo Merega (basso elettrico); Grayson Hugh (voce); Senti Toy (voce); Ignacio Berroa (trap drums); Jack Bruce (voce, basso elettrico); Chico Freeman (sax tenore); Mario Rivera (sax baritono).
Hanrahan si conferma un catalizzatore geniale e sempre all’avanguardia della realtà artistica newyorkese. I confini tra jazz, rock, etnica e latina sono sempre più labili, come sono labili i confini tra un brano e un altro, venti tasselli di un racconto che scorre come un film noir e sensuale, i cui titoli di testa sono una perfetta introduzione (“She Can Measure The History of Dreams”).
Messi in campo tutti gli elementi sonori e vocali – basso e percussioni a dettare il mood quasi carnale, le voci ora misteriose ora oblique ora spirituali, ma sempre perfettamente adagiate sui morbidi e vellutati fraseggi di sax, chitarra , banjo e violino – la musica si libra in forme poetiche prive di una dimensione temporale che non sia quella dell’anima e del corpo.

Prodotto da Kip Hanrahan e Michael Chambers con Dick Kondas e Robby Ameen, l’album è un susseguirsi di pregevoli performance strumentali e vocali, ognuna capace di trascinare il pur compatto racconto musicale verso forme-canzone autonome e originali. Così nascono atipiche tracce come il trittico di “A Naked Woman, Comfortable”, “A More Naked Man, Frightened” e “The Dusk Coming To A Moving Rest”, tre brani accompagnati da un comune sottotitolo “Giacomo And Kip, With The Clarity Of Lucy, Explain The Recording Techniques Of The Rekid”, che con il solo accompagnamento di basso e banjo affidano alla voce sexy di Lucy Penabaz una geniale e surreale spiegazione su come registrare un disco. 

L’album scorre con nonchalance sui deliziosi contrappunti tra ritmo, canto, sax e violino di “Andy Laughs At One Of The Few Golden Veins In Our Bronx Childhood (For Andy Gonzalez)”, le atmosfere sfuggenti e oniriche di “Sometimes I Can Go For Nights, Forgetting” e l’erotismo travolgente sottolineato dall’incastro di sax e percussioni di “She And He Describe The Exact Same Intimate Moment”.
Lucia Ameen è invece protagonista, insieme al compianto Milton Cardona, di un altro momento di intensa poesia, graziato da un flebile e misterioso accompagnamento strumentale in “Lucia's Young Night”.
Ancora una voce femminile (Laugart) per l’intensa e quasi perfetta “Silvana Laughs At The Film Noir Shadows (For Silvana Diluigi)”, una languida e sensuale ballata jazz-noir ricca di magici inserti sonori (il violino di Alfredo Triff, il sax di J.D.Allen).

Ognuno dei venti capitoli meriterebbe un’analisi profonda, ma a questo punto ci soffermiamo brevemente sul raffinato mood cuban-jazz di “Dancing With Sweetness, Tonight” (voce: Xiomara Laugart), sui ritmi latini impregnati di controcanti e assolo di sax di “Andy Laughs At One Of The Few Golden Veins In Our Bronx Childhood (For Andy Gonzalez)” (voce: Jennifer Hernandez) e sui vertiginosi giri di basso e percussioni che accompagnano il sentito omaggio a Lou Reed  e Jack Bruce di “We Were Not Alone (Fernando Looks For Closure - But There's Never Any...) (For Lou And Jack)”.
Difficile non citare anche la struggente sequenza di “The Heat Changed The Colors Of My Eyes” e “The Night Finding It’s Form”, o il feticcio musicale al quale Hanrahan affida la chiusura dell’album: un’emozionante versione live di “All Us Working Class Boys”, cantata da Bruce e originariamente compresa nel seminale “Desire Develops An Edge” del 1983, qui messa in piedi unendo varie parti tratte da diversi concerti.

Una chiosa che sottolinea il carattere artisticamente estemporaneo e altamente creativo del musicista americano, la cui dimensione creativa resta unica e irripetibile (suggestione confortata anche dall’ascolto in esclusiva di molte delle session di registrazione di “Crescent Moon Waning”, che descrivere con parole sarebbe non solo arduo ma quasi impossibile).
Unica avvertenza: attenzione, l’ascolto di questo album potrebbe nuocere gravemente alla vostra voglia di ascoltare altro per i prossimi otto o nove mesi.

(22/05/2018)

  • Tracklist
  1. She Can Measure The History Of Dreams
  2. Lucia’s Young Night
  3. Dancing With Sweetness, Tonight
  4. Perfect Math, In A Model Bronx Childhood
  5. Our Reflection In The Turbulent Heat (It's Really You...)
  6. Silvana Laughs At The Film Noir Shadows (For Silvana Deluigi)
  7. Andy Laughs At One Of The Few Golden Veins In Our Bronx Childhood (For Andy Gonzalez)
  8. We Were Not Alone (Fernando Looks For Closure - But There's Never Any...)(For Lou And Jack)
  9. Name Us Light
  10. Sometimes I Can Go For Nights, Forgetting
  11. She And He Describe The Exact Same Intimate Moment
  12. A Naked Woman, Comfortable (1- Giacomo And Kip, With The Clarity Of Lucy, Explain The Recording Techniques Of The Rekid)
  13. A More Naked Man, Frightened (2 - Giacomo And Kip, With The Clarity Of Lucy, Explain The Recording Techniques Of The Rekid)
  14. The Dusk Coming To A Moving Rest (3- Giacomo And Kip, With The Clarity Of Lucy, Explain The Recording Techniques Of The Rekid)
  15. Somewhere In The Deepest Blue, There’s A Woman Who Knows... (Grayson's Grasp Of The Light Of The Dreamless Moon, And Sings It Through The Next Take Of “She Can Measure The History Of Dreams”… ) A.K.A. Alternate Understanding / Take Of “She Can Measure The History Of Dreams…”
  16. The Heat Changed The Colors Of My Eyes
  17. The Night Finding It’s Form
  18. Some Scottish Lullaby
  19. In Olinda, She Calmly Explained The Use Of The Reflexive....
  20. All Us Working Class Boys
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